Erano tutti miei figli, Mariano Rigillo al Quirino

Una grave colpa, occultata e seppellita nell’assoluzione di un processo, torna a galla travolgendo due intere famiglie: su questa idea centrale si fonda lo straordinario testo di Arthur Miller, in scena fino al 2 aprile al Teatro Quirino di Roma.

Il protagonista è Joe Keller (Mariano Rigillo), un imprenditore di successo. Non ha mai studiato e se ne vanta, è un self-made man, uno che ha sposato una bella donna, ha messo su famiglia, e ha un’azienda fiorente che lascerà in eredità al figlio. E questo è tutto per lui. Ma la fonderia che Joe dirige, durante la guerra fabbricava dei cilindri d’acciaio per gli aerei militari, e una partita difettosa di questi cilindri causò una ventina di morti tra i piloti americani (tra cui si ipotizza anche lo stesso figlio, dato per disperso). Ci fu un processo, ma Joe riuscì a scaricare tutta la colpa su un suo sottoposto: «un ometto», «uno che aveva paura di tutto», e in carcere finì lui, il poveraccio. Pesce grosso mangia pesce piccolo. E mentre il poveraccio marciva in carcere, Joe è tornato a capo della sua azienda, più forte e vincente di prima.
Il problema è che quell’«ometto» aveva e ha una figlia, fidanzata del figlio di Keller scomparso in guerra, e ora promessa sposa a Chris, il fratello del defunto.
Chris Keller è il secondo protagonista della vicenda, interpretato da Ruben Rigillo (sì, padre e figlio nella realtà interpretano padre e figlio nella finzione). Chris ci viene presentato come un puro, uno che Gesù avrebbe definito un «figlio della luce». Lavora anche lui nella famigerata azienda, ma non sa della colpa del padre. O forse… non ha mai avuto il coraggio di indagare a fondo su quella faccenda. Suo fratello è morto in guerra ormai da tre anni, e ora vorrebbe sposare la di lui fidanzata.
Ma a un certo punto la macchia del padre riaffiora come un cadavere in putrefazione, e non si può più far finta di nulla. E come in un classico dramma ibseniano, le colpe dei padri ricadono sui figli.
Ma a parte questo, Erano tutti miei figli è una tragedia che lacera le certezze di una società americana (solo americana?) fondata sulla famiglia e il successo. Joe, comportandosi da farabutto, ha consentito alla propria famiglia di prosperare. «Io sono suo padre e lui è mio figlio. Se c’è qualcosa più importante di questo, posso spararmi una pallottola nel cervello», dice a un certo punto. Perché avrebbe dovuto rischiare di chiudere l’azienda dichiarando che quei cilindri erano difettosi? o peggio, assumendosi le sue responsabilità al processo?
«Tu non sei peggiore della media». Quando Chris pronuncia questa battuta verso il padre, ho visto più di uno spettatore muoversi sulla sedia. Chi sarebbe, oggi, nella nostra società, capace di mettere la verità al di sopra dei legami famigliari?
«L’onestà è una stella che una volta perduta non si riaccende più», dice un vicino di casa di Joe e amico del figlio Chris. Parole pesantissime. Arthur Miller, come Shakespeare, aveva letto Seneca. Il filosofo latino viene citato anche in un altro passo, quando Chris, accusando il padre, dice: «Neppure gli animali uccidono i loro simili» (oggi sappiamo che non è così, ma lasciamo correre, l’immagine è comunque pregnante).
La regia, firmata da Dipasquale, è abbastanza buona. Forse ci mette un po’ a carburare: i primi dieci minuti, che hanno il tono della commedia, sono poco efficaci; e, soprattutto nel finale, c’è un po’ di retorica di troppo. Ma il testo arriva, e potentemente. Lo dimostrano gli applausi e i commenti del pubblico.

Èun peccato che qui a Roma lo spettacolo sia in scena solo per sei sere, avrebbe meritato almeno un mese di repliche.

Teatro Quirino, Roma, 28 marzo.2 aprile 2017

Teatro della città – Catania
MARIANO RIGILLO   ANNA TERESA ROSSINI
ERANO TUTTI MIEI FIGLIdi Arthur Miller
regia GIUSEPPE DIPASQUALE
traduzione Masolino D’Amico
con (in ordine alfabetico)
Filippo Brazzaventre   Barbara Gallo   Enzo Gambino
Liliana Lo Furno   Giorgio Musumeci
Ruben Rigillo   Silvia Siravo
scene Antonio Fiorentino costumi Silvia Polidori

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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