Spoiler: cinema batte teatro 59 a 1
In breve. «Plinio è il comandante della Flotta Imperiale a Miseno, a una trentina di chilometri dal Vesuvio, quando quello che si pensava essere soltanto un monte esplode, producendo una colonna di fumo che giunge fino alla stratosfera. Nonostante il pericolo, Plinio non esiterà a scendere in mare con le quadriremi tentando di salvare la popolazione della costa, già all’epoca densamente abitata».

Questa è una breve anticipazione del mio ultimo (e inedito) testo teatrale Plinio, l’ultima historia, da cui ho tratto anche una sceneggiatura cinematografica.
Il protagonista. Gaio Plinio Secondo, (oggi noto come Plinio il Vecchio), all’epoca non aveva compiuto ancora 57 anni ma aveva già alle spalle una vita straordinaria: cavaliere in Germania, amministratore in Gallia e in Spagna, fu confidente di Vespasiano e commilitone di Tito, diventando infine capo dell’intera flotta imperiale. Ma i successi compensavano appena le amarezze: tanti erano stati gli amici uccisi in battaglia o da malattie, lui stesso aveva problemi respiratori, e innumerevoli erano le ingiustizie e i crimini visti sotto Nerone e durante l’atroce guerra civile del 69. E infine le sferzanti critiche seguite alla pubblicazione delle sue opere letterarie.
Infatti, parallelamente alla carriera militare, Plinio fu uno studioso e uno scrittore instancabile. È sua la più estesa enciclopedia giuntaci dall’antichità, la Naturalis Historia, un’opera monumentale in 37 libri, che spazia dalla cosmologia alla storia dell’arte e che ci apre uno squarcio nel mondo antico che altrimenti sarebbe perduto per sempre. Il titolo Naturalis Historia è comunemente tradotto come Storia naturale, ma potremmo tradurlo anche come Ricerche sulla natura o il Racconto della natura, perché «historia» in latino aveva un significato leggermente più esteso di quello che noi diamo oggi alla parola storia, per questo ho voluto mantenerne traccia anche nel mio titolo.
Plinio, tuttavia, era anche uno storico in senso stretto, infatti l’altra sua opera principale fu una storia romana in 31 libri, intitolata Dalla fine di Aufidio Basso (cioè da dove si interrompeva la narrazione di Aufidio Basso), di cui purtroppo non ci è giunto niente se non qualche brandello tramite Tacito. Plinio stesso ci dice, amaramente, che l’avrebbe pubblicata postuma in modo che, una volta tolto il disturbo, i critici sarebbero stati liberi di dire quello che volevano. Per eviscerare meglio questo conflitto, nel dramma c’è il suo amico Pomponiano – personaggio storico di cui sappiamo solo il nome e che ho immaginato come il suo editore (bibliopòla) – che invece lo pressa a pubblicare.
Tra gli altri personaggi del dramma, oltre a Plinio troviamo Plinia, ovvero sua sorella, una donna religiosa e incline alla superstizione, ma con un senso pratico maggiore del fratello; il nipote Cecilio (oggi noto come Plinio il Giovane, figlio di Plinia), all’epoca un diciottenne timido e studioso, adottato da Plinio, in seguito alla morte del padre; e infine Zosimo, il suo fido lettore-scriba. Nella versione cinematografica ne ho aggiunti diversi altri, che per il momento lascio alla vostra fantasia.
L’eruzione. Tutti sanno più o meno che nel 79 l’eruzione del Vesuvio sommerse Pompei, Ercolano e Stabia, e molti avranno visto film e documentari che ne raccontano qualche aspetto, tra cui il fatto che (spoiler) Plinio vi trovò la morte. Pochi sanno della dinamica più precisa degli eventi. In effetti non è semplice ricostruirla: tutto ciò che ci è rimasto di scritto ammonta a due lettere di Plinio il Giovane (nipote di Plinio il Vecchio e testimone oculare rimasto a Miseno), un paio di pagine di Dione Cassio e qualche riga di Svetonio. Oggi, rispetto a qualche anno fa, abbiamo anche moltissimi ritrovamenti archeologici e studi geologici abbastanza precisi che ci confermano e in alcuni casi correggono le testimonianze scritte. L’esplosione non fu accompagnata da colate laviche, il problema fu la quantità immensa di cenere e lapilli che, ricadendo dall’alto, sommerse o bruciò tutto. Plinio scese in mare con le quadriremi capitanando una sorta di operazione di protezione civile, aiutando la popolazione della costa a fuggire via mare. Plinio il Giovane accenna a quest’operazione in una lettera a Tacito, ma nei dettagli non ci dice quasi niente, se non che inizialmente Plinio puntò su Ercolano ma impedito dal mare dovette ripiegare verso Stabia, presso Pomponiano; nel ricostruirla ho cercato di immaginare qualcosa di plausibile (ma certezze storiche non ce ne sono).

Cinema batte teatro 59 a 1. Una volta terminato il testo teatrale ho cercato concorsi a cui inviarlo e ne ho trovati… uno. Esclusi i concorsi per monologhi e per under-30, un autore teatrale in Italia oggi si trova al centro di un enorme deserto. Il che più o meno lo sapevo, ma la sorpresa l’ho avuta quando mi sono imbattuto nella piattaforma FilmFreeway: se quel copione fosse stato una sceneggiatura cinematografica avrei potuto sottoporlo a 59 concorsi! Questo dà la misura del divario – almeno in termini di interesse, soldi e pubblico, – tra cinema e teatro. Allora ho rispolverato un breve screenplay che avevo scritto alcuni anni fa frequentando una scuola di sceneggiatura. Rimaneggiandolo ci ho preso gusto, e così ho rimesso le mani anche su Plinio e dopo un certo lavoro di adattamento – peraltro molto intrigante, perché mi ha dato modo di mostrare cose che a teatro è impossibile mostrare – ne ho tratto la sceneggiatura per un film.
Inglese batte Italiano 1644 a 59. Se in Italia i concorsi erano 59, traducendo la sceneggiatura in inglese avrei potuto sottoporla a 1644 concorsi in tutto il mondo! E quindi mi sono cimentato anche nella traduzione inglese, poi revisionata da mani esperte. Naturalmente la cattiva notizia è che partecipare a questi concorsi ha un costo – parecchi sono mezze truffe, diciamolo pure, e quelli che danno più visibilità in genere costano di più – quindi ho dovuto fare una cernita in base a quelli che mi sembravano più seri e più adatti al mio genere. L’altra pista da seguire sono gli agenti e i produttori. La strada è in salita ma non impossibile. Come disse Plinio per incoraggiare il timoniere che, spaventato, voleva tornare indietro: «fortes Fortuna iuvat». Il futuro dirà l’ultima.
