Bohème a Caracalla, la prima al pianoforte, vince la regia di Livermore

Ieri sera è stata una serata decisamente travagliata per la prima di Bohème alle Terme di Caracalla. La pioggia fino alle otto e quaranta e le nuvole che continuavano ad aggirarsi minacciose nel cielo hanno portato a un ritardo di una mezzora sull’inizio. Poi, scongiurato il pericolo pioggia, è arrivata la notizia dello sciopero di parte dell’orchestra che ha costretto gli organizzatori a ripiegare sul pianoforte. Parte del pubblico se n’è andata (un quarto del totale?), optando per il rimborso dei biglietti, ai restanti è stato offerto il 50% di sconto su un altro spettacolo a piacere.
Qui c’è da chiedersi se uno sciopero di questo genere abbia senso o non sia piuttosto un tentativo di omicidio-suicidio artistico della fondazione da parte di un 20-30% dei lavoratori. Non sarebbe stato più efficace protestare con dei volantini, uno striscione all’ingresso, magari una raccolta di firme, e andare regolarmente in scena mostrando cosa potremmo perderci con i tagli? Forse mi sbaglio, ma mutilare il lavoro del direttore d’orchestra, dei cantanti, del regista, e del resto dell’orchestra che non si è potuto esibire non mi pare un modo corretto di protestare. Anche perché il pubblico pagante è quello che assicura l’esistenza al teatro (senza pubblico non ci sarebbero neanche i fondi esterni), e il pubblico è sicuramente dalla parte dei lavoratori del teatro e contro i tagli, per cui infastidirlo e penalizzarlo, col rischio, potenzialmente infausto, di scoraggiarlo a venire una prossima volta, non mi pare una buona idea. Comunque lo spettacolo, seppur in forma ridotta, c’è stato e veniamo ad esso.
I cantanti si sono tutti fatti valere, nonostante le condizioni avverse (oltre allo sciopero, c’era una grande umidità, bassa temperatura, e in generale la difficile acustica di un luogo all’aperto). In primo luogo segnalerei la splendida voce del tenore, Aquiles Machado, potente e musicale e sempre credibile nel ruolo. Buona anche la prova di Carmela Remigio, che avevamo imparato ad apprezzare nelle sue superbe interpretazioni belcantiste e ritroviamo qui con la stessa tecnica e lo stesso impegno recitativo anche se forse non è il suo repertorio d’elezione. Nel ruolo di Musetta Rosa Feola, ha dato prova di ottima tecnica, specialmente con alcuni diminuendo da manuale. Si potrebbe osservare che la Mimì della Remigio è sicuramente un po’ più scaltra della candida eroina immaginata da Puccini, e mi azzardo a dire che, come temperamento, quasi avrei visto meglio la Feola e la Remigio a ruoli invertiti… Di tutto il cast canoro va sottolineata l’estrema cura nella dizione che ha permesso di comprendere distintamente ogni singola parola. In questo, un elogio particolare va al coreano Julian Kim, che ha dimostrato di padroneggiare perfettamente la nostra lingua. Per la cronaca, forse per la prima volta a Caracalla, erano presenti anche i soprattitoli in inglese, accanto a quelli italiani.
Della direzione d’orchestra si può dire poco, dato che l’orchestra non c’era. Il giovane e promettente maestro, Daniele Rustioni, è stato senz’altro il più penalizzato dallo sciopero. Comunque tempi e fraseggio sono stati ottimi, e di questo già gliene si può dare atto, sul resto si potrà giudicare meglio nelle recite successive.
Lo sciopero non ha potuto invece scalfire la regia, le scene, i costumi e le luci di David Livermore. Sotto questo aspetto è stata una delle migliori Bohème che abbia mai visto. Lo spettacolo infatti è ricchissimo di trovate discrete e al servizio del libretto, che danno alla scena un tono vivo, moderno e al contempo fedele allo spirito originario dell’opera. Simpatici i due allegri camerieri che seguono l’arrivo di Shaunard e poi ritroviamo da Momus, carina l’idea di far ritrovare Rodolfo e Mimì sul divano in mezzo alla piazza all’inizio del secondo quadro, audace variante di far spegnere a Mimì la candela da se stessa (assecondando in questo modo, suppongo, il temperamento della Remigio). In generale comunque dominano le proiezioni, che, seguendo il corso della storia, dipingono virtualmente dei grandi pannelli alle spalle dei cantanti con quadri famosi o scenografie suggestive. Con queste proiezioni Livermore è riuscito a includere, con un effetto estremamente pittoresco, anche i retrostanti ruderi di Caracalla, che diventano, tra l’altro, due palazzine del quartiere latino con i comignoli fumanti nel primo quadro, e vengono innevati nel terzo. In generale Livermore ha dimostrato grande intelligenza nell’adattare l’opera al luogo e al tempo della rappresentazione e ai cantanti. Nella parte attoriale invece qualche dettaglio perfettibile c’era (per esempio quando il tenore attacca O soave fanciulla non può stare con le mani in tasca… o quando Musetta ha il «crampo al piè» dovrebbe essere circondata da uomini che cercano di toglierle la scarpetta, oppure nel finale la disposizione dei personaggi sulla scena mi è parsa poco naturale), piccole cose, comunque, che non intaccano la magia dello spettacolo.
Infine da menzionare l’eroina-salvatrice della serata, la pianista Enrica Ruggiero che ha sostituito l’orchestra, permettendoci di ascoltare una Bohème quantomeno insolita, più essenziale, che sacrificando la variabile timbrica ha fatto percepire con più chiarezza la melodia e l’armonia, e ha reso protagoniste ancor di più le voci.

Postilla dopo la recita del 4 agosto
Finalmente la Bohème con l’orchestra: il giovane Rustioni si è fatto valere.
Rivedendo lo spettacolo ho potuto notare meglio alcuni dettagli attoriali. Il difetto maggiore nella Mimì della Remigio, non so se imputabile a lei o a Livermore, è stato quello di avere caricato troppo di tragedia la recitazione: le movenze erano troppe, i gesti erano troppi, e in questo modo ha finito per risultare “melodrammatica” nel senso deteriore del termine, cioè falsa. Cosa che il pubblico ha percepito, tributandole applausi meno convinti del solito. Il motto del tempio di Delfi, “meden agan” (“nulla di troppo”), è una delle regole auree della recitazione e una delle più infrante. Dalla platea ho avvertito nella Remigio una rigidità contraria alla naturalezza con cui andrebbe affrontato (soprattutto) il personaggio di Mimì, caratterizzato da ingenuità, semplicità e candore… e che quindi dovrebbe gesticolare il meno possibile. Mimì non è Maria Stuarda, la commozione scaturisce da un grande sentimento in una piccola anima, l’emozione viene trasmessa da una grande voce e piccolissimi gesti. Ripeto, quanto sia imputabile a lei o a Livermore non lo so, sicuramente alcune scelte sono registiche e vanno nella direzione sbagliata (per esempio nel quarto quadro, Mimì si alza dal divano per poi riaccasciarsi e risollevarsi di nuovo…).
Ho notato con piacere che stavolta su O soave fanciulla Machado non teneva le mani in tasca. Se la prossima volta apre anche le braccia e si avvicina a Mimì è perfetto. Comunque è stato, giustamente, il più applaudito della serata.

Dopo questo secondo ascolto mi fa piacere dire due parole anche sui “comprimari” che hanno recitato e cantato ottimamente. I ruoli dei tre amici di Rodolfo sono come quelli di tre soldati in una guerra di trincea, dove fare il proprio dovere rasenta l’eroismo, anche se è poco appariscente. Julian Kim è stato un Marcello credibile e solido; Gianluca Buratto, nel ruolo di Colline ha esibito una voce grande e sicura (anche se in questa recita lievemente affaticata); Simone Del Salvo, Schaunard, ha dominato la scena con estrema padronanza ed eleganza.
In ogni caso confermo il giudizio della prima: complessivamente è uno spettacolo da non perdere.

Calendario delle recite
Lunedì 14 luglio, ore 21.00
Sabato 26 luglio, ore 21.00
Martedì 29 luglio, ore 21.00
Giovedì 31 luglio, ore 21.00
Sabato 2 agosto, ore 21.00
Lunedì 4 agosto, ore 21.00
Sabato 9 agosto, ore 21.00

Mimì – Carmela Remigio
Rodolfo – Aquiles Machado / Alessandro Liberatore (2)
Marcello – Julian Kim / Dionisio Sourbis (2, 9)
Shaunard – Simone Del Savio
Colline – Gianluca Buratto
Musetta – Rosa Feola / Mihaela Marcu (2, 9)
Benoit – Roberto Accurso

Direttore – Daniele Rustioni
Regia, scene, costumi, luci – Davide Livermore
Maestro del Coro – Roberto Gabbiani

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO DELL’OPERA
con la partecipazione degli Allievi della Scuola di Canto Corale del Teatro dell’Opera diretta da José Maria Sciutto

Nuovo allestimento con Palau de les Arts Reina Sofia di Valencia
http://www.operaroma.it/ita/opera-la-boheme-2014.php

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

Una opinione su "Bohème a Caracalla, la prima al pianoforte, vince la regia di Livermore"

  1. Nel post ho parlato genericamente di tagli, per farsi un'idea più chiara della situazione rimando a questi due articoli dove parlano il primo violino scioperante Bolognese e il sovrintendente Fuortes http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2014/07/23/io-violinista-allopera-di-roma-vi-racconto-perche-scioperiamo_afa94855-4d32-4983-8f2d-2749b7cfdfdb.htmlhttp://ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/teatro_dell_amp_39_opera_fuortes_scioperi_legge/notizie/823639.shtml

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