

Premetto che è una buona cosa che esistano i premi letterari, e che ogni bravo scrittore ha legittimamente diritto ad aspirarvi, se non altro per vedere pubblicamente riconosciuto il valore dei suoi scritti. Ciò che segue quindi si riferisce a certe cattive abitudini delle giurie, non ai premi letterari in sé.
Non è difficile capire che per ogni premio vinto un libro può vendere centinaia, migliaia, e – a seconda dell’importanza del premio –, forse anche centinaia di migliaia di copie in più, per cui gli editori hanno tutto l’interesse ad accaparrarsi questi premi. Naturalmente non credo a complotti su larga scala, ma non posso neanche non sospettare che le “amicizie” giochino un ruolo determinante.
Insomma già da tempo sospettavo fortemente della reale limpidezza di questi premi letterari, per cui mi ero ripromesso di non partecipare più a concorsi a pagamento, foss’anche di “dieci euro per contributo spese”, e semmai tentarne qualcuno di quelli più “seri” che non chiedono soldi. Tra questi mi ero convinto che il “Premio Dessì” facesse al caso mio, ma poi leggendo
l’istruttivo post di questo blog, mi è venuta voglia di vederci più chiaro, e ho speso una mattinata ad analizzare il curriculum dei vincitori degli ultimi dieci anni. Ho trovato questo: 6 erano pubblicati da Einaudi, 6 da Mondadori, 2 Feltrinelli, 2 Garzanti, 2 Il Maestrale, 1 SBS e 1 Guanda (vedi istogramma). Ora, Il maestrale e SBS sono due piccole case editrici sarde, e il premio si svolge in Sardegna… Nel regolamento non si parla di un premio per gli scrittori sardi bensì di un premio “nazionale”, però, tutto sommato, finché premiano persone meritevoli, una piccola predilezione per i conterranei si può anche accettare. Il punto è un altro: l’età media è di 59 anni per i poeti, e 50 per i narratori (vedi il grafico), i quali sono quasi tutti professori universitari o affermati giornalisti. Negli ultimi tre anni è vero c’è stata una diminuzione dell’età media per i narratori, ma sempre scrittori della scuderia Einaudi… Giovani o esordienti? Zero. E pensare che nel bando c’è scritto: “Il Premio letterario Giuseppe Dessì viene assegnato ad opere di narrativa e di poesia che si distinguano per qualità letteraria, anche fuori o al di là del successo commerciale e pubblicitario”. Non sarebbe stato più onesto mandare il bando soltanto a quel gruppetto di case editrici tra le quali di fatto si svolge la contesa? Perché far buttare soldi a poveri esordienti quando poi il premio lo danno alla Merini? (alla Merini settantunenne del 2002, non certo alla Merini degli anni ottanta alla disperata ricerca di una casa editrice). Voglio credere che almeno tra i “big” vinca il più meritevole, però che vengano presi in considerazione anche autori giovani e senza protezioni ne dubito proprio tanto… e questa non è una bella cosa soprattutto considerando che sarebbero proprio i giovani a trarre il maggior vantaggio – sia morale che economico – da un riconoscimento pubblico.
Leggendo un altro punto del regolamento vedo che “i giurati possono indirizzare la propria attenzione anche su opere diverse da quelle pervenute direttamente da parte degli autori e/o delle Case Editrici”, quindi in teoria potrei vincere anche senza partecipare…! Beh, considerando che non sono pubblicato né da Mondadori né da Einaudi, e che non sono sardo, le probabilità che ho di vincere partecipando o no sono praticamente le stesse (cioè infinitesimamente piccole): almeno se non partecipo risparmio i quasi duecento euro che mi costerebbe comprare e spedire undici copie del mio libro!
MP
PS: Ai giurati del Premio Dessì: potete scaricare il mio libro gratuitamente da qui. Se vinco mi raccomando fatemi sapere: vi prometto che vengo!