Il punto di partenza del film è originale, e la prima metà della storia, pur nella sua semplicità, è abbastanza divertente. Nel seguito il racconto perde di ogni verosimiglianza e, mi dispiace dirlo, finisce per diventare uno spot involontario per la mafia. Il sindaco onesto sembra capace soltanto di multare i cittadini, negare permessi e chiudere impianti abusivi. Del rispetto delle regole vengono solo mostrati i lati scoccianti per chi, abituato a infrangerle, deve ora rispettarle. Tutti i vantaggi collettivi vengono taciuti: nessuno che gioisce delle strade pulite, di servizi efficienti, del non vedersi sorpassato dal parente del politico, del riconquistare pezzi di litorale pubblici abusivamente occupati. Peggio ancora, la politica corrotta viene ridotta a macchietta pacioccona e rassicurante, con un finale alla “si stava meglio quando si stava peggio”. La verità viene calpestata e barattata per delle gag da avanspettacolo che strappano a fatica mezzi sorrisi. Ecco dov’è tutta l’amarezza del finale, che in altre recensioni viene quasi decantata come “originale”. L’amarezza vera è quella di un’occasione perduta.
