So che dirò cose che non piaceranno a parecchi amici, e che la mia opinione è del tutto minoritaria. Ma proprio per questo non posso fare a meno di dire quello che penso: Samuel Beckett è sopravvalutato, tremendamente sopravvalutato. Sciaguratamente sopravvalutato.
E così capita di vedere due dei migliori attori italiani delle ultime decadi, Glauco Mauri e Roberto Sturno, impelagati in un “omaggio” a Beckett che definire triste è dire poco. Oggi (sabato 13 aprile 2013) sono uscito dal teatro Piccolo Eliseo come fossi stato a dieci funerali.
Lo spettacolo è un collage di quattro pezzi brevi ‒ Respiro, Improvviso dell’Ohio, Atto senza parole, L’ultimo nastro di Krapp ‒ preceduti da un Prologoin cui sono riportati alcuni pensieri di Beckett tratti da altri scritti.
Come viene riportato nel prologo, Beckett non capiva e non leggeva i filosofi: si vede. Diceva di non mirare ad essere compreso col cervello ma con lo stomaco. Bene, con lo stomaco mi disgusta.
Respiroè l’analogo teatrale dell’orinatoio di Duchamp. La stessa cosa si può dire forse di tutta l’opera di Beckett. So che per alcuni questo può essere un complimento. (Tra l’altro Beckett e Duchamp erano amici).
Improvviso dell’Ohio è troppo noioso, triste e ripetitivo da meritare qualsiasi commento.
Atto senza parole, ovvero una farsetta tragica che obbliga lo spettatore a regredire al livello di una scimmia. Mauri ricorda, nelle note di regia, che la prima volta che lo mise in scena il pubblico rumoreggiò parecchio: «sintomo di un teatro vivo» dice lui; bei tempi, aggiungo io. Oggi un applauso non si nega a nessuno.
L’ultimo nastro di Krapp, tutto sommato il testo meno banale (ma neanche un capolavoro, beninteso), ha il suo acme nella reminiscenza di un coito. Nell’interpretazione di Mauri invece il maggior punto d’interesse sta nel duetto con la propria voce, registrata veramente cinquant’anni fa.
Secondo Glauco Mauri il maggior obiettivo di questo spettacolo è «Far capire al pubblico che non è Beckett difficile e complicato, ma difficile e complicata è la vita». Sono d’accordo che Beckett non sia difficile e complicato, e pure che la vita è difficile e complicata, ma serviva Beckett per spiegarcelo? Non lo sa già da sola qualsiasi casalinga? «Il mondo è un caos senza senso e io ho portato il caos nel teatro» afferma Beckett, ma se il teatro diventa uguale al mondo perché devo pagare tredici euro per vedere le stesse cose che vedo fuori sul marciapiede? Anzi via Nazionale è molto meno caotica e più sensata di quel che Beckett voglia farci credere. In genere l’arte, la letteratura, il teatro, sono la consolazione dell’anima alle brutture del mondo. Uscendo da questo spettacolo sembra invece che sia il mondo la consolazione alle brutture del teatro. Del teatro di Beckett, naturalmente.
Ad ogni modo, per chi ha voglia di intristirsi (o confutarmi) può rallegrarsi, le repliche al teatro Piccolo Eliseo durano fino a domenica 21 aprile.
