Moise et Pharaon diretto da Muti

C’è stato praticamente il tutto esaurito anche ieri (domenica 5/12/10) alla terza replica del Moises et Pharaon diretto da Riccardo Muti al Teatro dell’Opera di Roma, grandissimi applausi per direttore e cantanti, solo qualche fischio per il coreografo. In effetti il balletto del terzo atto mi è parso sconnesso col resto dell’opera e abbastanza sciatto anche considerato in assoluto. Molto belle invece la regia e le scene di Pier’Alli: a parte forse le comparse vestite da ebrei moderni che sembravano un po’ forzate e stranianti, bisogna dargli  atto di grande fantasia e soprattutto grande merito per aver sottolineato la famosa preghiera di Mosè con un effetto di luce estremamente suggestivo che dalla terza ripresa del coro si accende dal  fondo del palcoscenico e arriva fino ad inondare tutta la platea e i palchi centrali.
Il cast, con in testa Sonia Ganassi e Ildar Abdrazakov nel ruolo rispettivamente di Sinaïde e Mosè, è tutto di primissimo livello: Eric Cutler (Amenophis), Juan Francisco Gatell (Éliézer), Riccardo Zanellato (Osiride), Saverio Fiore (Aufide). Grande attenzione è stata rivolta ai recitativi, che come sottolineava Muti in un’intervista “non sono mai accademici, ma veri pilastri scolpiti con forza michelangiolesca”.
A dir la verità l’interpretazione della prima, alla radio, mi era sembrata anche più intensa, ma forse è solo un effetto “piccionaia laterale” per cui il suono risultava forse un po’ più distante.
Pare che Beethoven consigliasse a Rossini di dedicarsi all’opera buffa piuttosto che a quella seria. In effetti il mondo ideale di Rossini trova il suo massimo vertice nell’opera buffa, ma la grandezza di Rossini è tale da poter scrivere pagine anche di grandissimo spessore drammatico, come dimostrano molte pagine del Moises, per esempio il travolgente finale del terzo atto, dove il coro ha un ruolo primario, o nella vetta lirico-mistica della preghiera, Das cieux où tu résides, prima dell’attraversamento del Mar Rosso.
Speriamo che questo bell’incipit sia di buon auspicio per la stagione appena inaugurata e che già dal cartellone presenta tutti titoli estremamente interessanti, con direttori d’orchestra che dire di primissimo livello è dire poco, quali Bruno Bartoletti, Maurizio Arena, Gabriele Ferro, e Bruno Campanella, oltre allo stesso Muti che tornerà con il Nabucco a marzo. Per chi volesse approfondire la conoscenza con questi direttori segnalo tre dvd che sarebbero degli ottimi regali di Natale: Bruno Bartoletti ha diretto il famosissimo film-opera Tosca, con Domingo e la Kabaiwanska; Maurizio Arena, la storica Butterfly dell’81 all’Arena di Verona con la Kabaiwanska e Antinori; Bruno Campanella, La Cenerentola di Rossini, con Raul Gimenez e Cecilia Bartoli, un trionfo italiano al MET; di Gabriele Ferro invece ho sentito recentemente alla radio la quarta di Brahms in un’esecuzione senza esagerare tra-vol-gen-te (non so però se si trova su cd).
P.s.: Come nota riporto il testo del volantino distribuito all’entrata del teatro rivolto a “Bondi, Nastasi e Alemanno” contro “la legge 100 insieme ai tagli finanziari alla cultura”, per cui “I professionisti del settore vengono mortificati negandogli la stabilità in cambio di lavori compensati a prestazione e mal pagati che non ripagano i molti anni di studio e di esperienza. È la politica della «esternalizzazione dei servizi» che promette economie sottopagando i lavoratori mentre favorisce pochi che lucrano sugli appalti”. Firmato “i lavoratori”. Non conosco la situazione interna del teatro, quindi non entro nel merito della questione, spero semplicemente si faccia il meglio per mantenere l’alto livello di questo insostituibile ente del nostro patrimonio nazionale, senza operare ingiustizie verso nessuno.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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