Dopo molte estati muore il cigno


Dal punto di vista narrativo After Many a Summer Dies the Swan è probabilmente il migliore romanzo di Huxley tra quelli che ho letto, per quanto sia difficile fare una classifica dato che sono tutti di altissimo livello. E comunque, in assoluto sfiora il capolavoro.
Jeremy Pordage, uno studioso londinese di una certa fama, viene chiamato da un eccentrico miliardario californiano per lavorare alle famose “Carte Hauberk”, che raccolgono i diari e gli esperimenti di longevità del Quinto Conte Hauberk.
Nel viaggio in macchina verso il castello di Jo Stoyte, Jeremy si trova di colpo catapultato in un mondo assurdo e impensabile per lui. (Di Jeremy, Huxley ci fornisce una lastra bonariamente impietosa nel corso del libro: proveniente dalla beneducata borghesia britannica, Jeremy vive nel suo mondo fatto di libri e filologia, amante del quieto vivere, autoironico, è uno scapolo di mezza età dall’aria dimessa, che vive ancora a casa con l’anziana madre accontentandosi di una visita bisettimanale a casa di Mae e Doris per un’oretta di «infinito squallore in una piccola stanza»). Ma ecco che svoltata una curva appare su «un’enorme insegna aerea, la scritta: beverly pantheon, il cimitero delle celebrità» con tubi al neon giganteschi e una riproduzione a grandezza naturale della Torre di Pisa; dentro vi sono poi centinaia di statue, «tutti nudi femminili […] statue che uno si aspetterebbe di trovare nella sala d’attesa di un bordello esclusivo di Rio de Janeiro», una musica d’organo che riecheggia in perpetuo, e oculi in vendita ai più facoltosi. Il Beverly Pantheon è una delle maniacali realizzazioni finanziate da zio Jo ‒ il personaggio cardine del romanzo ‒, quasi un amuleto contro la sua maggiore ossessione: la morte.
Il castello di Stoyte è poi un grattacielo con ponte levatoio e piscina sull’attico, riempito di opere d’arte comprate a casaccio e costosissime: nell’ascensore un capolavoro del Vermeer, nella biblioteca una libreria del ’700, poi affreschi di elefanti, dipinti di El Greco, un acquario con inquietanti carpe ultracentenarie… «è come camminare nella mente di un pazzo» osserva Jeremy. L’accoglienza di zio Jo è brutale: lui paga e può tutto, non importa se sei uno studioso di chiara fama, lui può comprarne quanti ne vuole. Huxley naturalmente non si ferma alla superficie di questo atteggiamento deprecabile, ma scandaglia a fondo la mente di zio Jo, con le sue paure non metabolizzate (di invecchiare, di morire, di non essere rispettato), e il suo tentativo di rivincita su un mondo che da giovane l’aveva disprezzato.
A completare questo quadro, già notevole, ci sono altri quattro personaggi assai intriganti: Obispo medico personale di zio Jo assunto per una ricerca sulla longevità, uomo cinico e seduttore; Virginia, la «bambina» di zio Jo, una di quelle ragazze dal volto angelico il cui comportamento leggero sembrerebbe inconciliabile con l’aspetto fisico; Pete, il giovane ragazzo assistente di Obispo, ingenuo e perdutamente innamorato della “pura” Virginia (ma lei preferisce Obispo che le legge il Marchese de Sade); infine Propter, vecchio compagno di classe di Jo, una sorta di filosofo a cui Huxley affida la sua concezione del mondo e della trascendenza.
Tra i punti di forza del romanzo ci sono dunque i personaggi ‒ tutti molto riusciti vividi, congeniali alla trama, e filosoficamente rilevanti ‒ oltre che le lucide disamine di Huxley, che lo mettono una spanna sopra un mero raccontatore di fatti. Memorabile la scena in cui Virginia è sul letto intenta con la massima concentrazione a mettersi lo smalto sulle unghie dei piedi, e Obispo le entra in camera, dopo aver prudentemente addormentato zio Jo con un sonnifero, e le si piazza sul letto incurante delle sue deboli rimostranze. La mattina seguente si sveglierà con un terribile senso di colpa… per non aver chiuso le tendine davanti alla statua della Beata Vergine che tiene in camera e di cui è incredibilmente devota.
Il finale è da thriller fantascientifico, ma ha anche un senso filosofico, rispondendo beffardamente alla domanda: perché non vivere all’infinito? Sarebbe così auspicabile vivere due-trecento anni come le carpe del conte? e come invecchieremmo? Il titolo difatti è tratto da una poesia di Lord Tennyson ispirata a Tithonus, a cui Zeus concesse la vita eterna ma non l’eterna giovinezza.
Dovendo proprio trovare dei difetti a questo eccellente romanzo, ne sottolineerei soltanto due. Il primo è l’eccessivo uso ‒ terribilmente proustiano mi verrebbe da dire ‒ di citazioni di personaggi semisconosciuti, che ha obbligato gli ottimi curatori a ben 126 note nella edizione Cavallo di Ferro (laudeturquesta encomiabile casa editrice che ci ha recentemente riproposto ben due titoli di Huxley). Riferimenti a teologi del ’600, filosofi e poeti minori, attori degli anni trenta, biologi e naturalisti ormai dimenticati… a lungo andare appesantiscono un po’ la narrazione. Il secondo difetto, che non è un vero e proprio difetto ma semplicemente una cosa su cui non sono d’accordo, è la tesi filosofica di Propter secondo cui il bene si trova a un livello al di fuori dell’umano. In quest’ottica il tempo non è altro che «il mezzo attraverso cui si compie il male», mentre per compiere del bene bisogna uscire fuori dalla propria individualità e porsi sul piano dell’eterno. A parte rilevare l’assenza sorprendente e quasi offensiva, tra tante citazioni minori, di Seneca e Schopenhauer, in realtà non vedo in che modo il bene (come il male) possa avere senso se non proprio all’interno del piano umano.
Chiudo citando due passi del filosofo Propter-Huxley, il primo a proposito dell’universo-idiota costruitosi da Stoyte: «Molte persone non ci riescono. Dopo qualche tempo si stancano di un mondo senza binario […]. Vogliono che la loro vita abbia un senso. A quel punto diventano comunisti, si convertono al cattolicesimo, oppure entrano nell’Oxford Group. […] Naturalmente nella stragrande maggioranza dei casi, scelgono la direzione sbagliata». (L’Oxford Group, come ci informa la nota 66, è un movimento evangelico fondato nel 1921).
Spesso Propter si lamentava inoltre di «quanto fossero noiosi, per una mente adulta, tutti quei drammi e commedie e romanzi puramente descrittivi, che secondo i critici erano da ammirare. Tutti quegli infiniti aneddoti, storie d’amore, psicologie dei personaggi, ma nessuna teoria generale degli aneddoti, nessuna ipotesi in grado di spiegare le personalità dei personaggi e le loro storie d’amore. Solo un’enorme collezione di fatti […] senza una filosofia a coordinarli». Credo che questa citazione possa rispondere ad alcuni critici che continuano a rimproverare ad Huxley “troppi ragionamenti”. Ad avercene di scrittori che ragionano!
Infine una nota di attualità. Nelle altre recensioni di questo libro vedo che molti sottolineano la somiglianza del miliardario Jo Stoyte con uno dei peggiori pseudopolitici italici degli ultimi vent’anni. In realtà, a parte alcuni punti di contatto (la ricerca della giovinezza perpetua, le giovani escort…), sono due personaggi abbastanza diversi come connotazione psicologica, e temo pure che il nostro contemporaneo sia molto più subdolo e pericoloso.
Dopo molte estati muore il cigno, di Aldous Huxley (1939), traduzione di Catherine McGilvray, Cavallo di Ferro 2010.
P.S. Ma come copertina avrei usato il quadro del Vermeer… 
Quadro del Vermeer nell’ascensore
di Jo Stoyte
«In un vano tra le colonne era collocato l’ascensore. Stoyte lo aprì, e la luce irruppe all’interno rivelando una dama olandese vestita di raso blu seduta al clavicembalo… Seduta, pensò Jeremy, nel punto centrale di un’equazione, in un mondo in cui bellezza e logica, pittura e geometria analitica erano divenute una cosa sola. Con quale intento? Per esprimere simbolicamente quali verità riguardo la natura delle cose? Ecco ancora una volta la questione.»

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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