“La ci darem al mano” è musica leggera?

Oggi su Radio3 viene trasmessa la prima del Don Giovanni alla Scala di Milano, diretto da Baremboim. Con l’occasione volevo dire due cose sul famoso duettino “La ci darem la mano” che stamattina ho sentito trasmettere già molte volte in varie forme.
L’orecchiabilità di questo che è uno tra i duetti più famosi dell’opera, potrebbe far pensare a qualcuno che sia simile ad una canzone di musica leggera, ma appena si apre lo spartito e lo si osserva un po’ meglio ci si accorge subito che non è così. Prendiamo le prime sette note, quelle sulle parole iniziali “La ci darem la mano” (la-la-si-do#-la-fa-si). Bene, quelle sette note un Ramazzotti  ̶ magari nel momento di più alta ispirazione di tutta la sua vita ̶ forse sarebbe riuscito pure lui a imbroccarle, ma già alla battuta dopo tra lui e Mozart si sarebbe aperto un abisso. Un Ramazzotti infatti avrebbe ripetuto identicamente quelle sette note per due-tre minuti facendoci così tutta la sua bella canzoncina, Mozart invece già all’attacco di “la mi dirai di sì” fa qualcosa che nessun autore di musica leggera avrebbe mai fatto: cala di un semitono (e diventa sol#-sol#-sol#-la-si-mi, facendo quindi anche un’altra variazione). Quel passaggio di un semitono – l’intervallo tonico più piccolo sulla tastiera! – dal la al sol#, che in questo caso è pure il passaggio dalla tonica alla sensibile, riesce ad aggiungere una tensione enorme alla melodia (che spesso neanche i cantanti lirici fanno ben sentire purtroppo!!) e apre un vero e proprio abisso tra il compositore mediocre e il genio. Naturalmente non finisce qui, perché Mozart non si accontenta di questa variazione ma aggiunge qualcosa di nuovo ad ogni battuta!!, seguendo tutte le sfumature del testo, con una sensibilità una fantasia e un’arguzia che lascia davvero senza fiato. Per esempio quando Zerlina inizia a cedere dicendo “presto non son più forte non son più forte” c’è un gioco di semitoni oscillanti che danno proprio l’idea di “vacillare” (è un madrigalismo). Poi quando Don Giovanni riprende la sua peroratio “Vie-ni, vie-ni” sulla semiminima del secondo “vieni” c’è un re-bequadro sforzato (quindi più sentito) che porta all’acme della tensione – con pure una chiara sfumatura comica – e mostra tutta l’attesa, lo spasmo erotico di Don Giovanni che vuole portarsi a letto Zerlina. Dico questo da dilettante, ma un musicista competente sono sicuro che saprebbe sottolineare molti più dettagli (nell’orchestrazione, nell’armonia ecc.) che si nascondono in questo piccolo gioiello musicale. Insomma non è un “duettino” da musica leggera.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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