L’affarista di Balzac con Geppy Glaijeses

L’affarista, di Honoreé de Balzac, è una commedia divertente e particolarmente attuale in un periodo di così spregiudicate speculazioni finanziarie; è in scena fino al 21 novembre al teatro Quirino di Roma, con l’ottimo Geppy Glaijeses (direttore artistico del Quirino) nel ruolo del protagonistsa Mercadet, e la regia di Antonio Calenda.
Nonostante sia una commedia brillante, che scorre leggera e ironica fino alla fine, rimane pur sempre una commedia d’autore, che tra un risvolto e l’altro della trama trova sempre il momento per riflettere sui comportamenti dei personaggi, soprattutto sull’arrivismo ̶ del protagonista, ma anche dei suoi creditori, e del pretendente della figlia (quello finto ricco, De la Brive) ̶ che viene contrapposto al desiderio d’onestà della consorte di Mercadet, e della figlia stessa, brutta ma molto intelligente e virtuosa.
Il cuore della vicenda è appunto il matrimonio della figlia con un presunto ricco pretendente. Mercadet tratta la questione come un affare, poiché è l’ultima speranza che ha per tirarsi fuori dalla sua disastrosa condizione finanziaria: con vari escamotage si finge ricco per proporre la figlia come un buon partito a questo, apparentemente ricchissimo, signor De la Brive. Ma la cosa gustosa è che anche De la Brive in realtà è un imbroglione anch’egli inseguito dai debitori, che lo conoscono sotto un altro nome, e spera lui di risollevarsi con questo matrimonio, credendo Mercadet ancora ricchissimo. Tutto questo avviene tra bluff , inganni, e vendite d’azioni sottobanco che mirano a comprare azioni in ribasso e a venderle in rialzo cercando di far guadagni con la speculazione finanziaria giusta… insomma dal 1845 (anno in cui è ambientata la commedia) ad oggi non è cambiato molto. Il quadro è sempre quello di ognuno che vuole fregare l’altro, e quello che frega meglio raggiunge il posto più alto in società, non per niente De la Brive, tra i suoi sogni, ha quello di diventare ministro…
Una delle battute più gustose e significative, è quella che viene ripetuta più di una volta dalla moglie di Mercadet, sia al marito che a De la Brive: “Perché non vi trovate un lavoro onesto?” “Un lavoro?!” rispondono con orrore sia l’uno che l’altro.
Lo spettacolo è ben riuscito, Geppy Glaijeses è davvero simpatico e bravissimo, più volte ha suscitato l’applauso a scena aperta. L’unico difetto mi pare quello riscontrabile nel personaggio della figlia di Mercadet: per imbruttirla, oltre a vestirla in modo ridicolo, hanno scelto di farla muovere e recitare in modo goffo, caricato, insomma da stupida, quando invece il personaggio è tutt’altro che stupido, e anzi molto dolce e di delicati sentimenti, è lei l’“illuminata” della situazione; forse bastava farle il naso finto (ce n’erano tanti…) ma poi farla recitare da persona intelligente. Se il pubblico l’ha gradita ̶ è stata la più applaudita dopo Glaijeses ̶ credo che ciò sia avvenuto in virtù di uno di quei sentimenti “popolari” che non andrebbero alimentati.
Comunque è uno spettacolo da vedere e che ha il pregio di portare sulle scene un testo raramente rappresentato, ma di chiara attualità. Il teatro Quirino offre anche una piccola ma preziosa stagione d’opera, cosa che mi rende alquanto felice, e che depone a onore della sua direzione artistica.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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