Alcune risposte alle prime mail che mi sono giunte dai primi lettori di Lucio

Cara S***,
innanzitutto grazie mille per il commento, e anche per le critiche, che lungi dall’offendermi mi sono utilissime per avere più consapevolezza di ciò che ho scritto.
Qui di seguito rispondo schematicamente alle tue osservazioni.

Il fatto di mettere solo le iniziali è una linea che ho seguito lungo tutto il romanzo, oltre che per evitare querele da tipi come Pippo B***, anche per non vincolare troppo il romanzo a situazioni particolari perché in genere, cambiando i nomi, ciò che scrivo si potrebbe associare a molte persone e cose diverse (avrei potuto anche scrivere Mike B***, o Paolo B***).

Sulla questione delle donne: effettivamente sono un po’ cattivello… anche la mia Lady me l’ha rimproverato, ma a ben guardare non critico di meno gli uomini, e tra le persone che ammiro di più ho messo anche due donne (la Callas e la Carteri, due soprani tra l’altro). Il fatto che siano messe solo in relazione a peggiorare o migliorare l’uomo era riferito soltanto al rapporto di coppia; e che il punto di vista sia quello maschile, non poteva essere altrimenti essendo l’autore uomo!

Effettivamente la definizione «romanzo» è un po’ stretta, tant’è che nell’introduzione lo chiamo un «romanzo filosofico».

Sul finale: assolutamente non vuole essere una profezia di sventura sulla dissoluzione della cultura europea ma solo un monito e un grido d’allarme. Ero quasi tentato di far dire a Lucio, come battuta finale, «Spero che non sia così», poi ho lasciato aperta la domanda di Mefisto per scuotere di più il lettore, come a dire: “vogliamo davvero finire così?” Dati i tempi un po’ di scosse servono.
La mia speranza è che il libro possa essere di stimolo e incoraggiamento, soprattutto per un pubblico giovane, a non farsi sommergere dai vari signor B***.
Ciao,
Marco
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Caro P***,
Mi ha fatto grande piacere la tua mail, questi feedback mi sono di grandissimo aiuto ed è difficile averne. Perché è difficile trovare lettori, ed è difficile ancor di più trovare qualcuno che dia un giudizio che vada oltre il bello/brutto/mah.

Il fatto di non essere morto da secoli in effetti è un po’ imbarazzante, soprattutto perché pur non essendo strettamente autobiografico, il protagonista è facilmente individuabile in me – e non nascondo che l’ho fatto portavoce di quello che effettivamente penso. Tant’è che tra gli amici ancora sto tentennando a diffonderlo.

La questione se mettere o non mettere esplicitamente le citazioni ha crucciato non poco anche me.. forse il romanzo sarebbe stato più scorrevole se le avessi occultate nel testo senza citare la fonte (cosa che in realtà spesso ho fatto, per es. alcune frasi di Eraclito, o un passo dell’Eneide nella descrizione dell’incidente stradale, «Aprì per un attimo gli occhi cercando la luce, ma li ritrasse con dolore trovandola», poi Schopenhauer, pezzi d’Opera ecc.). Ma da una parte non volevo appropriazioni indebite, dall’altra mi farebbe molto piacere che Lucio fosse un punto di partenza, soprattutto per i giovani, per approfondire le tematiche che tocco, e che essendo così tante e difficili era purtroppo impossibile svilupparle completamente in un libro solo; quindi esplicitando le citazioni diciamo che ho dato i “link”.

Effettivamente la storia con Dafne è un po’ compressa, – l’ho dovuta sintetizzare al massimo perché altrimenti rischiava di invadere tutto il romanzo (e rimane cmq la parte più lunga), però non volevo scrivere solo un romanzo d’amore perché avevo parecchie altre cose da dire. Cose per altro scomode – hai ragione, – e sicuramente non avrò vita facile perché non scrivo quello che la gente vorrebbe sentirsi dire, né cose completamente innocue tipo La solitudine dei numeri primi. Ma se dovevo dar ragione a Bonolis tanto valeva che non scrivessi nulla.

Sulle 30 pagine successive al «Piccolo svago» ti do ragione, effettivamente rischio di diventare un po’ antipatico perché sono tutte “distruttive”, – è un attacco continuo alla tv, alla politica, a un certo modo di fare beneficenza, ecc… ma come dire… non ho saputo farne a meno. Dal punto di vista drammaturgico è un difetto, ne sono cosciente, spero che mi sia concesso come abbuono di “opera prima”.

Sulla cavalcata finale con Mefistofele invece mi sorprendi perché pensavo di aver avuto sul serio una botta di genio…! Ho usato la tecnica di Orwell di «1984», in cui usa lo stratagemma di andare nel futuro per amplificare cose che si vedono già nel presente, il tutto incastonato nella cornice dell’episodio della Corsa all’abisso, da La damnation de Faust (il dramma sinfonico di Berlioz). Però non sono un gran lettore di romanzi (!), può darsi che altri abbiano sfruttato la stessa idea e non ne sia a conoscenza.

Un cosa invece ti chiedo: che impressione ti ha fatto la «Marche au supplice»? Penso che sia uno dei capitoli più potenti del libro ma so di non essere oggettivo perché quando la rileggo l’associo alla musica di Berlioz (il quarto movimento omonimo della Symphonie Fantastique). O sennò qual’è stato il capitolo che ti ha colpito di più?
Fammi sapere, ciao!

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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