Devo dire che nonostante l’indiscutibile bravura dei due attori la commedia mi ha sostanzialmente deluso. Il protagonista è uno scrittore di gialli che si annoia, e per fuggire da questa sorta di pendolo che oscilla tra la noia e… la sua amante, inventa intrighi, finti delitti e indovinelli astrusi per umiliare l’amante invece di sua moglie. L’amante poi si vendica con la stessa carta, ma rimane ucciso sul serio, e morendo sentenzia: «Che giochi da coglioni!». Ipse dixit. Che dire di più? Battute deboli, personaggi (soltanto due) patinati, poco credibili, al limite della fasullità, nessun tema interessante: la noia di cui tanto parla il protagonista in realtà assale anche lo spettatore che non si accontenta del mero “giallo”. Sì è vero, ci sono i temi della menzogna, dell’umiliazione, del tradimento: ma sviluppati come? Molto, molto mediocremente, e con nessun altro fine che “tenere sulle spine” lo spettatore. Shaffer dimostra infatti un certo talento nel creare sorprese, un po’ di humour all’inglese, ma nulla più. È uno di quelli abbastanza bravi da avere il concetto di mediocrità, ma neppure abbastanza non-mediocre da alzarsi al di sopra della sufficienza scarsa. Quando prova ad impennarsi si perde nella più inconcludente retorica. E poi quegli insopportabili sprazzi di volgarità… tanto più fastidiosa perché gratuita e inutile (mi riferisco a poche battute, ma tanto basta). Guardandomi attorno mi viene da dire che se oggi gli scrittori non inseriscono queste venature di volgarità pare che non si sentono moderni.
L’inganno di Glauco Mauri
In questi giorni si stanno svolgendo al Teatro Sala Umberto di Roma le ultime repliche de L’inganno, una commedia-giallo scritta nel 1972 da Anthony Shaffer, tradotta e diretta da Glauco Mauri, e interpretata assieme al socio Roberto Sturno.
A scanso di equivoci, torno a ribadire che la compagnia Mauri-Sturno è una delle eccellenze del teatro italiano ̶ ricordo ancora con estremo piacere lo straordinario Faust che ci hanno regalato tre anni fa ̶ , e appunto per questo spero che tornino presto con uno spettacolo più significativo. E se proprio non trovano un contemporaneo all’altezza della situazione, gliela scrivo io una commedia meglio di questa…
Alla fine Roberto Sturno ha letto un appello per ricordare che il 26-27-28 marzo ci saranno delle manifestazioni per il teatro e contro i tagli alla cultura. Anche Glauco Mauri ha detto due parole sulla difesa del teatro, ed è stato, penso, significativo che mentre nelle due ore dello spettacolo non ha mancato una battuta, su quelle due frasi invece la voce gli ha tremato. Segno di quanto è sentito l’appello.
