Carnage di Roman Polanski, tratto dalla pièce “Le dieu du carnage” di Yasmina Reza, è senz’altro uno dei film più interessanti che abbia visto negli ultimi quindici anni.
Due coppie di genitori ̶ medio borghese una, alto borghese l’altra ̶ , si incontrano per risolvere “molto civilmente” una lite avvenuta tra i rispettivi figli undicenni, uno dei quali ha spaccato due denti all’altro con un bastone. Se all’inizio tutto procede con complimenti e cortesie simulate, scuse e perdoni più o meno ipocriti, nel giro di due caffè i rapporti degenerano fino ad un’ostilità aperta che mette non solo una coppia contro l’altra ma anche marito contro moglie e alternativamente tutti contro tutti, rivelando i veri caratteri dei protagonisti, molto peggiori delle maschere che la cortesia gli permetteva di mostrare. Particolarmente azzeccato è il personaggio di Penelope (Jodie Foster), una cinquantenne “radical chic”, sempre pronta a lottare dal suo bel salotto per qualche paese dell’Africa, ma poi egoista e falsa nei rapporti con le persone a lei più prossime.
Tutto girato in un appartamento con quattro attori assomiglia ad un quartetto di musica da camera ben scritto e molto divertente. A proposito, ottimi i quattro interpreti cinematografici: Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly.
Gli unici due appunti che mi sento di sollevare al film sono, in primo luogo, il poco credibile fatto che i proprietari di casa non vedono l’ora che gli ospiti se ne vadano, mentre questi, da parte loro, stanno sempre per andarsene, e poi contro ogni logica rimangono a discutere e ad arrabbiarsi, minacciando più volte di andarsene ma sempre senza farlo. In secondo luogo, la commedia solleva argomenti interessanti che potevano essere sviluppati forse più a fondo, mentre tutto si conclude in un parossistico finale-non-finale, dove ogni personaggio perdendo il controllo si mette a nudo dando il peggio di sé; in questo modo l’autrice si “limita” a denudare i personaggi, ma senza risolvere o sviscerare meglio le questioni sollevate.
Resta comunque un film interessantissimo con una sceneggiatura assolutamente al di sopra della media. Anzi a questo punto sono proprio curioso di leggere il testo originale di Yasmina Reza (“Il Dio del massacro”, edito in italiano da Adelphi), e vedere le differenze.
[Aggiunta:] Ho poi letto anche il testo originale della Reza, e ho scoperto che quello stare-per-andarsene della coppia ospite è una caratteristica (un difetto secondo me) solo del film, mentre nel libro la scena è ambientata da subito nel salotto, dove le due coppie stanno comodamente sedute e hanno appena iniziato a conoscersi: così tutto si svolge in modo più naturale e logico. Per il resto il film non è inferiore al testo, anzi oltre a interpretarlo bene lo arricchisce pure di qualche battuta (il finale del libro per esempio è più debole). Polanski ha cambiato anche altri dettagli, ma meno significativi, principalmente ha spostato la scena da Parigi a New York, per renderlo più “international” credo.
Complimenti per la recensione. Riguardo al tuo appunto sulla inverosimilità dei motivi che spingono i quattro a non chiudere l'incontro credo sia un fatto voluto. In effetti i quattro non sono soddisfatti da come sono andate le cose. Quando all'inizio stanno per andarsene l'episodio del criceto sconvolge Nancy che in quel momento vorrebbe abbandonare il ruolo perbenista per dire a Michael quello che pensa di lui. Allo stesso modo Michael rimane disgustato dal cinismo di Alan (la prima telefonata). I quattro hanno voglia di aggredirsi e colgono ogni piccolo pretesto per prolungare l'incontro per trasformarlo in una carneficina. L'intera azione si svolge proprio come un incontro di boxe. I contendenti inizialmente si guardano, si studiano, prima si sfiorano e poi se ne danno di santa ragione. Le telefonate di Alan fungono proprio da gong.
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Grazie per il commento, hai ragione la pièce sembra ricalcare un incontro di boxe. Quanto all’incongruenza che Alan e Nancy restano volendosene andare, rimango della mia opinione (nel film Alan smania per andare a sbrigare i suoi affari, e Nancy non ha motivo per restare a parte attaccar briga). Però devo aggiungere [ciò che segue l’ho aggiunto adesso anche nel post] che poi ho letto anche il libro della Reza, e ho scoperto che quello stare-per-andarsene della coppia ospite è una caratteristica (un difetto secondo me) solo del film, mentre nel libro la scena è ambientata da subito nel salotto, dove le due coppie stanno comodamente sedute e hanno appena iniziato a conoscersi: così tutto si svolge in modo più naturale e logico. Per il resto il film non è inferiore al testo, anzi oltre a interpretarlo bene lo arricchisce pure di qualche battuta (il finale del libro per esempio è più debole). Polanski ha cambiato anche altri dettagli, ma meno significativi, principalmente ha spostato la scena da Parigi a New York, per renderlo più “international” credo.
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