Il metodo di Jordi Galceran alla Sala Umberto

Bisogna riconoscere a Gabriele Lavia di essere un regista capace di rinnovarsi, spaziando su testi classici e contemporanei, spesso ingiustamente poco rappresentati, almeno in Italia. Dopo I Masnadieri di Schiller, opera ormai rarissima, e I pilastri della società di Ibsen, che pure in pochi osano affrontare, stavolta Lavia mette in scena Il metodo (titolo originale: El mètode Grönholm, 2003), il dramma più famoso dell’autore catalano Jordi Galcerán, classe 1964: un drammaturgo abbastanza noto all’estero, molto meno da noi visto che non ha neanche una pagina di Wikipedia in italiano.
 
Il testo del Metodo è molto originale, attuale e coinvolgente. La storia è ambientata in una sala riunioni di una multinazionale dove si deve svolgere la selezione finale di quattro candidati per l’ottenimento di un posto dirigenziale. La regola fondamentale è che chi esce dalla sala, per qualunque motivo, sarà escluso dalla selezione. I quattro (presunti) candidati dovranno superare delle prove di gruppo che implicano inganni e trabocchetti continui, tesi a saggiare le loro capacità dirigenziali e di tenuta psicologica. La pièce ci fa riflettere sul cinismo e la cattiveria di una società altamente competitiva, proponendoci continui dilemmi etici che generalmente contrappongono il lavoro e il successo all’umanità e alla comprensione. La morale, volendone trovare una, potrebbe trovarsi in una frase pronunciata nelle battute finali: «Noi non cerchiamo brave persone che sembrino figli di puttana, ma figli di puttana che sembrino brave persone».
 
L’unico piccolo appunto che sento di sollevare riguarda l’uso del turpiloquio, a volte giustificato a volte meno. Non so se in questo caso le numerose parolacce, soprattutto del personaggio di Paciotti, siano attribuibili alla traduzione e all’adattamento di Pino Tierno o se erano già contemplate nell’originale. Sarò ottocentesco ma è una cosa che mi dà fastidio, soprattutto nel teatro contemporaneo, dove mi pare se ne abusi, scadendo spesso nel cosiddetto “eccesso di realismo”.
 
Chiudo ricordando gli ottimi interpreti, tutti e quattro credibili e perfettamente nella parte: Antonello Fasari, Giorgio Pasotti, Fiorella Rubino e Gigio Alberti, equamente e calorosamente applauditi dal pubblico di ieri sera.
 
La pièce è in scena dal 30 settembre all’11 ottobre alla Sala Umberto, Roma.

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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