Ape and Essence è un sorprendente romanzo di Aldous Huxley dalla struttura molto eterodossa. Pubblicato nel 1948, oggi sembra pressoché dimenticato, ma è pieno di spunti, scene, personaggi e moniti ancora attualissimi, oltre a essere verosimilmente la prima opera di spessore che immagina un futuro post-Terza guerra mondiale. Rispetto al precedente e più famoso Brave New World, la situazione qui immaginata è forse più realistica e inquietante, anche perché tra i due libri c’è la Seconda Guerra Mondiale e la bomba atomica.
In Italia, paese a cui Huxley era molto legato, La scimmia e l’essenza uscì nel ’49 tradotto da Augusto C. Dauphiné per Mondadori, che è l’edizione che ho letto e citato nel seguito, ma esiste anche un’edizione più recente con il titolo La rivalsa delle scimmie (Gargoyle, 2014).
Tallis. La prima parte del libro è un racconto-cornice, breve ma in sé perfettamente compiuto, ambientato a Hollywood nell’anno in cui Huxley scrive. Più precisamente è il giorno della morte di Gandhi, benché a nessuno gliene importi molto: «Gandhi poteva ben essere morto, ma dietro alla scrivania del suo ufficio, davanti alla tavola apparecchiata nel refettorio dello Studio, Bob Briggs pensava soltanto a parlare di sé stesso». Bob è uno sceneggiatore scarso («sarebbe stato più bravo come attore»), mentre il collega con cui chiacchiera è anche il nostro narratore, che riprende più volte la questione di Gandhi, la pace e i nazionalismi:
«Stavo pensando che il sogno dell’Ordine genera la tirannia; il sogno della Bellezza, mostri e violenza. Atena, patrona delle arti, è anche la dea della guerra scientifica».
Huxley si era trasferito da una decina d’anni a Hollywood lavorando lui stesso come sceneggiatore, e approfitta di questo racconto per sfogare un po’ del suo fastidio nei confronti degli Studios. Per esempio, mentre i due sceneggiatori chiacchierano, passa un trattore che porta al macero una scenografia per un film su Caterina da Siena, e così commenta il nostro: «Un nuovo film con Hedda Buddy. Ho lavorato al dialogo due anni fa. Poi l’hanno passato a Streicher. Poi ancora è stato riscritto dal gruppo O’Toole-Menendez-Boguslasvskij. Fa schifo». Al che Bob gli chiede se ci avesse inserito qualcosa sulla politica dei papi, lui risponde così: «Come avrei potuto? Il film avrebbe preso fatalmente un aspetto anticattolico e quindi antiamericano». (Non credo che uno sceneggiatore di oggi sia molto più libero su questi temi, anzi).
Bob e il nostro, chiacchierando, si imbattono poi in una sceneggiatura destinata all’inceneritore e ne leggono una pagina che contiene anche questi versi:
«Sono le scimmie a indicare la meta,
sono umani solo i mezzi per giungervi.
Serva di gorilla, ruffiana di babbuini,
viene la Ragione di corsa, pronta a ratificare;
viene la sgualdrina con la Filosofia a leccare i piedi ai tiranni»
I nostri due sceneggiatori scorrono un po’ il testo, lo trovano interessante e si mettono sulle tracce del suo autore, tale William Tallis, che nel frattempo è morto. La sua tragica storia, che qui non riassumo, conclude la prima parte del libro ma lascerà delle tracce anche nel seguito. La seconda parte, che poi sono i quattro quinti del libro, ci viene presentata come la sceneggiatura di Tallis, che appunto si intitola La scimmia e l’essenza.
La scimmia e l’essenza. Dopo un prologo surreale-simbolico, con Faraday ed Einstein carponi al guinzaglio dei babbuini, inizia la storia vera e propria.
Siamo in California dopo «la Cosa», cioè dopo la Terza Guerra Mondiale. È il 2108, la guerra nucleare e batteriologica ha fatto regredire il mondo a una sorta di Alto Medioevo. Gli unici ad avere mantenuto la continuità con la civiltà «pre-Cosa» sono, per motivi di isolamento geografici, l’Africa centrale e soprattutto la Nuova Zelanda (che sembra fare la veci dell’Impero romano d’Oriente a fronte della caduta dell’Impero romano d’Occidente). Da qui parte alla volta della California una nave esploratrice con una dozzina di studiosi, tra cui il protagonista del film, il dott. Poole, biologo.
Cercando tra le rovine di Los Angeles piante e tracce di piante infestanti, batteri, funghi e parassiti sparsi dalla guerra batteriologica, il dottor Poole viene fatto prigioniero e quasi ammazzato dai terribili neo-americani. Nella California post-Cosa comandano i preti di una chiesa che si è votata esplicitamente al Diavolo. La scrittura di Huxley è sempre ricca di arguzie e paradossi: questa religione satanista è quasi identica alla chiesa dei processi dell’Inquisizione, con la differenza che al posto di Cristo c’è Satana e invece del segno della croce si fanno le corna con due dita sulla fronte. La loro morale si fonda sul ribaltamento di quella indicata da Gesù: «il mio dovere verso il vicino è di sforzarmi a impedire di fare a me quel che io vorrei fosse fatto a lui».
I libri li bruciano per cuocere il pane e di un accademico non sanno che farsene. Però, mentre lo stanno per seppellire vivo, Poole li convince che con le sue conoscenze agronomiche potrebbe aiutarli ad avere campi più produttivi, e così viene messo al lavoro con questo obiettivo. Nel frattempo, Poole conosce Loola, una bellissima ragazza da cui si sente immediatamente attratto. Il dott. Poole è il tipico personaggio huxleyano, un accademico eruditissimo, attratto dalle donne eppure castrato da un’educazione materna che gli ha inculcato che il sesso è il male.
Anche questa chiesa è contraria al sesso, le donne vanno in giro con delle toppe con scritto «NO» sopra i seni e i glutei, e sono chiamate «vascelli» perché, a parte lavori di fatica come scavare buche, la loro unica funzione è fare figli (di nuovo, come nel medioevo o in ogni altra epoca buia). L’accoppiamento è selvaggio e circoscritto a due settimane all’anno, come in molti mammiferi. Guai a chi viene colto a copulare fuori da quel periodo.
Ma il peggior incubo delle donne è di partorire figli deformi. Il rischio è altissimo a causa dei raggi gamma che contaminano il continente. Nel caso i neonati abbiano più di sette dita o altre deformità vengono uccisi con un rituale più tremendo di quello spartano, mentre i «vascelli» che li partoriscono sono segnati a vita come impuri. (Oggi che urta il plurale maschile non marcato, fa un certo effetto sentire i neo-californiani chiamare una donna bionda «vascello giallo» e forse ci fa capire meglio cos’è la vera discriminazione linguistica).
Ogni tanto la voce fuori campo di un narratore recita dei monologhi, alcuni dei quali in versi:
«Pietà e ferocia vengono con i cromosomi;
tutti sono a un tempo clementi e assassini.
Coccolano i loro cani, ma erigono Dachau»
Qui vorrei sottolineare una caratteristica centrale della scrittura di Huxley, che forse a un letterato può sfuggire, ovvero la profonda consapevolezza delle radici biologiche dell’uomo. Aldous, che aveva un fratello Nobel per la biologia (Julian) e un nonno amico di Darwin (Thomas), sa benissimo che l’uomo non è vicino alle scimmie, l’uomo è una scimmia, ce lo ha scritto nei cromosomi. Anche a distanza di tanti anni e a fronte di innumerevoli scoperte (oggi sappiamo che condividiamo il 98,6% di Dna con gli scimpanzé e i bonobo), Huxley non manca di stupirci per solidità scientifica. Per esempio, nei versi già citati, «Sono le scimmie a indicare la meta,/ sono umani solo i mezzi per giungervi», Huxley anticipa di mezzo secolo Jonathan Haidt, che nel 2001 ha scritto un citatissimo articolo scientifico “The Emotional Dog and Its Rational Tail”, in cui mostra come la nostra morale deriva perlopiù da giudizi istintivi che vengono argomentati e razionalizzati solo in un secondo momento.
Ma come si era arrivati dal 1948 al trionfo di Satana? Perché le cose non erano andate diversamente? Ce lo spiega l’Arcivicario, nonché «Primate di California»:
«“Se il misticismo degli orientali avesse fatto in modo che la scienza occidentale fosse impiegata giustamente; se il sistema di vita occidentale avesse raffinato l’energia orientale; se l’individualismo occidentale avesse temperato il totalitarismo dell’Est”. Scuote la testa con pio orrore. “Sarebbe stato il regno dei cieli. Fortunatamente, la grazia di Satana è stata più forte della grazia dell’Altro”.»
Ma, forse, il passaggio più lucido e agghiacciante per noi lettori del 2023 è quello sulla sovrappopolazione. Per noi, imbevuti del pensiero degli economisti, secondo cui la crescita è il Bene e la decrescita è il Male, la sovrappopolazione è ancora un tabù. Ascoltando telegiornali, trasmissioni scientifiche, politici, Fridays for future… avete mai sentito dire a qualcuno che il problema principale è la sovrappopolazione umana? Neppure gli ecologisti ne parlano, tranne pochissime eccezioni come il meteorologo Luca Mercalli e il fisico Angelo Tartaglia! (Paradossalmente da noi si parla molto più di denatalità, come se un’Italia di 60 milioni di abitanti fosse a rischio estinzione, quando per esempio gli orsi marsicani sono meno di 60; non so in quanti colgano la sproporzione e la connessione tra questi due numeri). Secondo la folle – o, meglio, direi proprio satanica – idea attuale, anche l’obiettivo zero emissioni andrebbe realizzato in crescita… Cosa ci aspetta di questo passo ce lo delinea bene questo discorso che Huxley mette in bocca all’Arcivicario di Satana:
«Ed ecco il superaffollamento del pianeta: cinquecento, ottocento, talora fino a duemila persone per miglio quadrato di terra produttiva (*), la quale intanto se ne va alla malora a causa della cattiva coltivazione. Erosioni dovunque, dovunque lo sperpero dei minerali. E i deserti si estendono, rimpiccioliscono le foreste. Anche in America, perfino in questo Nuovo Mondo che un tempo era la speranza dell’antico. Si eleva la spirale dell’industria ma precipita quella della fertilità del suolo. Tutti sono sempre più ricchi e migliori, più grandi e più potenti: poi, quasi d’un tratto, fame e sempre più fame. Sì, Satana aveva previsto tutto il passaggio: dalla fame ai viveri importati, dai viveri importati all’incremento demografico, e dall’incremento demografico di nuovo alla fame […] fame che è causa di guerre totali che sono causa di fame anche maggiore. […] Anche senza la morva sintetica, anche senza la bomba atomica, Satana avrebbe ugualmente conseguito tutti i suoi scopi. Con un po’ più di tempo, forse, ma altrettanto sicuramente, gli uomini avrebbero distrutto sé medesimi distruggendo il mondo in cui vivono. Senza scampo. Satana li aveva già fissati con tutte e due le corna: se anche riuscivano a cavarsi dal corno della guerra totale, si sarebbero trovati impalati in quello della carestia. E la fame li avrebbe spinti a fare la guerra».
Come sarà il mondo nel 2108 nessuno lo sa, però, mentre saltano tutte le scadenze che velleitariamente ci siamo posti da Kyoto in poi, la tabella di marcia di Satana sembra invece perfettamente rispettata: dal 1948 a oggi la popolazione mondiale è più che triplicata, foreste e animali selvatici sono in caduta libera, l’erosione si mangia ogni anno una superficie agricola grande quanto l’Italia e la popolazione sta ancora aumentando, con milioni e milioni di persone che non hanno niente se non il cibo per sopravvivere e moltiplicarsi ancora di più. Per il pianeta siamo «come la tenia» dice l’Arcivicario. Non ci resta che farci il segno della croce… o quello delle corna.
La scimmia e l’essenza è un libro che offre molti altri spunti e riflessioni. Non vi ho raccontato come finisce la storia del dott. Poole e Loola per non rovinarvi la lettura. Se non vi avessi ancora convinto vi segnalo anche questa ottima recensione di Gianfranco Franchi.
(*) Facendo un piccolo conto con i dati di Wikipedia, oggi globalmente siamo a circa 1400 abitanti per miglio quadrato.

