Sono davvero “curiose” queste lezioni di Mario Bortolotto che vanno in onda in questi giorni dalle 13:00 su Radiotre. Invece di essere un elogio del grande musicista francese definito da Paganini “l’erede di Beethoven”, sono una sorta di presa in giro denigratoria della sua opera. Ad ogni aggettivo buono cheBortolotto, dall’alto della sua cattedra di musicologo, gli concede, seguono infatti almeno dieci insulti che dire infamanti è dire poco. Ecco per esempio alcuni degli aggettivi che Bortolotto ha prodigato parlando di vari aspetti della Sinfonia funebre e del Requiem: convenzionale, banale, di cattivo gusto, contrappunto scorretto, effetto insulso (!!), melodia dolciastra, bandistico, privo di ogni interesse… Più ancora (e qui siamo quasi al ridicolo) di fronte ai giudizi invece ammirati di Wagner e di un altro poeta dell’epoca, Bortolotto dice che sono “francamente incomprensibili”, poi con aria di sufficienza e un po’ divertito spiega che Wagner era ancora giovane (ma aveva 27 anni!) e, poverino, era accecato dalle mode dell’epoca. Inutile anche nascondersi dietro una battuta di Saint-Saens detta chissà dove e a quale proposito; è come snobbare Clementi citando quella famigerata lettera di Mozart.
D’altra parte, gli sproloqui di Bortolotto sono per fortuna intervallati da ascolti musicali, attraverso i quali chiunque può farsi un’idea del valore dell’opera di Berlioz, e al massimo troverà buffo sentirsi presentare “una melodia dolciastra, con effetti insulsi e di cattivo gusto”, e poi ascoltare invece una bellissima aria cantata da Domingo e diretta da Baremboim.
Ora, sicuramente il genio di Berlioz non ha bisogno di essere difeso da me, anche perché le sue “banalità” le difendono ogni giorno i più grandi direttori d’orchestra di tutto il mondo ̶ Colin Davies, Gardiner, Muti, Beremboim, solo per citarne alcuni. Una cosa però mi chiedo: con quale criterio Radiotre ha affidato un ciclo di lezioni lungo due settimane su Berlioz ad una persona che questo autore lo disprezza e, peggio ancora, non lo capisce?