Il Tannhäuser di Wagner diretto da Kawka

«Nell’overture del Tannhäuser, […] fin dalle prime battute, I nostri nervi vibrano all’unisono con la melodia, e la carne, risvegliata, inizia a tremare. Ogni uomo compiutamente sviluppato porta dentro di sé due mondi infiniti, il cielo e l’inferno, e in ogni immagine di uno di questi infiniti egli riconosce immediatamente la metà di se stesso». Così scriveva Baudelaire dopo aver ascoltato la prima del Tannhäuser dato a Parigi nel 1860. Ed in effetti non si può che concordare sul potere evocativo di questa overture che è forse una delle vette sinfoniche dell’ottocento, e sicuramente sintetizza tutta l’opera rappresentandone il momento più emozionante assieme al coro dei pellegrini ed al finale.

Sull’esecuzione diretta da Daniel Kawka, che ho ascoltato ieri al teatro Costanzi di Roma (repliche fino al 6 novembre), mi permetto di fare qualche appunto sulla infedeltà rispetto alle notazioni dinamiche della partitura, soprattutto sui piano. In particolare è risultato evidentissimo, e parecchio fastidioso, il mezzo forte pieno con cui l’orchestra ha eseguito le prime battute dell’overture, invece del piano che c’è in partitura. Chi vuole può fare il confronto con la superba interpretazione di Toscanini del ’48 (e notate pure quante volte il Maestro ingiunge silenzio all’orchestra! evidentemente è un vizio abbastanza diffuso eseguire Wagner in modo fracassant). In compenso bisogna dire che nei momenti di grande sfogo Kawka non si è tirato indietro e nel complesso ne è risultata una esecuzione abbastanza potente. Sull’aria di Tannhäuser “Dir töne Lob!” il tenore (Christof Fischesser) mi è parso un po’ in apnea, l’impressione è che forse Kawka abbia scelto un tempo troppo sostenuto (fuori dal gergo musicale: troppo lento).
La regia dell’ottimo Filippo Crivelli è stata eccellente: fedele al libretto e con effetti di luce e proiezioni molto suggestivi (scene di Maurizio Varamo). Nulla a che vedere con l’orribile allestimento del Pelleas et Melisande di Pierre Audì (vedi mia recensione).

Sull’opera in sé, nonostante oggi Richard Wagner sia venerato come un Dio, non si può non notare l’estrema prolissità del libretto, difetto che pare elevato a virtù nel nordeuropea, vedi per esempio Der Rosenkavalier, Pelleas et Melisande, Wozzek, e pure gli altri libretti dello stesso Wagner, il quale per dire una frase di norma ne usa quattro, e se gli gira male pure cinque – mi azzardo a dire che tutti gli sproloqui del Langravio potevano essere soppressi senza togliere nulla alla storia. È vero che gli spunti filosofici di partenza sono interessanti, Wagner aveva studiato a fondo Schopenhauer e se ne sente un forte influsso, ma in un’opera poetica certi temi astratti, soprattutto se ostentati e non nascosti “con arte”, risultano un po’ concettosi e spesso forzati, «non ho mai visto un uomo così dotato musicalmente e pure così traviato dalle sue idee filosofiche che vuole costringere a forza, costi quel che costi, nella sua musica. Wagner a mio avviso è un sinfonico puro, l’opera lo appesantisce» (Tchaikowski, citazione a braccio dall’epistolario).

È comunque doveroso riconoscere la grande audacia e originalità artistica di Wagner che nonostante le sue discutibili “fissazioni” tanto ha dato alla musica; a questo proposito voglio concludere citando un suo bel pensiero: «L’uomo che fin dalla culla non sia stato dotato da una fata di spirito di insoddisfazione per tutto ciò che esiste, non giungerà mai alla scoperta di qualcosa di nuovo». 

Ps: Rispondo alla recensione di Pier Francesco Borgia trovata sulle pagine web de “il Giornale” (unico giornale che abbia messo sul web una recensione al Tannhäuser). Qui si dice che la prima ha avuto uno scarso pubblico a causa di «un limite culturale tipicamente capitolino. Qui da noi non si andrebbe oltre il quartetto composto da Rossini, Verdi, Donizetti e Puccini». Un tale pregiudizio, a quanto pare diffuso, di ritenere Wagner e qualsiasi compositore strumentale d’oltralpe superiore agli operisti italiani è un preoccupante sintomo di completa ignoranza musicale, e sciocca e autolesionista esterofilia. A chi ritesse Rossini, Verdi, Donizetti e Puccini dei poveri compositori “minori” porto qualche testimonianza che li dovrebbe far riflettere:

1) Berlioz, nonostante non amasse molto Rossini, ha scritto più volte che il Barbiere di Siviglia è uno degli «chefs d’oeuvre du siècle» e nel Grande Trattato di Strumentazione cita diversi brani del Gugliemo Tell per la loro bellezza e originalità. Wagner stesso mentre componeva il Tannhäuser non riusciva a togliersi dalla mente alcuni passi del Guglielmo Tell (Mein Leben). Sapete inoltre i compositori preferiti di Schopenhauer? Bellini e Rossini.

2) Tcaikoswki si disse «rapito» da un’esecuzione dell’Aida e considerava Donizetti «nei suoi momenti migliori non inferiore a Verdi», considerando Verdi un autore di valore indiscusso.

3) Su Puccini è famoso il giudizio di Schoenberg, ma tanti altri se ne potrebbero riportare, se quello del pubblico proprio non vale niente (e non è vero che non vale niente alla lunga).

Insomma dire che qui da noi «non si andrebbe oltre il quartetto composto da Rossini, Verdi, Donizetti e Puccini» è semplicemente ridicolo. Magari ci si arrivasse a Rossini, Verdi, Donizetti e Puccini!

Per quanto riguarda il poco pubblico alla prima del Tannhäuser di giovedì scorso, azzardo tre ipotesi:

1) il costo dei biglietti (alla prima costano di più) che in tempi di crisi pure incide.

2) il pessimo ricordo lasciato dalla regia dell’allestimento precedente (pensate a tre ore e mezza di assurdità sul palcoscenico! chi potrebbe reggerle?!)

3) una certa “pesantezza” di Wagner che sicuramente a molti non piace (me per primo).

Comunque alla terza replica, quella a cui ho assistito io, per fortuna c’era praticamente il tutto esaurito.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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