La serata di ieri sera (18/06/10) in cui si dava la seconda replica della Manon di Massenet si è aperta con un sentito appello del personale del Teatro dell’Opera di Roma a schierarsi contro il recente decreto Bondi che prevede i noti tagli alle fondazioni liriche. Un appello e una denuncia che penso siano largamente condivisibili, contro questa linea politica «che rischia di compromettere il passaggio della cultura musicale alle generazioni future» (cito a braccio). L’aria di crisi ieri sera era aggravata dal fatto che il teatro era ingiustamente semivuoto, ad eccezione della galleria e delle balconate più alte (cioè i posti più economici).
Ho detto ingiustamente perché dal punto di vista artistico la serata di ieri si è mantenuta complessivamente ad un livello senzaltro eccellente. La direzione d’orchestra, forse leggermente opaca nei primi due atti, mi è parsa poi più convincente nella seconda parte, ed anche la regia seppur perfettibile in qualche dettaglio, è stata assolutamente soddisfacente – niente a che vedere con le porcate che si vedono a Berlino, vedi i post precedenti, e di questo possiamo essere orgogliosi. Ma i protagonisti indiscussi della serata sono stati il tenore francese Jean-François Borras, elegante ed espressivo, e soprattutto la soprano Sylwia Krzysiek. Questa cantante, avvantaggiata dalla natura da una bellezza incantevole, quasi angelica con i suoi lunghi capelli biondi, si è segnalata per la grande tecnica vocale ed un grandissimo impegno espressivo. In questa produzione la Krzysiek è nel secondo cast (mentre l’altro ieri alla prima trasmessa in diretta radiofonica la più quotata Annick Massis ha avuto dei problemi di voce), ma penso che non le si possa che augurare una rapida e fortunata carriera, ed è probabile che in breve tempo la ritroveremo come nome di spicco nei teatri più importanti del mondo.
Per quanto riguarda l’opera in sé, la Manon di Massenet è forse un po’ inferiore al capolavoro di Puccini, sia per potenza drammatica che per incisività melodica, eppure rimane musica raffinatissima e sempre piena di grazia (per esempio è bellissima l’atmosfera briosa creata dai violini all’inizio del secondo atto). Insomma, – aspettando magari di rivedere la Krzysiek anche nel ruolo della Manon pucciniana – mi auguro che nel frattempo il pubblico romano risponda con più presenze alle prossime repliche che si terranno fino al 24 giugno, perché proprio lo meritano.