È interessante e di grande impatto emotivo questa rilettura di Gabriele Lavia dei Masnadieri di Schiller, in scena fino al 27 novembre al Teatro India di Roma, con un cast di giovani attori veramente di talento.
“Sturm und Drang” scritto come un graffito metropolitano sul fondo della scena, giubbotti di pelle, e musiche decisamente underground spostano di cinque secoli il dramma d’esordio di Schiller (la censura lo aveva costretto a retrodatarlo di tre secoli) e lo portano con forza nei giorni nostri, trasformando i masnadieri ̶ ribelli, anarchici, banditi ̶ in una sorta di anarco-insurezionisti contemporanei, dark-boys che oggi non possono non farci pensare ai black bloc.
Devo dire che fino all’intervallo ero entusiasta dello spettacolo, poi il finale mi ha un po’ deluso: l’ho trovato esile, quasi incomprensibile. Poi, leggendo il testo di Schiller, mi sono reso conto che erano state tagliate molte battute (forse un terzo del testo). Tra le cose strozzate dai tagli le più notevoli sono i motivi per cui Karl e i suoi seguaci diventano banditi ̶ nelle intenzioni (esplicite) di Schiller, Karl doveva essere una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri, che uccide ministri corrotti, avvocati senza scrupoli ecc. tutto per sanare le ingiustizie della società ̶ ma questo nell’adattamento di Lavia quasi non si capisce dato che vediamo i masnadieri già banditi, né c’è traccia di “Robin Hood”. Poi è stato sottolineato troppo poco il giuramento di Karl ̶ che Schiller contrapponeva palesemente al precetto evangelico di non giurare, volendone poi mostrare le conseguenze. Tutto questo rende meno chiaro il motivo che porta all’uccisione di Amalia e alla redenzione di Karl (le cui ultime parole sono anche contraddette, non so perché, dai masnadieri).
C’è comunque da dire che il testo originale di Schiller è effettivamente un po’ tortuoso e diseguale ̶ a tratti geniale, un po’ leziosamente neoclassicheggiante in altri passi (tutti tagliati da Lavia, e di questo non gliene faccio proprio una colpa). Si può quindi capire il desiderio di tagliarlo in alcuni punti, la cosa ha però i suoi inconvenienti, soprattutto se poi si eccede nella misura. Va bene anche togliere le parrucche e modernizzare il look però bisognerebbe evitare di cambiare o sminuire il senso della storia.
Tagli a parte, qui mi limito invece a rilevare i due difetti che mi sono parsi più evidenti in questo spettacolo: 1) la recitazione di Karl l’ho trovata troppo falsa, esagitata, sopra le righe; l’attore mi pareva bravo, quindi immagino sia stata una scelta di Lavia, al quale forse è mancato il coraggio di rappresentare Karl in una maniera più nobile e lucida. 2) poi Amelia: perché Amelia, che non ha nulla a che vedere con i masnadieri, che rappresenta la purezza e che ama la parte buona di Karl, è invece vestita e si atteggia da “darkettona” come i masnadieri? sinceramente non capisco il senso di questa scelta.
Comunque, a parte queste osservazioni critiche, credo sia nel complesso uno spettacolo abbastanza riuscito e valga proprio la pena di vederlo, non fosse altro per ascoltare certe stoccate di Schiller che colpiscono con tutta la loro forza intellettuale e poetica ancora oggi ̶ il testo infatti è scritto in prosa ma più di una volta il genio di Schiller tocca, non meno di Shakespeare, le vette della più alta poesia.
Detto per inciso, è impressionante quanti temi di questo dramma siano stati poi ripresi, e in maniera strepitosa, da Dostoevskij: compiere un delitto con un fine nobile, è il tema di Delitto e castigo; il nichilismo, scardinare la società, la gaglioffaggine che si nasconde nei sedicenti rivoluzionari, ecco I Demoni; poi l’ateismo e il parricidio (Schiller sostiene ̶ in maniera scioccante per l’epoca, ma brutale persino oggi ̶ che la sacralità del legame padre-figlio non può venire dal mero fatto biologico ma solo da tutto ciò che il padre fa per il figlio dopo il concepimento), saranno al centro dei Fratelli Karamazov (da notare anche il servo umile, buono e credente ̶ Daniel nei Masnadieri, Grigorij nei Fratelli Karamazov).
Infine, tornando allo spettacolo in questione, va fatto un encomio particolare a Francesco Bonomo, il giovane attore interprete di Franz (il fratello cattivo e deforme di Karl, con esplicito riferimento a Riccardo III), che è riuscito a sostenere sempre in modo credibile, e con bravura spesso virtuosistica, una parte che, per ritmo, lunghezza e intensità, era davvero difficilissima.
“Sturm und Drang” scritto come un graffito metropolitano sul fondo della scena, giubbotti di pelle, e musiche decisamente underground spostano di cinque secoli il dramma d’esordio di Schiller (la censura lo aveva costretto a retrodatarlo di tre secoli) e lo portano con forza nei giorni nostri, trasformando i masnadieri ̶ ribelli, anarchici, banditi ̶ in una sorta di anarco-insurezionisti contemporanei, dark-boys che oggi non possono non farci pensare ai black bloc.
Devo dire che fino all’intervallo ero entusiasta dello spettacolo, poi il finale mi ha un po’ deluso: l’ho trovato esile, quasi incomprensibile. Poi, leggendo il testo di Schiller, mi sono reso conto che erano state tagliate molte battute (forse un terzo del testo). Tra le cose strozzate dai tagli le più notevoli sono i motivi per cui Karl e i suoi seguaci diventano banditi ̶ nelle intenzioni (esplicite) di Schiller, Karl doveva essere una sorta di Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri, che uccide ministri corrotti, avvocati senza scrupoli ecc. tutto per sanare le ingiustizie della società ̶ ma questo nell’adattamento di Lavia quasi non si capisce dato che vediamo i masnadieri già banditi, né c’è traccia di “Robin Hood”. Poi è stato sottolineato troppo poco il giuramento di Karl ̶ che Schiller contrapponeva palesemente al precetto evangelico di non giurare, volendone poi mostrare le conseguenze. Tutto questo rende meno chiaro il motivo che porta all’uccisione di Amalia e alla redenzione di Karl (le cui ultime parole sono anche contraddette, non so perché, dai masnadieri).
C’è comunque da dire che il testo originale di Schiller è effettivamente un po’ tortuoso e diseguale ̶ a tratti geniale, un po’ leziosamente neoclassicheggiante in altri passi (tutti tagliati da Lavia, e di questo non gliene faccio proprio una colpa). Si può quindi capire il desiderio di tagliarlo in alcuni punti, la cosa ha però i suoi inconvenienti, soprattutto se poi si eccede nella misura. Va bene anche togliere le parrucche e modernizzare il look però bisognerebbe evitare di cambiare o sminuire il senso della storia.
Tagli a parte, qui mi limito invece a rilevare i due difetti che mi sono parsi più evidenti in questo spettacolo: 1) la recitazione di Karl l’ho trovata troppo falsa, esagitata, sopra le righe; l’attore mi pareva bravo, quindi immagino sia stata una scelta di Lavia, al quale forse è mancato il coraggio di rappresentare Karl in una maniera più nobile e lucida. 2) poi Amelia: perché Amelia, che non ha nulla a che vedere con i masnadieri, che rappresenta la purezza e che ama la parte buona di Karl, è invece vestita e si atteggia da “darkettona” come i masnadieri? sinceramente non capisco il senso di questa scelta.
Comunque, a parte queste osservazioni critiche, credo sia nel complesso uno spettacolo abbastanza riuscito e valga proprio la pena di vederlo, non fosse altro per ascoltare certe stoccate di Schiller che colpiscono con tutta la loro forza intellettuale e poetica ancora oggi ̶ il testo infatti è scritto in prosa ma più di una volta il genio di Schiller tocca, non meno di Shakespeare, le vette della più alta poesia.
Detto per inciso, è impressionante quanti temi di questo dramma siano stati poi ripresi, e in maniera strepitosa, da Dostoevskij: compiere un delitto con un fine nobile, è il tema di Delitto e castigo; il nichilismo, scardinare la società, la gaglioffaggine che si nasconde nei sedicenti rivoluzionari, ecco I Demoni; poi l’ateismo e il parricidio (Schiller sostiene ̶ in maniera scioccante per l’epoca, ma brutale persino oggi ̶ che la sacralità del legame padre-figlio non può venire dal mero fatto biologico ma solo da tutto ciò che il padre fa per il figlio dopo il concepimento), saranno al centro dei Fratelli Karamazov (da notare anche il servo umile, buono e credente ̶ Daniel nei Masnadieri, Grigorij nei Fratelli Karamazov).
Infine, tornando allo spettacolo in questione, va fatto un encomio particolare a Francesco Bonomo, il giovane attore interprete di Franz (il fratello cattivo e deforme di Karl, con esplicito riferimento a Riccardo III), che è riuscito a sostenere sempre in modo credibile, e con bravura spesso virtuosistica, una parte che, per ritmo, lunghezza e intensità, era davvero difficilissima.
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Roma, Teatro India 25 ottobre | 27 novembre 2011, poi in turnée
regia Gabriele Lavia
Cast:
Moor Gianni Giuliano
Karl Simone Toni
Franz Francesco Bonomo
Amalia Cristina Pasino
Spiegelberg Marco Grossi
Schweitzer Filippo Detoro
Grimm Luca Mascolo
Razmann Fabio Casali
Schufterle Giulio Pampiglione
Roller Giovanni Prosperi
Schwarz Alessandro Scaretti
Hermann Michele De Maria
Daniel Daniele Gonciaruk
Frate Moser Giulio Pampiglione, Luca Mannocci, Carlo Sciaccaluga
un prete Andrea Macaluso
1°masnadiero Davide Gagliardini
2°masnadiero Carlo Sciaccaluga
3°masnadiero Luca Mannocci
4°masnadiero Daniele Ciglia
5°masnadiero Daniele Gonciaruk
Karl Simone Toni
Franz Francesco Bonomo
Amalia Cristina Pasino
Spiegelberg Marco Grossi
Schweitzer Filippo Detoro
Grimm Luca Mascolo
Razmann Fabio Casali
Schufterle Giulio Pampiglione
Roller Giovanni Prosperi
Schwarz Alessandro Scaretti
Hermann Michele De Maria
Daniel Daniele Gonciaruk
Frate Moser Giulio Pampiglione, Luca Mannocci, Carlo Sciaccaluga
un prete Andrea Macaluso
1°masnadiero Davide Gagliardini
2°masnadiero Carlo Sciaccaluga
3°masnadiero Luca Mannocci
4°masnadiero Daniele Ciglia
5°masnadiero Daniele Gonciaruk
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
musiche Franco Mussida
luci Simone De Angelis
costumi Andrea Viotti
musiche Franco Mussida
luci Simone De Angelis
