The Spank – Dini-Binasco affrontano Kureishi

The Spank lo voto già come spettacolo dell’anno: incalzante, divertente, intelligente, spregiudicato (a volte parecchio ma senza cadute di stile), e in un paio di punti anche emozionante.

Il sipario si apre con la scenografia completamente coperta da un telo di nylon. È il pub dove i due amici si incontravano, fuori piove e timidamente entra il protagonista-narratore Vargas (interpretato da Filippo Dini) che guardandosi attorno nostalgicamente rimpiange la “normalità” che c’era prima dei fatti che sta per rievocare. Questa sorta di breve prologo, a dir la verità, mi ha lasciato un po’ freddo per il poco ritmo e l’apparentemente banalità del discorso. Ma è questione di un paio di minuti, appena viene sollevato il telo di plastica ed entra in scena il secondo protagonista Sonny – alias Valerio Binasco – la commedia si accende e mantiene alata l’attenzione fino alla fine. (Anche il senso del prologo si capisce meglio dopo che abbiamo conosciuto la vicenda e il carattere “borghese” di Vargas).

L’innesco. Sonny, un dentista sposato e con due figli, è stato visto dall’amico Vargas baciarsi con una donna. Sonny confessa di avere da diciotto mesi un’amante che lo sta facendo sentire vivo come mai gli era accaduto nella sua vita. Vargas, un farmacista tutto casa e famiglia, ne è scioccato e lo racconta alla moglie, che a sua volta parlerà con la moglie di Sonny innescando un putiferio che sconvolgerà la vita dell’onesto (o disonesto) dentista. Vargas è indignato con l’amico perché prendendosi un’amante ha scardinato il quieto vivere delle loro famiglie. Sonny è ugualmente indignato per la mancanza di riservatezza dell’amico. E poi, è vero che ha tradito, ma cosa gli faceva patire la moglie? Chi ha sbagliato? Ognuno ha le sue ragioni e l’autore le difende con forza entrambe, come un buon drammaturgo dovrebbe sempre fare.

Il dipanarsi della vicenda è condito da battute salaci e riflessioni a volte decisamente fuori dal coro, come questa: “Io odio il sesso”, dice a un certo punto Vargas. “Anni fa si parlava di liberazione sessuale. Mi fanno ridere… la vera liberazione sessuale è quella di staccarsi completamente dal sesso, non parlarne neanche!”

La tecnica narrativa è moderna e ampiamente collaudata, il suo prototipo risale al dramma A view from the bridge di Arthur Miller del 1955. In questi tempi di pandemia e ristrettezze economiche (ma le ristrettezze economiche nel teatro sono endemiche) la tecnica di alternare narrazione e scene dialogate si presta efficacemente a evocare diversi personaggi fuori scena utilizzando i due soli attori protagonisti. Attraverso Vargas e Sonny conosciamo infatti anche le rispettive mogli Leyla e Rashida, e i rispettivi figli che hanno un ruolo non piccolo nella storia.

La figlia di Sonny per esempio è una ventottenne apatica e già “vecchia” che prende a odiare visceralmente il padre appena viene a conoscenza dell’amante. La moglie un’intellettuale distaccata e cinica, il figlio un batterista che ha smesso di studiare e che tutto sommato sta meglio di tutti.

Qual è il tema della pièce? I temi sono tanti: il sesso, l’amore, la vita coniugale, i figli, l’amicizia, il rispetto sociale… insomma il tema è la vita di due borghesi occidentali benestanti. Forse il punto cruciale è il coraggio del cambiamento. Sonny alla fine ha il coraggio di tagliare i ponti con la sua vecchia vita per viverne un’altra in cui si sente più felice. Di questo cambio di vita radicale ne veniamo a conoscenza nel finale, attraverso la voce di Vargas, che loda il coraggio dell’amico ormai partito e allo stesso tempo si duole molto di non poterlo avere più come compagno di bevute e confidenze.

L’autore, Hanif Kureishi, è un romanziere, drammaturgo e sceneggiatore di fama internazionale (candidato all’Oscar nel 1985). Confesso che pur frequentando spesso i teatri di Roma non l’avevo mai sentito nominare, quindi sono ancora più grato a questa produzione per averlo portato in Italia addirittura con una prima mondiale.

Gli interpreti, Filippo Dini (anche regista) e Valerio Binasco, hanno reso con meravigliosa bravura il testo di Kureishi mostrando con chiarezza i due opposti caratteri di Vargas e Sonny. All’ultima replica di ieri al Teatro Parioli sono stati ricompensati con lunghi e calorosi applausi e numerose chiamate in proscenio.

Non vedo altre date in programma ma è uno spettacolo che meriterebbe di girare molto di più e spero venga ripreso anche in altre città. La drammaturgia contemporanea di qualità non può che fare bene anche di riflesso agli altri spettacoli. Forse può alzare anche le aspettative del pubblico. Non possiamo relegare il teatro di prosa ai rimaneggiamenti, ai personaggi televisivi, e ai testi senza autore perché “tanto c’è l’attore famoso che porta pubblico”.

Produzione: Teatro Stabile di Torino

Regia: Filippo Dini

Autore: Hanif Kureishi

Protagonisti: Valerio Binasco, Filippo Dini

Durata: 100 minuti

Numero atti: 1

Anno di produzione: 2020

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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