La Traviata a Roma

Ieri sera (18/12/2009) ho assistito alla prima della Traviata diretta da Gelmetti. Tra qualche fischio e tiepidi applausi si può dire che non sia stato un grande successo, anche se tutto sommato è stata una discreta rappresentazione. Personalmente la delusione maggiore l’ho ricevuta da Gelmetti che ha offerto una lettura abbastanza superficiale e scolastica della partitura. Per esempio nel preludio iniziale dove un grande maestro avrebbe imposto all’orchestra un pianissimo da tre “p” e un impegno totale per dare a quelle pagine tutto il loro grande potere evocativo di malinconia e desolazione (vedi per esempio Toscanini, o Solti), Gelmetti invece si è limitato a battere il tempo e l’orchestra ha timbrato il cartellino con una sola “p”. Anche in altri punti dell’opera ho avuto l’impressione che momenti importanti, che magari richiedevano qualche “rallentando” o maggior enfasi, siano stati poco sottolineati (naturalmente prendete le mie parole come semplici impressioni perché non sono un direttore d’orchestra, né avevo lo spartito davanti). Bene invece il crescendo improvviso di “Amami Alfredo” ed il finale.
La soprano Mirtò Papatanasiu, carica di responsabilità a causa di tutte le vicende connesse alla “cacciata” della Dessì, ha saputo tener testa al ruolo con bravura, e a parte l’inizio un po’ freddo, alla fine è stata meritatamente la più applaudita della serata.
Il tenore, Antonio Gandìa, è stato fischiato da un paio di persone sul finale della terza scena del secondo atto (“Ah sì l’onta laverò”), ma non ho capito bene per quale motivo. Sicuramente non è stato molto trascinante ma neanche mi pare meritasse fischi; se poi l’hanno fischiato perché ha finito col do secondo e non in sol acuto, allora hanno fischiato Giuseppe Verdi perché in partitura c’è proprio il do secondo. Anche lui comunque ha dato il meglio nel terzo atto, quello che tra l’altro Verdi considerava il migliore (Lettere, ed. Mondadori, pag.236).
Il baritono Carlo Guelfi, mi è parso un po’ ingessato nella recitazione, ma nel complesso, come si dice “senza infamia e senza lode”.
Infine Zeffirelli, anche lui sotto i riflettori per la questione della Dessì, alla fine ha ricevuto applausi e qualche “buh”. Esaltazioni fuori luogo e disprezzo altrettanto fuori luogo mi sembrano atteggiamenti immaturi e che vanno assolutamente evitati. Ho già detto che secondo me la bravura del regista sta nell’essere il più fedele possibile al libretto, senza pedanteria ma invece esaltandolo col realismo: per far ciò non serve un “genio” ma semplicemente una persona colta ed equilibrata. In questo senso la messa in scena di ieri sera ha commesso qualche piccola infedeltà: Violetta alla fine della festa (quella del secondo atto) compare senza motivo vestita da ammalata, la camera da letto di Violetta del terzo atto è stata rappresentata in modo poco realistico e inferiore alle indicazioni del libretto (senza parete e senza finestra, e quando è passata la comitiva carnevalesca il coro era fuori scena e non si è capita una parola), inoltre il letto di lei redenta, povera e morente non ha senso che sia lo stesso di lei cortigiana. Ad ogni modo, a parte queste piccole critiche la regia è stata sostanzialmente buona, ed in un periodo dove si spaccano crocifissi per far scandalo gratuitamente e si inscenano mille altre porcate senza ritegno, uno come Zeffirelli va assolutamente lodato almeno per la sobrietà, la cura e la “classicità” dei suoi allestimenti.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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