Approfitto del mio blog per pubblicare tre racconti brevi che ho scrittonell’ambito di un corso di scrittura, sul tema comune “Coinquilini e coinquiline”. Questo è il primo, i prossimi due seguiranno con cadenza settimanale. Buona lettura!
‒ Ciao, io sono Milena ‒ disse la nuova arrivata, accompagnando le sue parole con un largo sorriso.
‒ Piacere, Rossana ‒ rispose l’altra con non minore cortesia.
Era il primo febbraio, adesso anche la terza stanza era affittata e la casa era al completo.
Milena studiava lettere, Rossana scienze politiche, erano ragazze normali, entrambe sui ventidue anni. Ciascuna mostrò grande apprezzamento per il taglio di capelli dell’altra e si scambiarono subito l’amicizia su facebook.
‒ Questa è la mia stanza? Ah, che carina… ‒ disse Milena guardandosi attorno. ‒ Chi c’era prima di me?
‒ Un’altra ragazza ‒ rispose Rossana un po’ evasivamente. ‒ Quest’altra invece è la mia camera.
‒ Uh, che bello, abbiamo le stanze vicine ‒ osservò Milena. ‒ E com’è pulita la casa! Penso proprio che mi troverò bene, mi dispiace che debba rimanere solo un mese… sì, poi parto per l’Erasmus.
‒ Ah… e dove vai?
‒ A Lione. Pensa, viene anche il mio ragazzo, abbiamo già il biglietto dell’aereo!
‒ Con il tuo ragazzo? ‒ esclamò Rossana, tutta contenta. ‒ Sicuramente sarà un’esperienza fantastica! Peccato, però, che resterai qui così poco! Già… ‒ aggiunse con un velo di amarezza, ‒ chissà chi mi capiterà dopo di te… avessi visto la tipa che c’era prima: semplicemente insopportabile! Tu, invece, si vede che sei una personcina a modo.
‒ Grazie Rossana, sei troppo gentile, anch’io già sento che sarà difficile far le valigie. ‒ Poi indicando una porta chiusa, aggiunse: ‒ E la terza stanza di chi è?
‒ È di un ragazzo… ma è partito per Barcellona, starà fuori almeno un paio di settimane. ‒ Poi, cambiando subito argomento, aggiunse: ‒ Senti, come ci organizziamo per i turni in bagno la mattina? Sono sicura che ci metteremo d’accordo. Io ho lezione presto, perciò mi servirebbe il bagno tra le 7:30 e le 8:00, a te va bene?
‒ Mm, accidenti… in realtà anche a me farebbe comodo proprio in quell’orario… però se tu anticipassi di un quarto d’ora, potrei farcela lo stesso, dovrebbe essermi sufficiente uscire alle 8:30.
All’idea di dover anticipare la propria sveglia di quindici minuti, per consentire alla nuova arrivata, di stare ben tre quarti d’ora in bagno, il bel sorriso di Rossana sembrò adombrarsi. Ma dopo un attimo di esitazione, e in nome della nuova amicizia, acconsentì senza resistenze: “Tanto è solo per quattro settimane”, pensò.
Raggiunto l’accordo, le due iniziarono a chiamarsi, con grande affettuosità, Mile e Rosy, compiangendo il fatto che avrebbero dovuto separarsi di lì a un mese soltanto, e che oltretutto, avendo orari discordi, avrebbero avuto poco tempo per conoscersi meglio.
In realtà, gli erano bastate già poche battute, per constatare, che non avevano molto in comune. Ciononostante, i primi due giorni di convivenza, imbellettati da un più che abbondante strato di cortesia, trascorsero senza particolari contrasti.
La prima vera incrinatura si verificò invece il terzo giorno, un mercoledì sera, quando Milena si presentò a casa con un gattino spelacchiato:
‒ Rosy, guarda cosa ho trovato qui sotto!
‒ Ah ‒ rispose seccamente Rossana. ‒ Ma io sono allergica ai gatti.
‒ Sul serio?
‒ Non proprio allergica… semplicemente non li soffro, ecco.
‒ Oh, Rosy, io non ho cuore a riportarlo in strada col freddo di febbraio.
‒ È la legge della natura, ‒ sentenziò Rossana, ‒ sarà cibo per qualche altro animale.
‒ Dai, Rossana, non ti facevo così senza cuore!
‒ Va bene, Milena, però occupatene tu: io non voglio saperne niente.
Da quel momento in poi, le incrinature, si moltiplicarono. Senza entrare nei dettagli ‒ a volte è sufficiente un tono di voce appena troppo acuto, una risposta un po’ secca, uno sbuffo o una parola non detta, per stabilire un contrasto ‒ basti dire che, aumentando la confidenza, diminuivano pure la tolleranza e la cortesia.
L’acredine di Rossana ebbe un’ulteriore impennata due giorni dopo, quando, con suo sommo orrore, trovò dei peli di gatto in cucina. “Come volevasi dimostrare”, pensò, non senza una certa soddisfazione. Già stava per bussare a Milena con il ciuffo di peli in mano, quando udì qualcuno che apriva la porta d’ingresso: era Luca che ritornava da Barcellona.
Immediatamente, Rossana sgusciò in bagno e buttò i peli nello scarico; poi, dopo essersi data, in fretta e furia, una rassettata davanti allo specchio, uscì e andò a salutarlo:
‒ Ciao Luca! Sei già tornato? Pensavo che saresti rimasto a Barcellona fino a domenica!
‒ Ho litigato con Marta e sono tornato prima.
‒ Oh, come mi dispiace! ‒ disse Rossana, mal celando uno sbocco di gioia.
‒ Mah… chissenefrega, morto un papa se ne fa un altro ‒ disse Luca alzando le spalle.
A quelle parole, Rossana, udì un coro di angeli intonare un canto soave, accompagnato da un’orchestra di cherubini; sentì gli uccellini cinguettare, e vide i fiori che sbocciavano nel mezzo dell’inverno.
‒ Eh, purtroppo… ‒ disse Rossana ‒ sono cose che capitano… Però te l’avevo detto che non era il tuo tipo… Senti, visto che sono quasi le otto e immagino avrai fame, perché non ordiniamo una pizza?
‒ Sì, va bene… Oh, e da dove spunta questo bel micetto? Non eri allergica ai gatti?
‒ Ah, quello…? sai, l’ha trovato per strada la nuova inquilina.
Proprio in quel mentre, come per caso, Milena uscì dalla sua stanza con indosso una delle sue camicette più attillate, e si presentò a Luca con gran scioltezza e affabilità.
Ed ecco che gli angeli smisero di cantare, i cherubini rimisero viole, violini e violoncelli nelle rispettive custodie, gli uccelletti si zittirono, e l’inverno, per Rossana, tornò grigio e senza fiori come prima.
Nel presentarsi, Milena, disse soltanto: ‒ Ciao. ‒ E tuttavia lo disse con un tono così dolce, e un sorriso così languido, che qualsiasi ragazzo, non completamente addormentato, avrebbe intuito tutto quello che c’era da intuire. Luca, dal canto suo, essendo un bel ragazzo, alto, biondo e dalle spalle robuste, aveva già acquisito una certa esperienza di quei sorrisi. Così, anche senza capire niente di scienze politiche e psicologia teoretica, ma avendo anzi una visione del mondo assai superficiale (limitata, essenzialmente, al suo diplomino d’istruttore di basket), non tardò tuttavia a comprendere l’esatto significato extrasemantico di quel “ciao”, e procedette secondo il suo semplice e collaudato protocollo:
‒ Che pizza prendi? ‒ le chiese, componendo il numero della pizzeria, e, soprattutto, fissandola con sguardo intenso e significativo.
‒ Col salame ‒ rispose Milena.
‒ Piccante?
‒ Molto piccante.
‒ Mm, quasi quasi… ‒ disse Luca sorridendole. ‒ Pronto? Due pizze al salame piccante… Basta così? Sì… ah no, aspetti… ‒ aggiunse, cadendogli per sbaglio lo sguardo su Rossana. ‒ Tu, invece, la solita margherita?
‒ Sì ‒ rispose cupamente Rossana, il cui volto, nel frattempo, si era fatto grigio-pavimento. Ma dentro di sé promise battaglia, e alla prima occasione (per quanto non c’entrasse nulla col discorso) passò al contrattacco:
‒ Peccato che Milena starà con noi soltanto un mese… già, poi parte per l’Erasmus con il suo ragazzo.
‒ In effetti potrei ancora rinunciare ‒ precisò Milena. ‒ Sai, devo pensarci un po’.
‒ Ma… il biglietto dell’aereo?
‒ Era un low-cost.
‒ E… il tuo ragazzo?
‒ Eh, si sa queste cose come vanno… ‒ replicò Milena, fingendo un’aria vagamente malinconica. ‒ Oggi si sta insieme, domani chissà…
‒ A chi lo dici, anch’io mi sono appena lasciato… ‒ buttò lì Luca, approfittando del canestro facile.
Ma ecco che suonò il citofono: era il corriere con le pizze.
‒ Già arrivate? ‒ disse Milena, guardando Luca tutta ammirata, come se fosse stato merito di Luca.
‒ La pizzeria sta qui sotto ‒ le fece notare seccamente Rossana.
Il discorso cadde, poi, sulla questione della nuova linea TAV in val di Susa. Appena Milena disse di essere favorevole, Rossana, naturalmente, si schierò contro. Per quanto nessuna delle due conoscesse approfonditamente la questione, ne nacque tuttavia un aspro dibattito, basato su quelle poche notizie di seconda mano, note a tutti: ‒ C’è amianto nelle montagne ‒ diceva una. ‒ Ma hanno spostato la linea ‒ controbatteva l’altra. ‒ Se i sindaci protestano ci sarà un motivo. ‒ Eccetera eccetera.
‒ Tu cosa ne pensi, Luca? ‒ disse a un tratto Rossana, sperando di averlo dalla propria parte.
Ma Luca fece spallucce:
‒ Bah… non so, alla fine… chissenefrega.
‒ Va bene, ‒ sbottò Rossana, ‒ ma se uno non si informa, come fa a votare alle elezioni?
‒ Ah-ah, io voto Rolling Stones ‒ disse Luca. ‒ Prima ci scrivevo Forza Roma pensando che annullassero la scheda, poi un giorno mi hanno detto che avevo votato per un partito che si chiamava veramente così… da allora scrivo sempre Rolling Stones.
‒ Sì, ‒ lo appoggiò Milena, ‒ fai bene, anche a me la politica fa schifo.
‒ E bravi, ‒ esclamò Rossana ormai con aperto disprezzo, ‒ se tutti fossero come voi la società andrebbe a rotoli.
‒ Secondo me ‒ disse candidamente Milena, ‒ le donne che si occupano di politica, lo fanno perché non hanno un ragazzo.
Rossana, fattasi rossa cremisi in volto, disse che non aveva più fame, e senza rispondere all’oltraggio subìto, si ritirò sdegnata in camera sua.
Nella notte, si udirono, dalla camera attigua, rumori non del tutto indecifrabili. Qualcuno avrebbe detto serenate d’archi cherubiche, qualcun altro, più prosaicamente, molle di materasso. (Queste cose, i bravi narratori onniscienti, pur conoscendole fin nei dettagli più scabrosi e miserevoli, le lasciano all’immaginazione del lettore).
I giorni seguenti furono terribili per la povera Rossana, che versò amare lacrime sulla sua disgrazia: “Come con l’inquilina precedente! Maiale! Sgualdrina!”, gridava dentro di sé, nei momenti di maggior patimento morale.
Una notte fredda e piovosa, dopo una giornata particolarmente umiliante per il suo orgoglio, Rossana, sul suo diario, scrisse queste riflessioni:
«Le finte amicizie sono come l’eternit, all’inizio e finché non le tocchi rimangono inerti, ma, col passare del tempo, si sfaldano sempre più, e ti avvelenano l’aria».
Infine, il ventotto febbraio, divenne chiaro che Milena aveva rinunciato all’Erasmus. Ciò nondimeno, qualcuno che riempì un paio di valigie, ci fu lo stesso. E non fu Luca.
‒ Piacere, Rossana ‒ rispose l’altra con non minore cortesia.
Era il primo febbraio, adesso anche la terza stanza era affittata e la casa era al completo.
Milena studiava lettere, Rossana scienze politiche, erano ragazze normali, entrambe sui ventidue anni. Ciascuna mostrò grande apprezzamento per il taglio di capelli dell’altra e si scambiarono subito l’amicizia su facebook.
‒ Questa è la mia stanza? Ah, che carina… ‒ disse Milena guardandosi attorno. ‒ Chi c’era prima di me?
‒ Un’altra ragazza ‒ rispose Rossana un po’ evasivamente. ‒ Quest’altra invece è la mia camera.
‒ Uh, che bello, abbiamo le stanze vicine ‒ osservò Milena. ‒ E com’è pulita la casa! Penso proprio che mi troverò bene, mi dispiace che debba rimanere solo un mese… sì, poi parto per l’Erasmus.
‒ Ah… e dove vai?
‒ A Lione. Pensa, viene anche il mio ragazzo, abbiamo già il biglietto dell’aereo!
‒ Con il tuo ragazzo? ‒ esclamò Rossana, tutta contenta. ‒ Sicuramente sarà un’esperienza fantastica! Peccato, però, che resterai qui così poco! Già… ‒ aggiunse con un velo di amarezza, ‒ chissà chi mi capiterà dopo di te… avessi visto la tipa che c’era prima: semplicemente insopportabile! Tu, invece, si vede che sei una personcina a modo.
‒ Grazie Rossana, sei troppo gentile, anch’io già sento che sarà difficile far le valigie. ‒ Poi indicando una porta chiusa, aggiunse: ‒ E la terza stanza di chi è?
‒ È di un ragazzo… ma è partito per Barcellona, starà fuori almeno un paio di settimane. ‒ Poi, cambiando subito argomento, aggiunse: ‒ Senti, come ci organizziamo per i turni in bagno la mattina? Sono sicura che ci metteremo d’accordo. Io ho lezione presto, perciò mi servirebbe il bagno tra le 7:30 e le 8:00, a te va bene?
‒ Mm, accidenti… in realtà anche a me farebbe comodo proprio in quell’orario… però se tu anticipassi di un quarto d’ora, potrei farcela lo stesso, dovrebbe essermi sufficiente uscire alle 8:30.
All’idea di dover anticipare la propria sveglia di quindici minuti, per consentire alla nuova arrivata, di stare ben tre quarti d’ora in bagno, il bel sorriso di Rossana sembrò adombrarsi. Ma dopo un attimo di esitazione, e in nome della nuova amicizia, acconsentì senza resistenze: “Tanto è solo per quattro settimane”, pensò.
Raggiunto l’accordo, le due iniziarono a chiamarsi, con grande affettuosità, Mile e Rosy, compiangendo il fatto che avrebbero dovuto separarsi di lì a un mese soltanto, e che oltretutto, avendo orari discordi, avrebbero avuto poco tempo per conoscersi meglio.
In realtà, gli erano bastate già poche battute, per constatare, che non avevano molto in comune. Ciononostante, i primi due giorni di convivenza, imbellettati da un più che abbondante strato di cortesia, trascorsero senza particolari contrasti.
La prima vera incrinatura si verificò invece il terzo giorno, un mercoledì sera, quando Milena si presentò a casa con un gattino spelacchiato:
‒ Rosy, guarda cosa ho trovato qui sotto!
‒ Ah ‒ rispose seccamente Rossana. ‒ Ma io sono allergica ai gatti.
‒ Sul serio?
‒ Non proprio allergica… semplicemente non li soffro, ecco.
‒ Oh, Rosy, io non ho cuore a riportarlo in strada col freddo di febbraio.
‒ È la legge della natura, ‒ sentenziò Rossana, ‒ sarà cibo per qualche altro animale.
‒ Dai, Rossana, non ti facevo così senza cuore!
‒ Va bene, Milena, però occupatene tu: io non voglio saperne niente.
Da quel momento in poi, le incrinature, si moltiplicarono. Senza entrare nei dettagli ‒ a volte è sufficiente un tono di voce appena troppo acuto, una risposta un po’ secca, uno sbuffo o una parola non detta, per stabilire un contrasto ‒ basti dire che, aumentando la confidenza, diminuivano pure la tolleranza e la cortesia.
L’acredine di Rossana ebbe un’ulteriore impennata due giorni dopo, quando, con suo sommo orrore, trovò dei peli di gatto in cucina. “Come volevasi dimostrare”, pensò, non senza una certa soddisfazione. Già stava per bussare a Milena con il ciuffo di peli in mano, quando udì qualcuno che apriva la porta d’ingresso: era Luca che ritornava da Barcellona.
Immediatamente, Rossana sgusciò in bagno e buttò i peli nello scarico; poi, dopo essersi data, in fretta e furia, una rassettata davanti allo specchio, uscì e andò a salutarlo:
‒ Ciao Luca! Sei già tornato? Pensavo che saresti rimasto a Barcellona fino a domenica!
‒ Ho litigato con Marta e sono tornato prima.
‒ Oh, come mi dispiace! ‒ disse Rossana, mal celando uno sbocco di gioia.
‒ Mah… chissenefrega, morto un papa se ne fa un altro ‒ disse Luca alzando le spalle.
A quelle parole, Rossana, udì un coro di angeli intonare un canto soave, accompagnato da un’orchestra di cherubini; sentì gli uccellini cinguettare, e vide i fiori che sbocciavano nel mezzo dell’inverno.
‒ Eh, purtroppo… ‒ disse Rossana ‒ sono cose che capitano… Però te l’avevo detto che non era il tuo tipo… Senti, visto che sono quasi le otto e immagino avrai fame, perché non ordiniamo una pizza?
‒ Sì, va bene… Oh, e da dove spunta questo bel micetto? Non eri allergica ai gatti?
‒ Ah, quello…? sai, l’ha trovato per strada la nuova inquilina.
Proprio in quel mentre, come per caso, Milena uscì dalla sua stanza con indosso una delle sue camicette più attillate, e si presentò a Luca con gran scioltezza e affabilità.
Ed ecco che gli angeli smisero di cantare, i cherubini rimisero viole, violini e violoncelli nelle rispettive custodie, gli uccelletti si zittirono, e l’inverno, per Rossana, tornò grigio e senza fiori come prima.
Nel presentarsi, Milena, disse soltanto: ‒ Ciao. ‒ E tuttavia lo disse con un tono così dolce, e un sorriso così languido, che qualsiasi ragazzo, non completamente addormentato, avrebbe intuito tutto quello che c’era da intuire. Luca, dal canto suo, essendo un bel ragazzo, alto, biondo e dalle spalle robuste, aveva già acquisito una certa esperienza di quei sorrisi. Così, anche senza capire niente di scienze politiche e psicologia teoretica, ma avendo anzi una visione del mondo assai superficiale (limitata, essenzialmente, al suo diplomino d’istruttore di basket), non tardò tuttavia a comprendere l’esatto significato extrasemantico di quel “ciao”, e procedette secondo il suo semplice e collaudato protocollo:
‒ Che pizza prendi? ‒ le chiese, componendo il numero della pizzeria, e, soprattutto, fissandola con sguardo intenso e significativo.
‒ Col salame ‒ rispose Milena.
‒ Piccante?
‒ Molto piccante.
‒ Mm, quasi quasi… ‒ disse Luca sorridendole. ‒ Pronto? Due pizze al salame piccante… Basta così? Sì… ah no, aspetti… ‒ aggiunse, cadendogli per sbaglio lo sguardo su Rossana. ‒ Tu, invece, la solita margherita?
‒ Sì ‒ rispose cupamente Rossana, il cui volto, nel frattempo, si era fatto grigio-pavimento. Ma dentro di sé promise battaglia, e alla prima occasione (per quanto non c’entrasse nulla col discorso) passò al contrattacco:
‒ Peccato che Milena starà con noi soltanto un mese… già, poi parte per l’Erasmus con il suo ragazzo.
‒ In effetti potrei ancora rinunciare ‒ precisò Milena. ‒ Sai, devo pensarci un po’.
‒ Ma… il biglietto dell’aereo?
‒ Era un low-cost.
‒ E… il tuo ragazzo?
‒ Eh, si sa queste cose come vanno… ‒ replicò Milena, fingendo un’aria vagamente malinconica. ‒ Oggi si sta insieme, domani chissà…
‒ A chi lo dici, anch’io mi sono appena lasciato… ‒ buttò lì Luca, approfittando del canestro facile.
Ma ecco che suonò il citofono: era il corriere con le pizze.
‒ Già arrivate? ‒ disse Milena, guardando Luca tutta ammirata, come se fosse stato merito di Luca.
‒ La pizzeria sta qui sotto ‒ le fece notare seccamente Rossana.
Il discorso cadde, poi, sulla questione della nuova linea TAV in val di Susa. Appena Milena disse di essere favorevole, Rossana, naturalmente, si schierò contro. Per quanto nessuna delle due conoscesse approfonditamente la questione, ne nacque tuttavia un aspro dibattito, basato su quelle poche notizie di seconda mano, note a tutti: ‒ C’è amianto nelle montagne ‒ diceva una. ‒ Ma hanno spostato la linea ‒ controbatteva l’altra. ‒ Se i sindaci protestano ci sarà un motivo. ‒ Eccetera eccetera.
‒ Tu cosa ne pensi, Luca? ‒ disse a un tratto Rossana, sperando di averlo dalla propria parte.
Ma Luca fece spallucce:
‒ Bah… non so, alla fine… chissenefrega.
‒ Va bene, ‒ sbottò Rossana, ‒ ma se uno non si informa, come fa a votare alle elezioni?
‒ Ah-ah, io voto Rolling Stones ‒ disse Luca. ‒ Prima ci scrivevo Forza Roma pensando che annullassero la scheda, poi un giorno mi hanno detto che avevo votato per un partito che si chiamava veramente così… da allora scrivo sempre Rolling Stones.
‒ Sì, ‒ lo appoggiò Milena, ‒ fai bene, anche a me la politica fa schifo.
‒ E bravi, ‒ esclamò Rossana ormai con aperto disprezzo, ‒ se tutti fossero come voi la società andrebbe a rotoli.
‒ Secondo me ‒ disse candidamente Milena, ‒ le donne che si occupano di politica, lo fanno perché non hanno un ragazzo.
Rossana, fattasi rossa cremisi in volto, disse che non aveva più fame, e senza rispondere all’oltraggio subìto, si ritirò sdegnata in camera sua.
Nella notte, si udirono, dalla camera attigua, rumori non del tutto indecifrabili. Qualcuno avrebbe detto serenate d’archi cherubiche, qualcun altro, più prosaicamente, molle di materasso. (Queste cose, i bravi narratori onniscienti, pur conoscendole fin nei dettagli più scabrosi e miserevoli, le lasciano all’immaginazione del lettore).
I giorni seguenti furono terribili per la povera Rossana, che versò amare lacrime sulla sua disgrazia: “Come con l’inquilina precedente! Maiale! Sgualdrina!”, gridava dentro di sé, nei momenti di maggior patimento morale.
Una notte fredda e piovosa, dopo una giornata particolarmente umiliante per il suo orgoglio, Rossana, sul suo diario, scrisse queste riflessioni:
«Le finte amicizie sono come l’eternit, all’inizio e finché non le tocchi rimangono inerti, ma, col passare del tempo, si sfaldano sempre più, e ti avvelenano l’aria».
Infine, il ventotto febbraio, divenne chiaro che Milena aveva rinunciato all’Erasmus. Ciò nondimeno, qualcuno che riempì un paio di valigie, ci fu lo stesso. E non fu Luca.
(C) Marco Pizzi.
