Rigoletto in tv

Il messaggio del Capo dello Stato e poi l’introitus del Te deum di Charpentier con squilli di tromba e rullo di tamburi, stavolta non annunciavano una partita della nazionale né la finale di Miss Italia bensì… il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Guardate che sforzo immane si è dovuto fare per far vedere un po’ d’opera ai nostri connazionali…! E lo si è dovuto pure spezzare in tre parti perché concentrarsi per due ore e mezza sarebbe stato chiedere troppo ad un pubblico così vasto… Sento già i commenti di qualche coppia di televisionari che dice: “Ma non c’era la Clerici stasera su raiuno?”, “Io pensavo Lino Banfi”, “Cambia canale allora”, “No il telecomando è sul tavolo, non mi va di alzarmi”… e così si sono dovuti sorbire il capolavoro di Verdi, poverini.

Scherzi a parte, il caso ha voluto che in questo week-end non fossi a casa mia (dove, come sapete, non ho la tv), e facendo uno strappo alla regola, peraltro ferrea, di non guardare la televisione, ieri e oggi pomeriggio ho visto il “Rigoletto a Mantova” trasmesso dalla RAI in mondovisione. Forse stupirò i melomani, ma sostanzialmente penso sia stata una bella idea ed un’ottima produzione, con un cast veramente eccellente. Un cast eccellente… ma con un asterisco, e gli appassionati avranno già capito a cosa mi riferisco: semplicemente c’era un tenore al posto del baritono.

Placido Domingo è un grandissimo artista e uno dei più carismatici tenori dei nostri tempi, questo non si discute, ma certo suscita un sentimento strano vederlo cantare fuori registro. L’intessitura del baritono è circa quattro toni sotto quella del tenore, e quattro toni non sono tanti ma neanche pochi. Anche chi ha cantato solo in un coro sa quanto sia faticoso e innaturale cantare con i bassi quando si è tenori. Significa che le note basse non riesci a prenderle o non riesci a dargli forza, e anche quelle medio-alte non hanno il colore scuro di una voce baritonale. Così è stato per Domingo, e per questo ho detto che mi ha fatto un effetto “strano” sentirlo: in parte di sofferenza mettendomi nei suoi panni, in parte di irritazione nel sentire una voce cantare su una tessitura sbagliata (è come vedere una persona magra che tenta di gonfiare la pancia per riempire la giacca cucita per uno più grasso), e un po’ di frustrazione perché si vede che Domingo mette l’anima in quello che fa, e piacerebbe vederlo in ruolo a lui più consono, che però per via dell’età probabilmente non si sente più di affrontare.

Gli altri interpreti mi sono parsi tutti bravissimi, la soprano russa Julia Novikova, il tenore Vittorio Grigolo, e senza neanche dirlo il grande Ruggero Raimondi (lui sì un vero baritono). Ottima la direzione di Zubin Metha. Anche la regia di Bellocchio, molto curata e fedele alla storia, è stata all’altezza della situazione. Detto per inciso il fatto di recitare nei luoghi veri dove è ambientata l’opera è solo una trovata pubblicitaria o tuttalpiù una cosa curiosa, perché in effetti l’opera è stata scritta per il teatro, e quindi farla a teatro sarebbe stata la scelta più “fedele”. Inoltre se non ricordo male l’opera è ambientata alla corte di Mantova solo per un puro caso, perché all’epoca c’erano problemi di censura e Verdi doveva evitare riferimenti troppo indecorosi per l’aristocrazia della sua epoca. Comunque, se non altro è stata un’occasione per vedere dei bei palazzi rinascimentali.

Il messaggio di Napolitano l’ho trovato bello, sperando che non suoni a vuoto. Ci si può chiedere infatti se questa operazione rinnoverà l’interesse per l’opera da parte di un pubblico più ampio. Da melomane appassionato ci spero, ma è più una speranza che una convinzione.
Il terzo atto stasera alle 23.15.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

Lascia un commento