Non c’è niente da fare, la musica di Rossini vince su tutto, riuscendo a scavalcare anche una regia non certo esaltante come quella che è in scena al Teatro dell’Opera di Roma fino al 24 aprile (e poi a Trieste). È divertente ricordare a questo proposito l’aneddoto di Schopenhauer, il quale entrando in un’osteria trovò dei commensali che, per sfottere Rossini, si erano messi a cantare la lista delle pietanze su una sua melodia: lo colpì il fatto che la musica era talmente potente da riuscire a sovrastare la volgarità dei cantori.
Nello spettacolo in questione non ci sono volgarità, quanto piuttosto costumi troppo farseschi, scene stranianti, mimi che compiono buffonate lungo quasi tutto il corso dell’opera, e poi il sosia di Rossini che ogni tanto si affaccia sulla scena senza motivo… insomma le solite stravaganze a cui siamo costretti a fare il callo da diversi anni. La musica naturalmente è l’apoteosi dell’arguzia, del divertimento e della gioia di vivere… lungi da me un Barbiere“barboso”! però una commedia non è una farsae neanche questo regista, Ruggero Cappuccio, sembra comprenderlo.
Ad ogni modo, ripeto, lo spettacolo si regge e rimane godibile. Abbastanza buona ‒ nonostante lo sfondo ‒ la recitazione degli attori; soltanto il Conte d’Almaviva, Alessandro Luciano, gesticolava decisamente troppo, soprattutto nel secondo atto.
La Rosina della Comparato certo non raggiungeva il volume e la classe della Callas (vedi il concerto del ’58 a Parigi…), però non mi è dispiaciuta, anzi l’ho trovata molto gradevole sia nel canto che nella recitazione; Don Basilio e Figaro, rispettivamente Mikhail Korobeynikov e Vincenzo Taormina, sono stati i più applauditi della serata.
La direzione di Bruno Campanella è stata discreta ma non esaltante, un po’ di “piglio” in più l’avrei gradito senz’altro (è considerato uno “specialista” del genere ma, chissà perché, nessun grande direttore è stato “specialista”…); il pubblico l’ha contraccambiato applaudendolo tiepidamente. (Per quanto riguarda la direzione, un’edizione esemplare è invece quella di Vittorio Gui del ’63 per la Emi; ma anche quella che ci regalò Gelmetti qualche anno fa mi piacque moltissimo).
Per chiudere con qualche parola sull’opera, forse non fa male ricordare che Berlioz, tutt’altro che accomodante come critico musicale, nelle Serate d’orchestra definisce il Barbiere di Siviglia un «étincelant chef-d’oeuvre», e nelle Memorie lo annovera senza esitazioni tra i capolavori del suo secolo. Verdi poi considerava il Barbiere di Siviglia«per abbondanza di idee, per verve comica, per verità di declamazione, la più bella opera buffa che esista», ponendola addirittura al di sopra del Guillaume Tell: «malgrado tutto il suo genio, nel Guillaume Tell si scorge questa fatale atmosfera dell’Opéra, e qualche volta, benché più di rado che negli altri autori, si sente […] che l’andamento non è così franco e sicuro come nel Barbiere» (da Verdi, Lettere e Libretti, Mondadori).
Infine è bello constatare il tutto esaurito, però fa rabbia che ci siano così poche recite per un titolo del genere e che quindi molti spettatori siano rimasti fuori (i biglietti erano introvabili già da un mese).
Il cast completo
| Direttore | Bruno Campanella |
| Regia | Ruggero Cappuccio |
| Maestro del Coro | Gea Garatti Ansini |
| Scene | Carlo Savi |
| Costumi | Carlo Poggioli |
| Luci | Agostino Angelini |
Interpreti
| Il Conte d’Almaviva | Juan Francisco Gatell / |
| Alessandro Luciano 19, 21 | |
| Bartolo | Paolo Bordogna / |
| Marco Camastra 19, 21 | |
| Rosina | Annalisa Stroppa / |
| Marina Comparato 19, 21, 24 | |
| Figaro | Alessandro Luongo / |
| Vincenzo Taormina 19, 21 | |
| Basilio | Nicola Ulivieri / |
| Mikhail Korobeynikov 19, 21 | |
| Berta | Laura Cherici |
| Fiorello | Ilia Silchukov |
| Un Ufficiale | Fabio Tinalli / |
| Daniele Massimi 19, 21, 24 |
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA
Nuovo allestimento in coproduzione con il Teatro G. Verdi di Trieste
