Tosca nell’allestimento originale all’Opera di Roma

Il nuovo allestimento della Tosca, in scena al Costanzi fino al 12 marzo, riprende le scene e i costumi ideati da Adolf Hohenstein per la prima rappresentazione, che avvenne proprio in questo teatro, il 12 gennaio 1900, sotto la supervisione di Puccini stesso. Devo dire che l’impatto visivo, fin dall’apertura del sipario nel primo atto, sullo scorcio di Sant’Andrea della Valle, è stato qualcosa di meraviglioso: la cancellata in ferro battuto, la statua della madonna, le colonne, i capitelli, gli affreschi, le proporzioni perfette e i chiaroscuri, tutti dipinti a mano, davano la sensazione di essere immersi un “bagno d’arte”. Inoltre, l’inconsueta prospettiva realizzata di taglio, realizzata nella seconda parte del palcoscenico, riusciva a imprimere una proiezione drammatica alla scena in se stessa. Impressionante poi la scena corale del Te Deum, col fiume di chierichetti con gli incensi, la processione di preti e fedeli, Scarpia, e infine il Papa: un climax di colori degni del miglior quadro d’insieme della Roma papalina d’inizio Ottocento.

La scena del secondo atto, ambientato in una elegantissima stanza di Palazzo Farnese, ricca di archi, stucchi, una grande finestra e due affreschi circolari sul soffitto, non era da meno. Infine nel terzo atto, che si svolge sulla terrazza di Castel Sant’Angelo, offriva una suggestiva panoramica su Roma e uno splendido cielo stellato. Merita veramente un grande plauso il sovrintendente Fuortes che ha voluto questo rifacimento, e meritano un applauso ancora più grande i maestri pittori del Teatro, che hanno saputo ricostruire dai bozzetti di Hohenstein scene così belle, adattandole perfettamente anche all’attuale dimensione del palco (più profonda di quella del 1900, a seguito di una ristrutturazione). Viene da chiedersi dov’erano queste maestranze negli anni passati e se non sono state sottoimpiegate, né mi sorprenderebbe troppo che il cubo insulso di Graham Vick di qualche anno fa non sia costato più di questi splendidi pannelli.

Rimanendo sulla parte visiva, l’unica cosa che non ho apprezzato molto è stato il vestito di Tosca: con quei guanti fuori misura del primo atto, e quel colore turchese chiaro, intonato con gli affreschi di Palazzo Farnese, ma poco aderente al personaggio.

Sul lato più strettamente musicale la serata è stata meno memorabile. La direzione di Renzetti non mi sembra che abbia dato una lettura particolarmente profonda della partitura: ha tenuto spesso tempi troppo lenti (già dall’incipit, dopo “Vittoria vittoria” ecc.), una dinamica un po’ strana (mi riferisco al bilanciamento tra gli strumenti, e tra orchestra e voci), male anche le sincopi di E lucevan le stelle (ma quelle le fanno bene solo i direttori migliori, vedi ad esempio Votto o Bartoletti). L’unica pagina che a livello musicale mi ha dato un brivido è stato il crescendo del Te Deum.

Per quanto riguarda le voci, io ho assistito alla replica di ieri (4 marzo), con il secondo cast. Cavaradossi era interpretato daAquiles Machado: voce limpida, forse non potentissima, ma dizione chiara, e buon coinvolgimento emotivo; Tosca, Raffaella Angeletti: se l’è cavata ma non è stata una grande interpretazione (nel registro medio-basso quasi non si sentiva), e soprattutto le messe di voci mi sono parse molto perfettibili; Scarpia, interpretato da Claudio Sgura, si è rivelato invece una voce importante, ricca di armonici e autorevole. Mentre della sua interpretazione mi è parsa migliorabile la parte attoriale: nel secondo atto era, in generale, troppo distaccato e viceversa si è mostrato eccessivo, al limite del goffo, nei momenti in cui tentava di stringersi a Tosca. A ogni modo, negli applausi finaliè stato, giustamente, il più applaudito.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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