Caro M***,
grazie per la tua bella lettera, mi ha fatto molto piacere il tuo apprezzamento, e mi è di grande incoraggiamento perché mi pare di aver sortito l’effetto voluto.
Sono consapevole che le citazioni che ho messo risultino in media un po’ “esotiche” (nel senso che sono autori famosissimi ma poco letti), e uno degli intenti che mi sono riproposto è proprio quello di far conoscere ad un pubblico più vasto, preferibilmente giovane, tematiche oggi considerate fuori moda. Dico a un pubblico giovane non perché sia giovanilista, ma perché quelli sono gli anni cruciali in cui uno imposta la propria vita futura, e accorgersi di certe cose a cinquant’anni spesso è troppo tardi.
Arrivando più nello specifico delle tue osservazioni ti dico che: il salto di due anni mi è servito sia per rendere più netto lo stacco tra Seconda e Terza parte, sia per poter riassumere la questione dei viaggi in poche pagine (mantenere una continuità narrativa avrebbe richiesto una gran quantità di spazio in più e avrei rischiato di annoiare).
Mi fa piacere che ti sia piaciuto l’Epilogo, sei il primo che me lo dice anche se in effetti lo considero uno dei capitoli letterariamente più impegnativi, e quando mi è venuta l’idea di una cornice “fantastica” (ispirata all’episodio della Corsa all’abisso, da La damnation de Faust, il dramma sinfonico di Berlioz) sono stato molto contento perché mi ha permesso di amplificare cose che si vedono già nel presente e lanciare un grido d’allarme per il futuro.
Sul fatto delle scelte estreme (l’eremo), è una questione personale, comunque a volte è vero che serve una terapia d’urto per disintossicarsi da certi modi di pensare, soprattutto una volta che sono diventati automatici.
Per la questione teologica, ipersemplificando, l’-ismo a cui mi sento più vicino è il panteismo. In ogni caso il punto di partenza che accetto è quello di Spinoza (e ancor prima di Seneca), e cioè che «Dio è il Mondo». Se la domanda era invece se credo a una intelligenza superiore che governa in modo cosciente i nostri destini, la risposta è no: non credo alla Provvidenza ma al caso, un caso al quale però noi possiamo dare un senso. Comunque il discorso sarebbe molto più lungo e naturalmente non pretendo di esaurirlo in due righe, tant’è che anche in Lucio mi sono limitato a dare solo gli spunti iniziali e a citare gli autori che considero di riferimento.
Un saluto e Buona Pasqua
Marco
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Cara F***,
grazie per la lettera, le critiche e i commenti sono sempre preziosissimi, soprattutto per chi è agli inizi. Ti rispondo in ordine sparso.
Come dice Sgalambro “il titolo è uno scoglio contro cui cozza ogni buon libro”, ed in effetti ho avuto moli dubbi e ripensamenti, alla fine ho scelto il più semplice, “Lucio”, con un sottotitolo che parafrasa la Symphonie Fantastique di Berlioz (“Episodio della vita di un artista”); qualche giorno fa mi è venuto in mente che avrei potuto chiamarlo “Lucio’s philosophy”, ma comunque non è importante, alla fine è solo una questione di marketing (gli antichi spesso non lo mettevano neanche il titolo!)
Se ti è parso scollegato evidentemente ho fallito il mio intento di renderlo il più legato possibile. Ma per esempio il tema della politica lo affronto nel capitolo dei “Martiri”, lo riprendo con Dafne, poi nell’eremo, poi con Alberto e infine nel capitolo apposito “Contro la politica” che taglia la testa al toro. Allo stesso modo la questione teologica e dell’amore; è un libro fatto di trame concettuali che si intrecciano e riemergono al punto giusto (spero).
Oltre agli sfoghi ci sono parecchi ragionamenti e argomentazioni. Nella seconda parte si tratta specificatamente della questione ascetica e del dissidio tra filosofie orientali e cultura occidentale, mentre nella terza affronto tematiche più “sociali”, oltre alla questione scientismo/umanesimo.
Discovery channel non è televisione in senso proprio, per tv intendo i primi sette-otto canali (raiuno, raidue ecc.). E comunque molte delle critiche rimangono valide anche per quei canali più “colti”; la cultura uno se la fa sui libri non con Discovery channel. Non mi considero «l’unico vero uomo sulla terra», e difatti non è assolutamente un libro autoreferenziale considerata la mole di citazioni che ho messo (e in genere quando uno cita un autore è perché lo tiene in stima). Non ho ritenuto necessario esporre le idee opposte alle mie perché sono già sventolate dal 99% dell’editoria, dalla tv e dalla radio; e il mio libro è già una risposta ad esse.
Mi fa piacere che ti sia piaciuta la Marcia al supplizio, perché è uno dei capitoli centrali del romanzo e letterariamente uno dei più impegnativi.
Un saluto, MP
Ciao F***,tranquilla non mi “rompi”, anzi mi fa piacere rispondere anche alle tue precisazioni.
Le citazioni sono perlopiù di autori passati per una questione meramente accidentale: magari qualcuno giovane c’è pure ma non lo conosco perché non è facile uscire dall’anonimato. Quello che è vero è che la maggior parte degli intellettuali attuali (Kundera, Baricco, Canfora ecc.) non valgono mezza tacca. Ed è significativo e allarmante che non riconoscano nulla a Sgalambro, che probabilmente è il pensatore più lucido d’Europa; non solo di oggi, ma forse di tutto l’ultimo secolo.
Alberto rappresenta l’italiano medio (Alberto come Alberto Sordi…), guarda i tg, quark, compra libri che non legge ecc. Sull’informazione la mia tesi spero sia chiara: è molto meglio la formazione, che però si fa sui libri e non guardando la tv. I casi disperati che amano Amici e Il grande fratello non li ho presi neanche in considerazione (e comunque credo che non siano poi tantissimi).
Nel penultimo capitolo ho parlato in base alla mia esperienza, certo, ma mi sono sentito le spalle coperte da vari pensieri di Gurdijeff. E comunque ho parlato con tono ipotetico, come dico all’inizio del capitolo rimane aperta la questione del “carattere trascendentale” (secondo Kant il carattere è innato, e sarai un santo o un criminale indipendentemente dalla tua educazione; una tesi quindi neanche troppo inverosimile).
Un saluto,
Ciao
MP