Butterfly a Roma 2012

Èuna Butterfly algida e che non convince completamente, quella in scena in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma.
Il difetto maggiore mi è parso di rilevarlo nella regia, di Giorgio Ferrara, e nelle scene, di Gianni Quaranta, entrambe fredde e stilizzate, incapaci di assecondare il pathos drammatico della partitura, e che anzi spesso l’affossano immobilizzando i cantanti, sparpagliandoli uno lontano dall’altro e tralasciando un’infinità di dettagli del libretto. Una scena paradigmatica sotto questo profilo è l’arrivo di Madama Butterfly, la quale dovrebbe entrare in scena accompagnata e riverita dalle amiche, che invece emergono da un piedistallo in fondo alla scena e lì rimangono immobili come belle statuine; così Cio-Cio-San, la novella sposa, entra da sola e rimane in mezzo al palco abbandonata da tutti. E mentre il libretto e soprattutto la musica prefigurano colori vivi e sgargianti, un tripudio di fiori e ombrelli colorati, tutta la scena è di un tristissimo e monotono marroncino-giallognolo, con soltanto un Budda a destra e una sedia stile Ikea a sinistra. Ugualmente la scena del matrimonio si svolge nell’indifferenza generale e praticamente senza nessuna movenza. Nel programma di sala si parla di una Butterfly “minimalista”: più che minimalista la definirei nichilista! (Omissis sul ridicolo arrivo dello Zio Bonzo appeso alle funi, ricordava certi allestimenti kitsch degli anni ottanta.) Un po’ meglio, sia per le luci che per i colori, il secondo e il terzo atto.
Quanto alla musica, il direttore Pinchas Steinberg, già apprezzato nella Battaglia di Legnano, è stato bravo nelle pagine puramente sinfoniche, mentre quando doveva accompagnare i cantanti ho avuto la netta e terribile impressione che ne sommergesse le voci, schiacciando completamente i personaggi comprimari, e coprendo anche i due protagonisti. In particolare, alla recita a cui ho assistito io (24 febbraio), c’erano Elena Popovskaya nel ruolo del titolo, e Andrea Caré nei panni di Pinkerton. La Popovskaya è stata la più applaudita dal pubblico (a me invece non ha entusiasmato, sia per il vibrato che per una certa freddezza espressiva), mentre Caré è stato applaudito un po’ meno calorosamente ma personalmente è quello che mi è piaciuto di più: voce nobile e solida, mi è parso il più bravo di tutti. Sicuramente è stato penalizzato dal direttore, sia per il suddetto problema di volume dell’orchestra, ma anche per una scelta poco felice del tempo nell’aria “Dovunque al mondo” del primo atto (Puccini scrive “allegro con spirito”, Steinberg ‒ seguendo forse il cattivo esempio di von Karajan ‒ ha optato invece per un “allegro con freno a mano”). Molto applaudita dal pubblico ‒ me compreso ‒ Anna Malavasi che ha offerto un’interpretazione di Suzuki molto intensa, nonostante fosse truccata in modo incomprensibile e il ruolo non presenti particolari exploit. Vincenzo Taormina nel ruolo di Sharpless è quello che ha maggiormente sofferto gli impeti straussiani del direttore, che di fatto l’hanno praticamente annullato.
Complessivamente una Butterfly sufficiente, ma si può fare molto meglio. Se qualcuno volesse ascoltare e vedere quest’opera in tutto il suo splendore non posso fare a meno di ricordare la superba edizione con la Kaibavanska dell’82 all’Arena di Verona, diretta dall’eccellente Maurizio Arena (si trova in dvd).
Per chi volesse un commento sulla Dessì (che stava nel primo cast) rimando a quest’altra recensione.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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