A view from the bridge, prima europea a Roma
Moise et Pharaon diretto da Muti
Sonata a Kreutzer di Tolstoj a teatro
(Trad. di Elisabetta Bruzzone, ed. Mondadori)
L’italiano lingua letteraria morta?
Oggi pomeriggio, ascoltando Fahrenheit su Radio3, sono rimasto letteralmente scioccato dalle affermazioni di un certo Franco Brevini sulla presunta «anchilosi» della lingua letteraria italiana. Gli scrittori di oggi fanno bene, secondo lui, a non prendere in considerazione i nostri autori antichi. Da come parlava giuro che ho pensato che costui non avesse mai aperto un libro di letteratura italiana, potete dunque immaginarvi di come sia rimasto basito, sconcertato, esterrefatto quando ho appreso che è addirittura DOCENTE UNIVERSITARIO DI LETTERATURA ITALIANA!!
Ma veniamo ai fatti. Ho trovato un articolo del Corriere della Sera in cui il nostro “prof” enuncia la sua teoria, e prenderò come base proprio quelle sue parole, più che le affermazioni (ancora più gravi e vergognose) rilasciate oggi alla radio. La sua tesi centrale è questa: «chi si proponesse di conoscere gli italiani partendo dalla loro letteratura, resterebbe deluso. Un Paese che spicca per la ricchezza e la varietà delle sue culture resta assente dalla sua letteratura. Tutto questo perché i nostri scrittori non hanno potuto contare su una lingua viva».
La refutatio è semplice: forse Goldoni ha fatto (e fa) ridere i teatri di tutta Italia in una lingua morta? Basta questo per confutare Brevini.
A mio parere la tesi di Brevini si potrebbe sostenere per quella parte di cattiva letteratura italiana che è stata fisiologicamente prodotta nel corso dei secoli ed è puntualmente finita nel macero o caduta nell’oblio di qualche archivio storico. Ma quando diciamo letteratura italiana io – come tutti credo ̶ intendo il top della letteratura, cioè le vette, gli autori e le opere più significative. E dalle parole generiche e qualunquiste del professor Brevini, pare che egli faccia “di tutta l’erba un fascio”.
Allora veniamo a confutare punto per punto questo mostruoso pensiero entrando nel particolare delle sue affermazioni:
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«Con una gigantesca operazione di sineddoche la letteratura italiana ha dovuto fortemente ridurre lo spettro della realtà rappresentata: pochi colori, per quanto ricchissimi di sfumature».La sineddoche è un procedimento linguistico che consiste nell’usare il tutto per la parte o viceversa la parte per il tutto. Questo procedimento, forse Brevini non se ne è accorto, lungi dall’essere un astruso artificio retorico, è invece utilizzatissimo anche nel parlato: «essere senza un tetto», «senza borsa», «farsi un bicchierino», oppure «leggere Baricco», sono di uso comune, anzi comunissimo. La frase «pochi colori ma ricchissimi di sfumature» è molto spassosa considerando che i colori fondamentali sono solo tre (rosso, giallo, blu), e tutte gli altri sono sfumature o sovrapposizioni di sfumature… ma anche facendo finta di non conoscere la fisica: da Petrarca a Goldoni, quale argomento non è stato toccato? ce lo dica.
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«Quando un argomento non hanno proprio potuto eluderlo, ai nostri scrittori non è rimasta che la strada della genericità […] i nostri autori hanno prudentemente adottato un lessico sommario, evasivo, impreciso, convenzionale».Quali sarebbero questi argomenti e questi autori? Come accusa la trovo un po’… generica. Vogliamo accusare Leopardi, per esempio di adottare un «lessico sommario, evasivo ecc.»?Volgiti indietro, e guarda, o patria mia,quella schiera infinita d’immortali,e piangi e di te stessa ti disdegna;che senza sdegno omai la doglia è stolta:volgiti e ti vergogna e ti riscuoti,e ti punga una voltapensier degli avi nostri e de’ nipoti(da Sopra il monumento di Dante)
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Brevini si lamenta che non sia stato sufficientemente usato il dialetto: penso che una vita sola non basterebbe per leggere tutta la produzione dialettale italiana (Pietro L’Aretino, Belli, Goldoni, Trilussa, Verga, Pasolini…). Inoltre il Nostro sostiene anche che la lingua pulita, al contrario del dialetto non sarebbe in grado di esprimere sentimenti veri e profondi, motivo per cui «gli scrittori non hanno potuto pescare nelle zone più intime e profonde del proprio io».Difatti:«Solo e pensoso i più deserti campivo mesurando a passi tardi e lenti,e gli occhi porto per fuggire intentiove vestigio uman l’arena stampi.Altro schermo non trovo che mi scampidal manifesto accorger delle genti,perché negli atti d’alegrezza spentidi fuor si legge com’io dentro»(dal Canzoniere, Petrarca, 1374)è un tipico esempio di superficialità e vacua affettazione nel tipico stile di una lingua morta… pro pudor! Se per esempio volessimo usare il dizionario di OpenOffice come una rozza misura della distanza di un testo dall’italiano moderno standard, allora troveremmo una curiosa sorpresa. In questi otto versi di seicento anni fa, OpenOffice mi dà solo 6 errori, peraltro risibili: vo, mesurando, uman, d’alegrezza, fuor, avampi. Nell’articolo di Brevini di venti giorni fa, sempre OpenOffice mi dà ben 20 errori!
- Brevini inoltre afferma che le altre letterature non hanno avuto di questi problemi. Ora voglio chiedergli se Goethe il Faust l’ha scritto in dialetto bavarese o in tedesco nazionale. E per quanto riguarda la pedissequità nelle altre letterature voglio citare una passo di Herman Hesse in Siddharta: «La maggior parte degli uomini, Kamala, sono come una foglia secca, che si libra nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino. […] Migliaia di giovani ascoltano ogni giorno la dottrina [di Gotama il Sublime], seguono a tutte le ore le sue prescrizioni, eppure sono tutti foglie secche, non hanno in se stessi la dottrina e la legge ». Nulla mi toglie dalla convinzione che sotto le spoglie di Gotama si celi proprio Goethe, verso cui Hesse nutriva aperta stima (vedi il saggio sul Wilhelm Meister), e che le foglie secche siano molti imitatori tedeschi ormai dimenticati.
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«A forza di perseguire la purezza linguistica, di tirare a lucido, di imitare i sommi autori, i nostri scrittori hanno finito per avvitarsi in un’ operazione totalmente autoreferenziale, perdendo ogni contatto con l’ esperienza viva»Ne deduco che non sta parlando dei sommi autori: ma allora di cosa sta parlando?! perché parla di «letteratura italiana»?
Il misantropo a Roma
L’Italia che immagino – L’anno della svolta
In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Repubblica.it in collaborazione con Immaginario Festival di Perugia lancia il concorso “L’Italia che immagino”. C’è tempo fino al 15 novembre per mandare i filmati: Ecco la mia sceneggiatura, se qualcuno vuole realizzarla mi può contattare…
Una webcam inquadra due giornalisti (un uomo e una donna) che leggono la rassegna stampa via internet; in sovrimpressione si legge la data 2 Luglio 2045.
Roberto Devereux a Roma
Una breve nota sull’opera di Donizetti in cartellone al Teatro dell’Opera di Roma.
Sono da poco rientrato dalla prima replica, quella col secondo cast, e mi fa piacere segnalare l’eccellente interpretazione del tenore, Gianluca Terranova, che ha meritatamente riscontrato un clamoroso successo personale. Veramente una bella voce, potente, appassionata, e capace di rendere tutte le sfumature dinamiche della partitura. Anche Elisabetta, interpretata da Virna Sforza è stata ottima. Nel primo cast d’altra parte c’è la famosa soprano Carmela Remigio, che non ho mai visto dal vivo, ma a giudicarla dai video su youtube merita anch’essa assolutamente d’essere ascoltata.
Ho visto sul sito del Teatro che ci sono ancora molti biglietti disponibili, mentre mi sarei aspettato il tutto esaurito. Se il pubblico non risponde in parte è un problema di cultura musicale, che purtroppo oggi in Italia non sembra degna del paese che la musica l’ha inventata; in parte penso sia anche un problema di costo dei biglietti. Dovrebbero esserci politiche che favoriscano i giovani: a Berlino gli under-trenta possono prendere i migliori posti disponibili a dieci euro! A Roma un posto in platea con lo “sconto studenti” costa SETTANTACINQUE euro, mentre in galleria (i posti più economici) non c’è sconto! poi ci si lamenta che i giovani non vanno all’opera…
Comunque non bisogna demordere, con 17€ si va in galleria, e se c’è posto, nell’intervallo, senza farsi notare, si può scendere in platea. In genere ne vale la pena, soprattutto per questa rara opera donizettiana, e per un cast così eccellente.
Delitto e castigo, alcune riflessioni e una risposta a Dostoevskij
Rigoletto in tv
Il messaggio del Capo dello Stato e poi l’introitus del Te deum di Charpentier con squilli di tromba e rullo di tamburi, stavolta non annunciavano una partita della nazionale né la finale di Miss Italia bensì… il Rigoletto di Giuseppe Verdi. Guardate che sforzo immane si è dovuto fare per far vedere un po’ d’opera ai nostri connazionali…! E lo si è dovuto pure spezzare in tre parti perché concentrarsi per due ore e mezza sarebbe stato chiedere troppo ad un pubblico così vasto… Sento già i commenti di qualche coppia di televisionari che dice: “Ma non c’era la Clerici stasera su raiuno?”, “Io pensavo Lino Banfi”, “Cambia canale allora”, “No il telecomando è sul tavolo, non mi va di alzarmi”… e così si sono dovuti sorbire il capolavoro di Verdi, poverini.
Scherzi a parte, il caso ha voluto che in questo week-end non fossi a casa mia (dove, come sapete, non ho la tv), e facendo uno strappo alla regola, peraltro ferrea, di non guardare la televisione, ieri e oggi pomeriggio ho visto il “Rigoletto a Mantova” trasmesso dalla RAI in mondovisione. Forse stupirò i melomani, ma sostanzialmente penso sia stata una bella idea ed un’ottima produzione, con un cast veramente eccellente. Un cast eccellente… ma con un asterisco, e gli appassionati avranno già capito a cosa mi riferisco: semplicemente c’era un tenore al posto del baritono.
Placido Domingo è un grandissimo artista e uno dei più carismatici tenori dei nostri tempi, questo non si discute, ma certo suscita un sentimento strano vederlo cantare fuori registro. L’intessitura del baritono è circa quattro toni sotto quella del tenore, e quattro toni non sono tanti ma neanche pochi. Anche chi ha cantato solo in un coro sa quanto sia faticoso e innaturale cantare con i bassi quando si è tenori. Significa che le note basse non riesci a prenderle o non riesci a dargli forza, e anche quelle medio-alte non hanno il colore scuro di una voce baritonale. Così è stato per Domingo, e per questo ho detto che mi ha fatto un effetto “strano” sentirlo: in parte di sofferenza mettendomi nei suoi panni, in parte di irritazione nel sentire una voce cantare su una tessitura sbagliata (è come vedere una persona magra che tenta di gonfiare la pancia per riempire la giacca cucita per uno più grasso), e un po’ di frustrazione perché si vede che Domingo mette l’anima in quello che fa, e piacerebbe vederlo in ruolo a lui più consono, che però per via dell’età probabilmente non si sente più di affrontare.
Gli altri interpreti mi sono parsi tutti bravissimi, la soprano russa Julia Novikova, il tenore Vittorio Grigolo, e senza neanche dirlo il grande Ruggero Raimondi (lui sì un vero baritono). Ottima la direzione di Zubin Metha. Anche la regia di Bellocchio, molto curata e fedele alla storia, è stata all’altezza della situazione. Detto per inciso il fatto di recitare nei luoghi veri dove è ambientata l’opera è solo una trovata pubblicitaria o tuttalpiù una cosa curiosa, perché in effetti l’opera è stata scritta per il teatro, e quindi farla a teatro sarebbe stata la scelta più “fedele”. Inoltre se non ricordo male l’opera è ambientata alla corte di Mantova solo per un puro caso, perché all’epoca c’erano problemi di censura e Verdi doveva evitare riferimenti troppo indecorosi per l’aristocrazia della sua epoca. Comunque, se non altro è stata un’occasione per vedere dei bei palazzi rinascimentali.
Il messaggio di Napolitano l’ho trovato bello, sperando che non suoni a vuoto. Ci si può chiedere infatti se questa operazione rinnoverà l’interesse per l’opera da parte di un pubblico più ampio. Da melomane appassionato ci spero, ma è più una speranza che una convinzione.
Il terzo atto stasera alle 23.15.









