In questa riduzione teatrale delle Affinità elettive di Goethe, viene enucleata, in maniera sintetica ma efficace (lo spettacolo dura poco più di un’ora), la trama fondamentale del romanzo, cioè lo “scambio” delle due coppie protagoniste. I due coniugi Edoardo e Carlotta invitano nella loro tenuta un amico, il Capitano, il quale sta passando un brutto periodo, essendo solo e senza lavoro. Hanno quindi l’idea di fargli conoscere una giovane ragazza, Ottilia, la figlia adottiva di Carlotta, sperando di favorirne l’unione. Il risultato, come tutti sanno, sarà un po’ diverso da ciò che si aspettavano.
Da questa storia Goethe trae l’occasione per analizzare nel profondo quattro personalità che vivono quattro drammi diversi, pur strettamente annodati; ma soprattutto trae l’occasione per trattare una serie di temi che ruotano attorno al matrimonio, al divorzio, e all’amore in generale.
Particolarmente gustosa è la tesi del Conte (nella riduzione, questo intervento è affidato a Edoardo), secondo cui il matrimonio dovrebbe avere «scadenza quinquennale» da rinnovare solo se è il caso… Perlomeno, se uno dei due volesse continuare, «la gentilezza crescerebbe quanto più ci si avvicina alla scadenza». Un matrimonio dovrebbe poi ritenersi indissolubile «soltanto quando entrambi i contraenti, o almeno uno, si fossero sposati per la terza volta».
Ma, tornando alla recensione dello spettacolo, è presto fatta: ottimigli attori, soprattutto Vittorio Vannutelli, Annalisa Biancofiore e Mauro Mandolini; discreta la riduzione teatrale, di Ilaria Testoni (anche regista); pessime, come due patacche su un bel vestito, le due scene a sfondo erotico. Soprattutto la seconda, dove si simula un rapporto sessuale vero e proprio. Èun peccato che una messa in scena così buona sia rovinata, di proposito, da due cadute di stile così gratuite e volgari. E non mi vengano a dire che nelle Affinità elettive c’è effettivamente quella scena (alla fine del capitolo XI), perché Goethe la descrive con una delicatezza e una profondità introspettiva del tutto incompatibile con una muta e brutale “trasposizione” scenica!
Non capiscono, i registi, che mettendo il sesso sulla scena si passa dalla sfera del raziocinio e delle emozioni, a quella animalesca degli istinti più brutali? Serve andare a teatro per vedere una scena di sesso? Che insegnamento ci si può trarre? Posso capirlo in un film di Vanzina, che non ha assolutamente niente da proporre oltre le curve di qualche attrice: ma quando si sta recitando un testo pieno di poesia, di acute osservazioni, di originalità, come quello di Goethe, che c’entra una scena di sesso esplicita? Eppure sembra quasi che i registi attuali si sentano “in dovere” ‒ che sia Goethe, Shakespeare, o Goldoni, poco importa ‒ di buttarci dentro, al primo pretesto, qualche sozzeria plateale. Sarà invidia?
A ogni modo, ripeto, è uno spettacolo che, a parte le due suddette “patacche”, non sconsiglio: anzi, di questi tempi, è pure al di sopra della media. Magari, ecco, non portateci i bambini.
Fino al 31 maggio al Teatro Arcobaleno.
LE AFFINITÀ ELETTIVE
da Wolfgang Goethe
Drammaturgia e Regia Ilaria Testoni
musiche Giovanni Zappalorto
Con (in ordine di apparizione) Annalisa Biancofiore, Mauro Mandolini, Vittorio Vannutelli, Giulia Adami
da Wolfgang Goethe
Drammaturgia e Regia Ilaria Testoni
musiche Giovanni Zappalorto
Con (in ordine di apparizione) Annalisa Biancofiore, Mauro Mandolini, Vittorio Vannutelli, Giulia Adami
