Prima la musica, poi le parole, l’autobiografia di Riccardo Muti

Quando gli scrittori “professionisti” non sono all’altezza della situazione, può capitare che le cose migliori le scrivano gli outsider, quelli per esempio che venendo da altre esperienze mettono poi per iscritto le loro memorie. È questo il caso dell’autobiografia di Riccardo Muti, pubblicata da Rizzoli in vista dei suoi settant’anni, compiuti qualche mese fa.
Da quando ho iniziato a capire qualche cosa ho adottato come criterio quello di leggere soltanto autori di grande spessore spirituale, a prescindere dal tema trattato, che spesso è secondario. Per esempio tra un libro su Schopenhauer e uno di Schopenhauer preferisco sempre il secondo (e già così vi assicuro che si screma una quantità enorme di libri!). In particolar modo quando si tratta di biografie di grandi personaggi, le deformazioni sono sempre in agguato: un libro su Muti non credo che l’avrei mai degnato di uno sguardo, mentre uno di Muti difficilmente poteva lasciarmi indifferente. E devo dire che non ne sono stato affatto deluso, tanto che l’ho letto tutto “d’un fiato” e con grande interesse.
In primo luogo Muti racconta la sua formazione, cosa interessantissima, soprattutto per un giovane, considerando quanto è difficile diventare uomini completamente realizzati come lui. Dai suoi ricordi emerge quanto sia stato importate l’ambiente esterno: ebbe un padre medico ma tenore dilettante e che credeva nella musica come bagaglio di ogni uomo di cultura, una madre che gli fece prendere lezioni di solfeggio a sette anni, un nonno insegnante di latino che gli impartì una disciplina ferrea… e poi Nino Rota che all’esame di pianoforte lo premiò con un dieci e lode: «Non per come hai suonato, ma per come potrai farlo in futuro» gli disse incoraggiandolo. Lo stesso Rota gli consigliò poi di andare a studiare a Napoli, dove trovò eccellenti musicisti e didatti; fu lì che il direttore del conservatorio, Jacopo Napoli, gli chiese per la prima volta «Hai mai pensato a dirigere?», ed ecco che ‒ inaspettatamente anche per lui stesso ‒ iniziò la sua folgorante carriera di direttore.
Naturalmente se è arrivato dove è arrivato il merito non è stato solo dell’ambiente in cui è nato, ma è stato in primo luogo suo, che con grande spirito di sacrificio e con una dedizione totale ha saputo sfruttare le opportunità concessegli dalla fortuna. Allo stesso tempo però deve far riflettere quanto può significare vivere in un ambiente dove c’è una cultura diffusa e dove la “disciplina” è tenuta nel massimo rispetto, o viceversa quanto sarebbe più difficile realizzarsi in un ambiente più degradato e anarcoide.
Per esempio mi ha colpito l’episodio in cui, in prima media, il suo professore di latino gli chiese che caso fosse «pluit aqua», e poi lo prese per un orecchio per aver detto che era nominativo…! Forse questo era esagerato, ma oggi veramente siamo all’estremo opposto, tanto che in classe un professore fatica a far sentire la propria voce! E quanto allo studio del latino, io stesso di recente mi sono trovato a far delle figuracce, avendo dimenticato parecchie regole. Ora non voglio dar la colpa ad altri, ma è un fatto che a scuola l’ho studiato in pratica solo al biennio del liceo scientifico e in un clima di generale denigrazione (“è una lingua morta, serve solo l’inglese, il computer ecc.”); e adesso che ne riconosco l’importanza, questa parziale lacuna mi infastidisce non poco.
Tornando all’autobiografia di Muti, è bello anche il capitolo sugli incontri importanti, a cominciare da quello con Antonino Votto (su cd, di Votto, si trova la più bella Turandot che abbia mai ascoltato) e poi quelli con Richter, Orff, Vittorio Gui (altro grandissimo direttore, consiglio per esempio il suo Barbiere di Siviglia). Toccante anche la telefonata inaspettata di «una voce molto calda, misteriosa, profonda e ammaliante» che poi dice una frase semplice quanto disarmante: «Sono Maria Callas». Muti la cercava per il Macbeth, la Callas gli rispose citando la Traviata «È tardi». Purtroppo era il 1975 e benché soltanto cinquantenne, lei si era ritirata già da otto anni, e morirà due anni dopo. Nonostante ciò l’idea di cercare una Callas “fuori forma” per il ruolo di Lady Macbeth era semplicemente geniale, poiché corrispondeva perfettamente alle richieste di Verdi che in una lettera diceva di cercare una voce “brutta”, e più attrice che cantante. È un peccato che il progetto non sia andato in porto.
Il libro ha un tono tutt’altro che serioso, ci sono anzi parecchie battute divertenti, di chiara matrice apulo-campana, ma allo stesso tempo, pur senza pretese letterarie, non manca di finezze. Muti infatti ‒ da uomo di vasta cultura qual è ‒ tra un ricordo e l’altro cita con naturalezza Dante, Seneca, Goethe, frasi latine, Nietzsche, e pure diversi scritti, forse meno frequentati ma non meno interessanti, che danno modo di riflettere su parecchi temi legati all’arte e alla vita in generale. Per esempio, nell’ultimo capitolo La musica non ha confini ‒ dove egli racconta anche del suo attuale impegno per portare la musica nelle carceri ‒, mi ha colpito la citazione di un episodio tratto da un libro che non conoscevo, Ultime lettere da Stalingrado (AA.VV., Einaudi 1981), dove si racconta di un ufficiale tedesco che, nel dicembre 1942, durante l’assedio, in un momento di riposo, approfittando di un pianoforte tirato fuori da una casa abbandonata, suonò per i suoi soldati l’Appassionata di Beethoven… (per strada, nel gelo, con i soldati con le coperte tirate fin sopra il naso, che lo ascoltavano attentissimi nonostante gli spari in lontananza, consapevoli che poteva essere l’ultimo piacere della loro vita… impressionante!). Davvero tornano in mente le famose parole di Dostoevskij, ovvero di quella “folle” ma irrinunciabile idea del principe Myŝkin sul potere salvifico della bellezza.
————–
Riccardo Muti, Prima la musica poi le parole ‒ Autobiografia, Rizzoli 2010, 266 pag.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

Lascia un commento