L’Attila di Verdi diretto da Muti a Roma (senza sovratitoli)

«Li amici miei vogliono che questa sia la migliore delle mie opere; il pubblico quistiona: io credo che non sarà inferiore a nissuna delle altre mie. Il tempo deciderà». Questa lettera di Verdi del 1846 mostra quanto il compositore considerasse questa sua opera, per quanto in effetti il tempo ha deciso diversamente. Tuttavia Riccardo Muti sembra dargli ragione dato che la ripropone spesso, e anche stavolta con un grande successo di pubblico.
Si tratta di un’opera sanguigna, per certi versi affine al Macbeth, dove incombono la brama di potere, il tradimento, la vendetta del padre ucciso, perfino lo spettro… Io l’ho vista ieri per la prima volta, le scene che ho trovato più impressionanti sono, naturalmente, quelle corali e a piena orchestra; quella più suggestiva, oltre al preludio iniziale, è invece l’aria di Odabella nel primo atto (interpretata splendidamente dalla Serjan, che è stata subissata dai “brava”). Molto intensa è stata anche la scena degli eremiti che prendono l’eucarestia: non so se c’era un’intenzione del regista, che forse ha voluto alludere alla scena analoga del Parsifal (di quarant’anni successivo). In effetti la didascalia del libretto descriveva uno scenario un po’ diverso… a cominciare dagli eremiti che, con quelle tuniche nere, sembravano piuttosto dei preti moderni.
A ogni modo la regia di Pier Luigi Pizzi (no, non siamo parenti), seppur infedele in quasi tutto alle didascalie del libretto, si è mantenuta su un tono austero ed elegante, conforme alla storia e complessivamente abbastanza apprezzabile, per quanto le lodi sperticate che ho letto in altre recensioni mi sembrano un po’ eccessive. Bello il mantello rosso di Attila, ma forse gli si poteva mettere una maglietta invece di lasciarlo a torso nudo… Anchela scelta di far tenere a Odabella sempre la daga in mano (con cui poi ucciderà Attila) risultaun po’ prevedibile. Inoltre la fissità di uno scenario praticamente unico (mentre la storia si svolge in luoghi diversi) non rende a pieno il dinamismo della trama.
Quanto alle voci vanno segnalate tre prove eccellenti, in primis quella del soprano Tatiana Serjan nel ruolo di Odabella, e poi il basso Ildar Abdrazakov, nel ruolo del titolo; notevole anche Nicola Alaimo, nel ruolo di Ezio, una voce in grado di riempire il teatro. Non lo stesso si può dire del tenore Giuseppe Gipali, il cui volume di voce era nettamente inferiore agli altri. Ho temuto anche che gli cedesse la voce ‒ dall’inizio del secondo atto è andato a risparmio ‒, comunque è riuscito a chiudere dignitosamente. In sua difesa c’è il fatto che l’orchestra era moltosostanziosa, il golfo mistico era completamente pieno di strumenti, per esempio ho contato ben settecontrabbassi (cosa che un po’ stupisce, dato che nel 1846 gli strumenti erano anche meno sonori dei nostri).
Infine, devo dirlo: mi ha molto infastidito l’assenza dei sovratitoli. Era già successo in Macbeth, e a questo punto immagino sia una scelta di Muti, perché in tutte le altre opere c’erano (anche in quelle italiane, come il Barbiere di Siviglia). Io l’ho trovata una scelta sbagliata, o perlomeno incomprensibile. Pur avendo letto il libretto prima di vedere l’opera, ho avuto difficoltà a seguire la storia ‒ e come me penso chiunque ‒ dato che dai cantanti, per quanto bravissimi, non sono riuscito a cogliere che qualche parola isolata: ma tra cantanti stranieri, italiano “solera-piavesco”, la musica… cosa si poteva sperare? Giusto chi sapeva il libretto a memoria poteva capirli… Inutile dire che non capire le parole pone una barriera tra il dramma e gli spettatori, soprattutto perché la musica di Verdi parte dalla parola, e una gran dose del piacere sta nel vedere come la parola viene esaltata dalla musica. Il fatto che alla fine si applaude non c’entra, anch’io ho applaudito e gridato “bravo” ai cantanti.
Direttore Riccardo Muti
Regia, scene e costumi Pier Luigi Pizzi
Maestro del Coro Roberto Gabbiani
Luci Vincenzo Raponi
Movimenti coreografici Roberto Maria Pizzuto
Interpreti
Attila Ildar Abdrazakov
Ezio Nicola Alaimo
Odabella Tatiana Serjan
Foresto Giuseppe Gipali
Uldino Antonello Ceron
Leone Luca Dall’Amico
ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA
Nuovo allestimento

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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