Ecco la dimostrazione che si può portare una grande pièce teatrale anche in una piccola (ma gremitissima) sala. Abbiamo infatti assistito a una rappresentazione essenziale ma intensa e credibile, soprattutto grazie all’ottima Anna Mazzantini nel ruolo della protagonista, la signora Alving.
Il testo di Ibsen è attualissimo, come ogni classico che si rispetti, e tratta temi molto moderni come la convivenza, i figli illegittimi, l’ipocrisia borgehse, e persino il tema scabroso dell’eutanasia. I personaggi sono cinque: la signora Alving vedova del dissoluto capitano Alving, loro figlio Osval, uno scultore affetto da una brutta malattia ereditata dal padre, il puritano pastore Manders che è stato amante della signora ed è venuto ad inaugurare un asilo dedicato alla memoria del capitano, il lubrico falegname Engstrand e sua figlia putativa Regine. Gli “spettri” sono quelli del passato, che tornano gettando un’ombra inquietante sul presente, fino quasi a divorarlo.
Il testo è stato“sfrondato” in più parti e in questo modo dura circa 1h e 20’. In generale sono contrario ai tagli, ma trattandosi di una piccola produzione si può ben chiudere un occhio e apprezzare ciò che viene fornito. Quanto al cast, la giovane attrice che interpreta Regine ha una recitazione ancora veramente troppo ingenua, e anche l’altro giovane che interpreta Osvald non è stato del tutto convincente; meglio la parte del cast più matura, e soprattutto, come dicevo Anna Mazzantini, che interpretando la signora Alving ha fornito una prova commossa e commovente, e dopo il drammatico finale ha giustamente stappato un’acclamazione dal piccolo ma folto pubblico.
Ancora due repliche fino al 1 giugno.
