50 sfumature di grigio per il Maometto II

Rassicuro i lettori: non si tratta di una variante del discusso bestseller (che non ho letto), ma di un’opera rara di Gioacchino Rossini, il Maometto II, in scena in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma.

L’opera. Dopo L’italiana in Algeri e Il Turco in Italia, Rossini, nel 1820, trovò il tempo di scrivere sui turchi anche in quest’opera seria, che trae spunto dall’assedio di Negroponte, quando Maometto II sconfisse i veneziani conquistando l’isola. Il libretto, scritto da Cesare della Valle, si basa sul classico topos dei due innamorati appartenenti a due schieramenti opposti (come poi Norma, Aida ecc. ecc.). In questo caso la protagonista è Anna, la figlia di Erisso, duce dei veneziani: Erisso vuole darla in sposa al fido Calbo, mentre lei è innamorata di Uberto, che poi si scopre essere nientemeno che Maometto II. Da qui il tragico dissidio patria-amore che si risolve in favore della patria. La versificazione è buona, anche se a volte si perde in lungaggini (almeno per i nostri parametri). La musica di Rossini è sempre bella, con alcuni momenti sublimi, come il terzetto “In questi estremi istanti…”, l’aria finale di Anna, un’aria di Calbo e diversi altri cori. Il limite è probabilmente nella credibilità drammatica, che Rossini raggiunse pienamente solo col Guglielmo Tell. Qua e là, infatti, la natura giocosa rossiniana riaffiora incontenibilmente e sembra di ascoltare pezzi che per stile e orchestrazione potrebbero appartenere al Barbiere o a Cenerentola. Non aveva torto Beethoven quando scosse la testa di fronte alle sue opere serie, sconsigliandolo di dedicarsi all’opera drammatica e di fare “soprattutto molti Barbiere”. (Certo, all’epoca non aveva scritto ancora il Guglielmo Tell…)
La regia (con scene e costumi) di Pizzi. La regia di Pier Luigi Pizzi è ormai inconfondibile, ovvero ha sempre gli stessi pregi e difetti: elegante e austera, statica e grigia. Dopo il grigio della Gioconda e il grigio di Attila, ecco l’ennesima sfumatura di grigio cimiteriale per il Maometto II. La cosa che più infastidisce è quel grigio non c’entra niente né con il libretto né con la musica. Non è mica il Wozzeck. Se poi il dramma di Rossini già soffre di un’azione troppo spesso congelata, questa regia non lo aiuta per niente con una scena fissa per atto (e la differenza tra una e l’altra è quasi impercettibile, di nuovo una sfumatura di grigio). A confronto la didascalia del libretto è molto più dinamica e sensata.
Il cast. Superba Carmela Remigio, nel ruolo di Anna, che si conferma una dei migliori soprani oggi in circolazione, sia per tecnica vocale che per dizione e per coinvolgimento emotivo: sulla scena dà tutta se stessa e questo fa la differenza. Eccellenti anche la mezzosoprano Teresa Iervolino, nel ruolo en travesti di Calbo, e il basso Mirco Palazzi, nel ruolo del titolo. Per entrambi applausi a scena aperta. Non da meno il tenore Giulio Pelligra nel ruolo di Erisso; meglio forse nel secondo atto che nel primo (ma potrebbe essere solo una mia impressione dovuta al fatto che ho cambiato posto). Infine promossa a pieni voti la direzione di Roberto Abbado: smagliante e convincente; si poteva notare inoltre come il Maestro fosse molto attento e accurato nel seguire i cantanti, suggerendo anche le parole e la dinamica del canto.
Ultima replica martedì 8 aprile.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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