Spillover – letture dalla quarantena

“The Next Big One, la prossima grande epidemia è un tema ricorrente tra gli epidemiologi di ogni parte del mondo. Ne ragionano, ne parlano e sono abituati a vedersi chiedere un parere in proposito”. Così scrive David Quammen in Spillover, un libro pubblicato nel 2012 dopo diversi anni di studi e viaggi, e ora più attuale che mai (più di ogni “instant book”…)

“Da un lato  la devastazione ambientale causata dalla pressione della nostra specie sta creando nuove occasioni di contatto con i patogeni, e dall’altro la nostra tecnologia e i nostri modelli sociali contribuiscono a diffonderli in modo ancor più rapido e generalizzato” Siamo 7,6 miliardi di individui sparsi su tutto il pianeta e tutti collegati tra loro. Un virus che abbia la ventura di fare lo “spillover”, ovvero “il salto di specie”, ha fatto bingo evolutivamente parlando.

“La grande pandemia più recente è l’AIDS. A oggi (2012) le cifre parlano di 30 milioni di morti e 34 milioni di sieropositivi”. Più di cento pagine sono dedicate all’intricata storia dello spillover che ha portato il virus dell’HIV dalle scimmie agli uomini nel 1908 (!). Per molti anni è rimasta latente nei meandri del centro-Africa poi con la colonizzazione, l’incremento demografico, i viaggi dei coloni (e le siringhe sporche), è esplosa anche in America alla fine degli anni ’60. Notare che tra l’infezione e i sintomi passano dieci anni, quindi il dramma fu visibile dalla fine degli anni ’70, e la caccia al patogeno misterioso scattò solo nel 1981.

Dicevamo il Next Big One. Secondo l’epidemiologo D.S. Burke tre sono i criteri per farsi un’idea del virus della prossima pandemia: 1. responsabilità per le più recenti pandemie umane; 2. provata capacità di causare serie pandemie tra gli animali; 3. l’intrinseca capacità evolutiva. Guarda caso i coronavirus (come la SARS) hanno proprio queste proprietà. Col senno di poi è facile, Burke lo scriveva addirittura prima della SARS, avvertendo che i virus a RNA, come i coronavirus, “mutano forse più velocemente di qualsiasi organismo terrestre”.

Il capitolo sulla SARS è quello che più da vicino ricorda l’attuale SARS-Cov2, anche perché è il virus più strettamente imparentato. In quel caso la scampammo bella. Quammen è un grande viaggiatore, e la descrizione che ci offre dei wet market cinesi – da dove l’epidemia ebbe origine – è molto incisiva e dettagliata. “I cinesi del sud sono sempre stati propensi a mangiare specialità selvatiche”, ma in tempi relativamente recenti è diventata “una vera moda e anche un modo di ostentare ricchezza”.

Ma il capitolo che più mi ha colpito è stato l’Epilogo. Quammen racconta di quella primavera del 1993 quando i fiori degli alberi del suo cortile (e di tutta la valle del Montana in cui vive) furono mangiati da un’invasione di bruchi. Provarono a combattere i bruchi in tutti modi: pesticidi, colle… niente. È un fenomeno ben noto, gli ecologi li chiamano “outbreaks”, “esplosioni demografiche”. I bruchi uccisero molti alberi, poi, dopo due anni iniziarono a liquefarsi – letteralmente – e sparirono. Pare che questa cosa accada spesso tra i lepidotteri, tanto che alcuni matematici hanno studiato dettagliatamente il fenomeno. E pare che questi outbreaks vengano per lo più stroncati dai virus. Quammen è uno scrupoloso divulgatore, ma siccome è sempre bene verificare, ho fatto un piccolo check. Effettivamente, persino in Sardegna si osserva questo fenomeno:
Generalmente le popolazioni di Lymantria dopo un’esplosione demografica vengono riportate a valori di densità bassi da attacchi di nemici naturali quali predatori (Calosoma), parassitoidi vari e virus (NPV). Insomma i virus NPV sono i giustizieri dei lepidotteri. La spiegazione statistica è abbastanza intuitiva: il famoso fattore erre-zero, da cui dipende la diffusione di un virus, è direttamente proporzionale alla densità dell’ospite.

Fin qui tutto bene: tutti gli outbreaks sono destinati a fallire e i lepidotteri non diventeranno mai i padroni del mondo. Ma sapete qual è la specie che attualmente è protagonista dell’outbreak più gigantesco sulla Terra? Sì, avete indovinato: l’Homo sapiens. Brivido, eh?

popolazione Homo sapiens dall’anno 0

L’unico vantaggio che abbiamo sui bruchi è la possibilità di cambiare le nostre abitudini.

Vi lascio con l’ultima citazione da Quammen: “le zoonosi ci ricordano, come versioni moderne di San Francesco, che in quanto esseri umani siamo parte della natura, e che la stessa idea di un mondo naturale distinto da noi è sbagliata e artificiale. C’è un mondo solo, di cui l’umanità fa parte, così come l’HIV, i virus dell’Ebola, e dell’influenza, Nipah, Hendra e la SARS, gli scimpanzé, i pipistrelli, gli zibetti, e le oche indiane.” Ammazzare tutti i pipistrelli, come ho letto in un commento su youtube non è una soluzione, oltre che impraticabile (costituiscono il 25% di tutti i mammiferi!), creerebbe scompensi ecologici difficili anche solo da immaginare.

In conclusione direi che Spillover è un ottimo libro per chi vuole avere una panoramica a tutto tondo sulla questione dei virus e delle epidemie, e del lavoro enorme che negli ultimi cento anni gli scienziati hanno fatto – come tanti piccoli e oscuri Sherlock Holmes lontani dai riflettori – per capire questo complicato fenomeno. Non troverete soluzioni facili per la presente epidemia, ma in ogni caso capire il passato è il miglior modo di affrontare il futuro.

P.S. sono venuto a conoscenza di questo libro dal canale di questo biologo entropyforlife

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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