Alan Ayckbourn: un grande del teatro contemporaneo, trascuratissimo in Italia

 
In questi giorni ho colmato una mia grave quanto inconsapevole lacuna leggendo due commedie di Alan Ayckbourn, sul quale mi piacerebbe riportare un po’ di attenzione.
 
Alan Ayckbourn è uno dei più celebri e premiati drammaturghi contemporanei, non sono certo io a scoprirlo, ma basta fare una piccola ricerca sul web per vedere che in Italia probabilmente non ero l’unico a non conoscerlo. Su Amazon non è disponibile NESSUN suo titolo (soltanto Confusioni e Camere da letto sono state tradotte ma sono fuori catalogo), e controllando su teatro.org l’unica ricorrenza che si trova è uno spettacolo di ben sei anni fa, per la regia di Graziano Ferrari in provincia di Bologna (teatro.org non è onnicomprensivo ma penso dia una buona idea della situazione).
 
I due drammi che ho letto e su cui posso dire qualcosa sono Snake in the Grass, e If I were you. Per chi è interessato sono disponibili solo in inglese in formato e-book, in una raccolta che comprende cinque suoi plays.
 
Snake in the Grass è una sorta di thriller con soli tre personaggi: due sorelle e l’infermiera del loro defunto padre. In ballo c’è l’eredità e un ricatto dell’infermiera, che sa che una delle due sorelle ha “aiutato” il padre a morire. È un dramma scritto in maniera ineccepibile, i tre personaggi sono ben scolpiti e approfonditi, il ritmo è serrato, e ci sono almeno tre brillanti colpi di scena che rendono la storia molto avvincente.
 
If I were you è un dramma familiare di ancor maggiore spessore, con cinque personaggi. I protagonisti sono una coppia in crisi sulla quarantina, Mal e Jill, che hanno un figlio quindicenne che ha un ottimo rapporto con la madre e pessimo col padre (“non si comporta abbastanza da uomo” secondo Mal), e una giovane figlia sposata con un ragazzo amante del rugby e mezzo alcolizzato (lui sì che è un vero uomo secondo Mal). La sera vanno a dormire e, inspiegabilmente, al mattino Mal si ritrova nel corpo di Jill e viceversa. Per non perdere il lavoro decidono di non dire niente a nessuno e interpretare ciascuno il ruolo dell’altro. Ne nascono una serie di gag comiche ma anche una riflessione abbastanza profonda sui due personaggi che, vivendo per un giorno nei panni dell’altro, paradossalmente finiscono per scoprire se stessi.
 
Entrambe le pièce sono scritte in maniera magistrale e trovo a dir poco irritante che un drammaturgo di così grande valore sia così poco frequentato sulle nostre scene. Ma purtroppo la stessa cosa può dirsi per quello che è forse il più grande drammaturgo del ’900, Arthur Miller, sul quale mi ripropongo di scrivere prossimamente.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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