Periodicamente ritroviamo sui giornali dichiarazioni solenni e apodittiche sulle sorti dell’universo rilasciate da Stephen Hawking, considerato dalla stampa e da tutti i profani una sorta di oracolo in terra che dispensa briciole di saggezza per tutti. In questo caso si tratta dell’ultima fatica divulgativa dello scienziato britannico, The Grand Design, in cui si afferma tra l’altro che l’universo non può essere stato creato da Dio ma si è autocreato da sé. La prima cosa che salta agli occhi leggendo l’articolo del Messaggero è che le idee spacciate per nuove brillanti conquiste intellettuali di Hawking, altro non sono che teorie e fatti noti fin dagli anni settanta o ancor prima – né sarei in grado di dire chi abbia detto per primo che l’universo è autoconsistente, dato che poi è semplicemente un assunto. Quello che afferma Hawking si basa infatti sui lavori classici di Einstein, Hilbert, Friedman ecc. ecc., e di concreto non aggiunge assolutamente nulla a ciò che già si sapeva (l’universo senza bordi spaziotemporali è addirittura un’idea di Riemann!).
Vorrei far presente a chi non è del campo che Hawking non contribuisce più alla ricerca scientifica già da una ventina d’anni e la sua fama è essenzialmente legata alla “radiazione Hawking” dei buchi neri, ai teoremi scoperti con Roger Penrose all’inizio degli anni settanta, e ad un libro universitario scritto con Ellis nel ‘73 (The large scale structure of space-time).
Naturalmente nessuno vuole accusarlo di pigrizia o scarsa intelligenza, è difficile studiare o fare lunghi calcoli per chi è perfettamente sano, figuriamoci per lui con la malattia che ha. Quello che dà fastidio, e che non è accettabile, è in primo luogo il fatto che lo si paragoni a Newton, cosa semplicemente RIDICOLA dato che i teoremi scritti con Penrose non sono che una piccolissima estensione del teorema trovato da Penrose stesso nel 1965, mentre sulla “radiazione Hawking” dei famosi fisici russi, in testa ai quali c’è V.A. Belinski, hanno sollevato pesantissime (e a mio modestissimo parere decisive) obiezioni; non è questo il luogo per entrare nel merito della questione, quello che deve essere chiaro è che non si tratta di nulla di comparabile con la Teoria della gravitazione di Newton. In secondo luogo non è accettabile la leggerezza con cui Hawking stesso fa queste dichiarazioni, che altro non sono che sparate giornalistiche non supportate da nessuna sostanza scientifica. Per esempio quando dice che siamo vicini alla teoria del tutto sta mentendo clamorosamente: il 95% dell’universo si ipotizza che sia “dark matter” e “dark energy”, cioè cose che non sappiamo neanche se esistono; la fisica delle particelle è ancora uno zoo di parametri che non sappiamo derivare da principi primi; e ancora, Relatività generale e Meccanica quantistica sono due teorie sostanzialmente incompatibili, i cui tentativi di conciliazione non hanno portato ancora a niente di lontanamente soddisfacente dal punto di vista teorico né sono in grado di predire nulla di sperimentale: come si può dire che siamo vicini alla teoria del tutto?!
Peggio ancora, quando Hawking dice che la fisica esclude Dio, o quando afferma che: “La creazione dell’universo è stata semplicemente una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica”, non sta facendo altro che un atto di fede, legittimo ma che va preso per tale, dato che non esiste ancora una teoria su come sia nato l’universo. Inoltre Hawking confonde il fenomeno con la descrizione del fenomeno, perché se anche tale teoria esistesse ciò non proverebbe niente: una teoria fisica è una descrizione, al più una spiegazione, di ciò che accade, non la causa stessa. Tant’è che possiamo immaginare leggi della fisica differenti, ed uno potrebbe chiedersi perché queste leggi e non altre. Io non sono credente, ma il concetto di ‘Dio’ è un concetto metafisico che non può essere in nessun modo confutato dalla fisica, né la fisica potrà mai dire che l’universo doveva necessariamente esistere e obbedire alle equazioni di Einstein, o di chi per lui. E questo per il semplice fatto che il nulla non è contraddittorio come non è contraddittoria l’equazione “zero uguale a zero”.
La scienza non è fatta di proclami, ma di affermazioni circostanziate e ben corroborate. A questo proposito voglio ricordare la figura di Nicola Cabibbo, scomparso pochi giorni fa. Ho avuto la fortuna di seguire l’ultimo corso semestrale che questo grande teorico diede alla Sapienza nel 2004 sulla teoria dei campi (“Fisica Teorica III”). Aveva uno stile estremamente umile, pacato, concreto, tanto che a volte le lezioni risultavano anche noiose, ma in seguito ho apprezzato moltissimo quello stile e soprattutto il contenuto di quel corso, che difficilmente avrebbe potuto essere più denso, chiaro ed essenziale. Una volta, in una pausa gli chiesi cosa ne pensava della teoria delle stringhe e molto umilmente (con una certa mia sorpresa, che al liceo avevo letto i libri di Hawking e ingenuamente consideravo la teoria delle stringhe chissà quale vertice della fisica) mi disse “che ne sapeva poco o nulla”. Ripensandoci anni dopo capii che molto probabilmente era un modo diplomatico per dirmi che non ci avrebbe scommesso un centesimo. E come lui molti altri scienziati che ho incontrato in seguito erano della stessa opinione, perlomeno tutti quelli che mi sembravano i più seri. Hawking invece sullo stesso argomento si è pronunciato sempre in modo diverso, dicendone peste e corna o elogiandola a seconda di come girava il vento.
Cabibbo era uno che cercava problemi “semplici” e li risolveva, Hawking è uno di quelli a cui piace fare le sparate. Uno ha portato avanti la scienza, l’altro ha fatto vendere un mucchio di giornali, ecco la differenza.




