In questi giorni si sono sentiti molti appelli alla pace. Siamo tutti d’accordo che la pace sia meglio della guerra, ma c’è un malinteso disgustoso. La pace è frutto di sacrifici e mediazione, e quando c’è un aggressore e un aggredito non si può invocare genericamente la pace, bisogna schierarsi. Se stiamo dalla parte degli ucraini dobbiamo anche aiutarli: finanziariamente, con viveri e vestiti, ma anche con le armi. Armi che uccidono gli aggressori, non c’è alternativa di fronte a chi invade un popolo pacifico calpestando tutti i trattati internazionali, rifiutando ogni dialogo e massacrando i civili violando le tregue da lui stesso annunciate.
Il presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani, Gianfranco Pagliarulo (senatore PD), l’altro ieri ha ribadito che è contrario all’invio di armi in Ucraina. Mi chiedo che senso abbia più l’Ampi. Pagliarulo è nato quattro anni dopo la fine della guerra: parli a nome suo, non a nome dei partigiani. Il comunicato diramato a ridosso della guerra sembra scritto dal Cremlino: si farnetica della «minaccia della NATO» e delle ingerenze di Biden nella politica ucraina quando è stata l’Ucraina stessa che ha più volte chiesto, senza successo, di entrare nella NATO temendo l’aggressione della Russia, come poi è avvenuto. Forse è tempo di lasciare i partigiani alla storia agli storici e a chi non vuole dimenticare. I partigiani veri, che tranne qualche venerando centenario sono ormai tutti morti, si staranno rivoltando nella tomba (quelli che ce l’hanno)
Perché i partigiani veri combatterono anche con le armi e le armi furono fondamentali per contrastare l’occupazione nazista:
«“Col parabello in spalla/ caricato a palla/ sempre bene armato/ paura non ho”. “Con la mitraglia fissa/ e con le bombe a mano”. “Portiamo l’Italia nel cuore,/ abbiamo il moschetto alla mano,/ a morte il tedesco invasore”. “Nevi e tormente hai sfidato cantando/ col tuo bel mitra fedele compagnia”. “Cantano con il breda!/ Cantano con lo sten!/ Cantano con il bren!”. I primi quattro sono versi di canzoni partigiane, il quinto una canzone dedicata ai partigiani». Raccolgo queste citazioni da un articolo sul Foglio di Maurizio Stefanini. Zelensky e gli ucraini che difendono la loro patria sono i veri partigiani, non certo il senatore Pagliarulo.
Chi può pretendere che un aggredito risponda senza armi? Cristo, è vero, si è fatto consegnare alla crocifissione senza difendersi, San Francesco andò disarmato a parlare con il Sultano (senza peraltro grandi risultati), Gandhi è sceso in piazza disarmato. Soltanto chi è disposto a rinunciare a tutto, compresa la vita, può rispondere disarmato a un aggressore. Ma è assurdo e ipocrita che lo si chieda a un altro, in questo caso all’intero popolo ucraino. Gli ucraini stanno mostrando al mondo che non hanno paura di perdere la propria vita, ma lottano oltre che per sé stessi e per la propria patria anche per i propri figli e le proprie mogli.
Se vogliamo citare il Vangelo, Gesù stesso ai suoi discepoli ha anche detto: «chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una». Infatti i discepoli giravano armati di spada, e le parole «chi di spada ferisce, di spada perisce» sono soprattutto un monito a non aggredire, e quindi un monito per l’aggressore, in questo caso i soldati invasori e in primis il loro mandante, Putin.

Oggi chi parla di pace senza specificare che l’esercito russo è l’aggressore fa il gioco di Putin, come l’ex (?) putiniano Salvini che chiedeva l’omicidio per legittima difesa se ti entra un ladro in gioielleria e adesso fa il francescano “pacifista” senza condannare nessuno e vuole mandare solo armi <<non letali>>. Ma per fortuna a Varsavia non dimenticano. Anche nelle dichiarazioni generiche del Papa (<<La guerra è una follia>>), ho notato la stessa gran viltade di non prendere posizione. E io che da un papa “francescano” mi aspettavo che andasse scalzo a Kyiv mettendosi – lui sì disarmato – davanti ai carri armati… ma pazienza.
È chiaro che supportando l’Ucraina ci esponiamo al rischio di ritorsioni da parte di Putin, ma qual è l’alternativa? L’infamia di non aiutarli e in più di lasciare che Putin si impossessi di un paese grande due volte l’Italia. Soltanto un cieco non capirebbe che se gli fosse riuscita la guerra lampo ora avremmo un Putin ancora più aggressivo, mentre adesso boccheggia all’angolo. Ahimè, finché è al potere è ancora pericolosissimo e spargerà ancora molto sangue, ma un tiranno senza soldi ha la vita breve. Già si doveva intervenire prima con le sanzioni, Garry Kasparov, la leggenda degli scacchi è da anni oppositore di Putin, e da anni lo chiedeva a gran voce. Non capirlo neppure adesso è veramente imperdonabile.
