In genere recensisco Dostoevskij, Tolstoj, Huxley… stavolta, in seguito alle amichevoli e pressanti minacce di MCP a cui non ho potuto sottrarmi, farò una deroga e mi getterò nel contemporaneo più spinto recensendo il suo ultimo nuovissimo libro.
In questo agile romanzo Maria Caterina Prezioso dipinge un affresco dell’Italia dal dopoguerra a oggi prendendo in sequenza tre io narranti, di tre generazioni diverse, che raccontano ciascuno la propria storia. Lorenzo è nato nel 1949, nella san Lorenzo scampata al bombardamento, è un funzionario della pubblica amministrazione, divorziato, che un giorno scopre su youtube, scioccato, il figlio trentenne con la spranga in mano davanti un furgoncino della polizia. Basilio invece è nato nel 1969 e viene ripescato in un concorso grazie ad una raccomandazione; il suo è il punto di vista sull’Italia di chi si è fatto travolgere dalla corrente della mediocrità e descrive, senza opporsi molto, il disfacimento che vede. Infine Valentino è nato nel 1989 e ha un rapporto difficile col padre, ma il resto non ve lo racconto; a un certo punto dice «noi non abbiamo dubbi ma solo certezze, non dobbiamo imparare nulla, solo sbrigarci a distruggere tutto, perché è tutto marcio e inutile», sarebbe interessante sapere se i giovani di quella generazione vi si ritrovano o no.
Lo stile è scorrevole, molto narrativo, con poche descrizioni, quasi nessun dialogo, e alcuni curiosi excursus titoliviani e agiografici (ogni narratore ha un legame col rispettivo santo). Accanto al tema del contrasto padri-figli, poi ribaltato in figli-padri, emergono spesso temi politici con approfondimenti su singoli personaggi, come Carlo Donat Cattin e Romano Prodi; mentre il «nano coi tacchi e il nano senza» incombono sul presente con la loro (piccola ma) lugubre ombra. In particolare il ministro «Broncetto Nano» ‒ che fa riferimento a un noto personaggio politico che qui non nomino (dico solo che ha una certa “statura accademica”…) ‒ attraversa tutte e tre le narrazioni coagulando buona parte dell’odio dell’autrice.
È da notare come l’atmosfera, inizialmente abbastanza romantica ‒ i nonni di Basilio «sposi novelli, avevano lasciato il paesello perché su di lei aveva messo gli occhi un balordo locale, a quei tempi non si era poi tanto distanti dai Promessi Sposi» ‒, si fa via via più rabbiosa e persino violenta nel finale. Una violenza da esasperazione, palpabile anche nella nostra realtà, soprattutto nell’ultimo periodo del nano-coi-tacchi presidente. (Tuttavia, personalmente, da ammiratore del Dalai Lama, avrei preferito una presa di distanze da ogni deriva violenta).
Un altro punto d’interesse è vedere gli uomini interpretati da una donna, essendo tutti e tre i narratori uomini, e quindi le donne viste da una donna che però interpreta un uomo. Infine una scena memorabile: dopo il solenne discorso del ministro Broncetto Nano per gli auguri di Natale, con la sala del ministero gremita al completo, ecco che «esplode il peto più grosso della Storia, che la storia di questa amministrazione ricordi, semmai ce ne sia stato un altro». Ne segue una scena surreale assai ben descritta che potrete leggere solo acquistando il libro.
Cronache binarie, di Maria Caterina Prezioso, Enzo Delfino editore, 90 p.
