Non è una cosa seria. Non c’è molto altro da dire su questo “adattamento” ‒ o meglio “peggioramento” ‒ del capolavoro ibseniano operato da Gianmarco Tognazzi (protagonista), Edoardo Erba (adattatore), e Armando Pugliese (regista), in scena alla Sala Umberto dal 8 aprile.
Il testo originale. Un nemico del popolo è ‒ non meno dell’Amleto ‒ un capolavoro attualissimo, che scava nei meccanismi della corruzione politica e della collusione che il potere riesce a generare tramite ricatti e favoritismi. Il Dottor Stockmann ha scoperto che le acque termali sono inquinate a causa di uno scolo di una fabbrica (del suocero). Rifare l’impianto costa troppo e il sindaco (il fratello del dottor Stockmann) fa di tutto per minimizzare e screditare il fratello, che pian piano si ritrova sempre più solo. Alla fine arriverà alla conclusione che «l’uomo più forte al mondo è l’uomo più solo». Ma questo è solo uno degli spunti, per un maggiore approfondimento rimando a un mio precedente post (Ibsen: Un nemico del popolo e i disastri ambientali).
Il testo adattato-peggiorato. Tutta la nobiltà drammatica e il realismo ibseniano vengono sviliti in un adattamento da pubblico televisivo. Cioè un pubblico che, secondo loro, non è in grado di apprezzare un dramma “serio”, per cui vengono inserite battute e gag, col risultato che, essendo pure parecchio sceme, strappano giusto qualche risata striminzita nei più ingenui, riuscendo in compenso a rovinare l’atmosfera di un dramma che tratta un tema vitale, che meriterebbe tutta la serietà del caso. E se non altro di lasciare da parte le gag da cabaret. Poi ci sono mille altre modifiche inutili e banali per attualizzare il testo portandolo in Italia negli anni ’70, come se recitando sic et simpliciter il testo di Ibsen non si capisse lo stesso l’attualità delle sue istanze. Neanche il pubblico dei film dei Vanzina sarebbe così minorato da non coglierle. I riferimenti al vangelo naturalmente sono stati tutti soppressi. Da Bim Bum Bam (programma di cui Erba è stato coautore, se è vero quello che c’è scritto su Wikipedia) a Ibsen il salto è lungo, forse troppo.
La regia e gli interpreti. Cominciamo dal peggiore: Gianmarco Tognazzi. Per interpretare Stockmann, qui ribattezzato Storchi, Tognazzi assume una voce camuffata, stridula, magari adatta a qualche personaggio di Zelig, ma che non ha nulla a che fare col carattere preciso e rigoroso del Dottor Stockmann. In particolare la scena del comizio è insopportabile, sia per i decibel di troppo dell’amplificazione, sia per lo stile da “cane con l’affanno” con cui Tognazzi recita, o meglio urla e abbaia. L’impressione è che venendo da film leggeri abbia una sorta di complesso di inferiorità nei confronti del grande autore, che lo porta a strafare risultando non credibile e, personalmente, insopportabile. Ugualmente insopportabile, sempre per scelte registiche immagino, è la moglie del dottore, che è ridotta una sorta di idiota dall’espressione perennemente ebete. Gli altri attori stanno a un livello superiore, e sembrano tutti molto bravi, non fosse per il fatto che devono adattarsi anche loro a questa regia-adattamento che non permette di sfoggiare grandi qualità. Per spigliatezza e naturalezza, oltre che naturale bellezza, segnalerei comunque la giovane Stella Egitto della quale sicuramente sentiremo ancora parlare, soprattutto se avrà la fortuna di lavorare in qualche produzione più seria.

Piccola precisazione scientifica, giusto per la precisione. Tra le modifiche inutili di cui sopra, ci sono qua e la riferimenti alla terminologia scientifica moderna, per esempio Tognazzi-Storchi a un certo punto dice che \”d'estate i batteri si riproducono crescendo esponenzialmente: raddoppiano, quadruplicano, sestuplicano…\” peccato che questa non sia una progressione esponenziale. Avrebbe infatti dovuto dire \”ottuplicano\” al posto di \”sestuplicano\”, se proprio voleva far vedere che aveva studiato.
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