Ibsen: Un nemico del popolo e i disastri ambientali

Tra i dodici “drammi moderni” di Ibsen, Un nemico del popolo, è uno di quelli più interessanti dal punto di vista filosofico, e anche uno dei più attuali, se pensiamo per esempio alla vicenda dell’Eternit, o a molti altri disastri ambientali causati da una colpevole ‒ e spesso interessata ‒ sottovalutazione del rischio (non ultimi, i recenti crolli dei capannoni costruiti senza criteri antisismici).
La storia è semplice ed efficace: il Dottor Stockmann, in seguito a delle analisi chimiche, scopre che l’impianto termale del suo paese, di prossima apertura, è minato da un gravissimo pericolo per la salute pubblica, poiché le acque di cui si approvvigiona sono infette. Il sindaco ‒ che tra l’altro è il fratello del Dottor Stockmann ‒ cerca di minimizzare il rischio, anche di fronte all’evidenza, perché l’apertura delle terme porterebbe turisti, lavoro, ecc., mentre una messa in sicurezza dell’impianto costerebbe molti soldi e ‒ stando a quel che dice il sindaco ‒ due anni di ritardo nell’apertura. Alle insistenze del dottore, il sindaco gli mette contro tutto il paese, facendo leva sulla demagogia, le convenienze politiche, l’ottusità del popolo. In breve riesce a comprare anche la stampa e Stockmann si ritrova a non avere nessun un giornale che pubblichi la sua relazione scientifica, ma viene anzi ingiuriato e additato come “un nemico del popolo” dalla maggioranza del paese, che sposa quindi la menzogna del sindaco. Su Stockmann pende anche il licenziamento (inevitabile, dato che è lui il medico delle terme), perciò anche la famiglia fa pressione su di lui affinché desista. Il dramma si conclude con il Dottor Stockmann, che non si dà per vinto e continua la sua lotta, sempre più solitaria, giungendo a questa verità: «ho fatto una grande scoperta. […] La cosa è questa, vedete, che l’uomo più forte al mondo, è quello, che sta più solo» (trad. qui e nel seguito di Sandra Colella).
Nel corso del dramma il Dottor Stockmann giunge a tre verità. La prima è decisamente poco politically correct: «La maggioranza non ha mai la ragione dalla propria parte. Mai vi dico! Èuna delle menzogne della società, contro cui un uomo libero e pensante deve ribellarsi. Chi è che costituisce la maggioranza degli abitanti di un paese? Èla gente intelligente o la gente stupida? […] Certo, certo; potete ben urlare più di me; ma non potete contraddirmi. La maggioranza ha il potere ‒ purtroppo ‒ ma non la ragione
Poco dopo c’è quest’altra acuta osservazione: «Una verità normalmente costruita vive, diciamo, 17-18 anni di regola, al massimo venti; raramente più a lungo. Ma tali attempate verità sono spaventosamente magre. E tuttavia è solo allorache la maggioranza le accetta e le raccomanda come un sano nutrimento spirituale».
Qui c’è un po’ da riflettere. Questa affermazione sulla “scadenza” delle verità sembra per esempio in contrasto con quel famoso proverbio indiano, spesso citato da Gandhi, che «le verità sono antiche come le montagne». In realtà Ibsen si riferisce a certe “istanze sociali”, potremmo chiamarle così, che cambiano da epoca a epoca. Un esempio che tutti noi abbiamo oggi sotto gli occhi è quello della democrazia. Essere per la democrazia e la libertà (di stampa, d’opinione) ai tempi del fascismo, era un atto di merito, che richiedeva molto coraggio, e che pochi sostennero. Ma che valore ha oggi, quando tutti i partiti, da destra a sinistra sventolano in continuazione le parole “democrazia” e “libertà”? Si tratta evidentemente di un’istanza che in sessant’anni è diventata più che rachitica, poiché nel frattempo i problemi sono sottilmente cambiati e quelle parole si sono svuotate di significato, diventando dei meri luoghi comuni. Un altro esempio, in tutt’altro ambito, è essere cristiani. Una cosa era essere discepoli di Gesù al tempo della sua predicazione, quando si rischiava la morte a seguire il vangelo; ben minor cosa è dire di essere cattolici quando il cattolicesimo è la religione di stato.
Non ho citato a caso quest’ultimo esempio, dato che Ibsen mostra una grande familiarità col vangelo e i suoi temi: basti notare che, riferendosi alle terme, usa l’espressione «sepolcri imbiancati», e lo stesso finale del dramma ha un sapore evangelico. QuandoStockmann giunge alla sua terza verità, cioè che “da soli si combatte meglio”, non si può che pensare a personaggi come Gesù ‒ o Gandhi, in tempi più recenti, ‒ che per seguire la loro idea si sono staccati da qualsiasi legame particolare ‒ famiglia, partito, o setta religiosa ‒ e hanno invece accettato come compagni soltanto coloro che si univano ai loro intenti.
Insomma, c’è da sperare che questo dramma torni sulle scene con maggior frequenza: che non è dir molto, dato che, almeno qui a Roma, è assente da non so quanti anni.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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