Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

Pubblico anch’io con piacere questa lettera che da qualche tempo gira su internet e merita la massima diffusione. Spero che faccia riflettere e dia una scossa etica a tutti gli italiani, e soprattutto agli uomini di Chiesa.

———————————

Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

http://www.repubblica.it/javascript/adtags/jx_speciale.js
Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di “frequentare minorenni”, dichiara che deve essere trattato “come un malato”, lo descrive come il “drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio”. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi “principi non negoziabili” e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono “per tutti”, cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi “parlate per tutti”? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con “modelli televisivi” ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita “dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale”? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché “anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa”. Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da “mammona iniquitatis”, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: “troncare, sopire … sopire, troncare”.

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? “Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una “bagatella” per il cui perdono bastano “cinque Pater, Ave e Gloria”? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix” (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro” (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei “per interessi superiori”, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di “emergenza educativa” che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei “modelli negativi della tv”. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del “velinismo” o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: “Non licet”? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro “tacere” porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

«Michael Jackson GENIO della musica»

In che razza di epoca sono capitato? Questo mi chiedo quando leggo certe dichiarazioni. Con tutto il rispetto per la morte di un essere umano e per il dolore dei suoi amici e familiari (e quello ancor più grande dei creditori…), trovo inaccettabile veder rimbalzare su tutti i giornali certe dichiarazioni. Stendendo un velo di compassione sulla sua vita privata, vorrei puntare l’attenzione solo sulla sua opera di “artista”.
Guardate che razza di articolo ha pubblicato La Repubblica: «Il mondo ha perso una icona, ha dato al mondo un tesoro con le sue canzoni» ha dichiarato Sophia Loren; «Il mondo ha perso uno dei suoi grandi. La sua musica vivrà per sempre.» Madonna; “E un altro genio della musica, Elton John, ha appreso la notizia ecc.” continua Repubblica (secondo questo cane di giornalista quindi Elton John e MJ sarebbero da considerarsi alla stregua di Mozart, Berlioz, Puccini… ma per piacere!!); la dichiarazione di Steven Spielberg poi è da mettere negli annali dell’imbecillità made-in-USA di questo secolo: «Come non ci saranno mai più altri Fred Astaire o Elvis Presley, così non ci sarà mai più qualcuno paragonabile a Michael Jackson. Il suo talento, la sua meraviglia e il suo mistero ne facevano una leggenda». Amen.
Quest’altra, Justin Timberlake (che non so chi sia), ha detto che: «Abbiamo perso non solo un genio, ma anche un ambasciatore della musica». UN AMBASCIATORE DELLA MUSICA?! E sottolineo DELLA MUSICA!! Ma dove?! Avete visto “Thriller”? quel poco di musica che c’è l’ha scritta Elmer Bernstein, il resto sono balletti e effetti speciali. I posteri ci derideranno per queste scemenze.
Ma per smorzare le polemiche, chiudo con la politically-correct sentenza del nostro saggio amico Conan il Barbaro, alias Arnold Schwarzenegger, governatore della California (sì, pare che sia vero), che definisce Michael Jackson «una delle figure più influenti e più emblematiche dell’industria della musica, un fenomeno del pop che non ha mai smesso di esplorare la creatività». Ha ragione Terminator: dell’industria della musica, non della musica.

P.S.: Qualche mese fa è morto Gianni Raimondi e i signori di Repubblica non hanno neanche dato la notizia.

«Disdire il canone Rai» non basta: bisogna buttare la Tv

«Disdire il canone Rai» come chiede Grillo è solo una provocazione, se l’Italia vuole cambiare e soprattutto se gli Italiani vogliono smetterla di essere gli zimbelli di mezza Europa, devono fare di più. Il primo passo – secondo me fondamentale e imprescindibile – è BUTTARE la tv, distruggerla, sopprimerla, insomma eliminarla completamente dalle proprie abitudini e dai propri passatempi. Ho spiegato diffusamente le mie ragioni nel capitolo di Lucio che si intitola “Il giornalismo d’assalto, l’informazione, la tv”. La tv è un mezzo in essentia mostruoso e induce alla passività. Alcune osservazioni le aveva già fatte Pasolini in una famosa intervista di Enzo Biagi, ma a parte questo, oggi non credo che serva un intellettuale per dire che guardare la tv è solo una perdita di tempo e che ci sottrae tempo prezioso che potremmo impiegare in modo molto più proficuo. In Gran Bretagna è perfino sorto un movimento assolutamente lodevole a da incentivare che si chiama “Turn off your tv” (http://www.turnoffyourtv.com/index.html#TOC ).
Personalmente sono quattro anni che vivo in casa senza televisore e sto benissimo. Purtroppo quando entro in qualche pizzeria spesso mi capita di rivedere qualcuno di questi brutti ceffi che stanno sulla bocca di tutti, ma guardo da un’altra parte e oggi posso vantarmi di non sapere neanche i titoli di parecchi programmi televisivi.
Spesso mi sento dire “ma è importante l’informazione, un po’ di tv bisogna guardarla”. Assolutamente no, per essere informati c’è internet. Se proprio ci tenete. Perché come ho scritto nel suddetto capitolo, «all’informazione preferisco la formazione», e altri sono i mezzi per formarsi (i libri per esempio [non quelli di Baricco però]).
Quello che dice Grillo sulla BBC secondo me è una sciocchezza. Ho visto alcuni pezzi di opere di Shakespeare in formato sceneggiato-televisivo della BBC e sono orribili. Sicuramente sarà un’emittente migliore di Raiuno&Co (ci vuole poco), ma già da un punto di vista un po’ più alto ha gli stessi difetti che ha la televisione in generale, e un giovane allevato a forza di BBC diventerà inevitabilmente un buono a nulla.
È inutile che mezza Italia continui ancora a criticare Berlusconi se poi ha la tv in casa, buttiamo prima la televisione e poi possiamo iniziare a parlarne seriamente.

L’ottava lezione di Riccardo Muti

È in edicola l’ottavo e ultimo DVD delle lezioni-concerto tenute da Riccardo Muti, in cui il maestro spiega la Quinta sinfonia di Dvorak. Ho ascoltato e visto tutte le lezioni e ribadisco che si tratta di una delle più importanti iniziative culturali degli ultimi anni. In ogni lezione Muti ha sottolineato concetti importanti e fatto appelli contro l’analfabetismo musicale della nostra una-volta-gloriosa nazione. Per esempio nella lezione su Paisiello (Il matrimonio inaspettato) ha mostrato la paurosa retrocessione della cultura musicale del pubblico attuale (e mi metto anch’io tra questi) e quello dell’Ottocento a cui si rivolgeva Paisiello. La dimostrazione lampante di questo è che oggi non si ride più quando si ascoltano le prese in giro che Paisiello attua “ai danni” di Monteverdi e Haendel, facendo il verso ad alcune loro peculiarità stilistiche di spiccata natura drammatica (e che quindi si prestavano benissimo ad una parodia in un’opera buffa). Non abbiamo neanche l’attenuante che fossero autori a loro contemporanei perché Monteverdi è morto nel 1643, quindi un secolo prima che nascesse Paisiello. Essenzialmente oggi l’opera è stata sostituita dal cinema, quindi purtroppo siamo al massimo in grado di cogliere l’ironia di Balle Spaziali…
Un’altra cosa importante che sottolinea Muti nell’ultima lezione è l’importanza dell’insegnamento della musica ai bambini, quindi nelle scuole, e la responsabilità conseguente di chi ci governa e ha governato. Su questa frase Muti ha ricevuto un applauso spontaneo del pubblico, che ha fermato dicendo: «Non applaudite, sono quarant’anni che dico queste cose, mi applaudono sempre… e non succede mai niente».
Su questo link trovate una bella intervista al Maestro, http://operaclick-servizi.com/forum/viewtopic.php?f=1&t=14162&start=0&st=0&sk=t&sd=a (alcuni commenti che sono messi di seguito sono invece semplicemente da ignorare, essendo stati scritti da persone ignoranti e mosse da sciocchi pregiudizi contro Muti).

Le lezioni di Riccardo Muti

Sono stato estremamente felice di trovare in edicola questa serie di dvd&cd ognuno dei quali contiene una lezione-concerto di Riccardo Muti. Per fortuna gli editori, di tanto in tanto, per vendere le loro carte imbrattate di sciocchezze varie, di gossip e politica, promuovono anche (ma involontariamente, credo) qualche bella iniziativa.
Finora sono uscite le prime due lezioni, la prima sulla Symphonie Fantastique (Lucio gioisce in questo momento) la seconda sul “melologo” Lelio, o il ritorno alla vita, entrambe composizioni di Berlioz.
Dopo una breve introduzione il maestro Muti presenta i vari brani sottolineandone le caratteristiche e dirigendo l’orchestra “a voce alta”, un’esperienza che se non si è musicisti è veramente difficile da vedere. Ma è soltanto così che si capisce l’importanza del direttore d’orchestra, e quanto sia determinante per imprimere sentimento all’interpretazione. Capacità che Muti ha in sommo grado, e si sente. In quest’epoca di buffoni – e quel che è peggio di intellettualoidi fasulli, vedi Baricco che scimmiottando degnamente il suo compare Kundera dice che “la Nona sinfonia è un’opera sopravvalutata” – ecco, in un’epoca di siffatti “intellettuali”, fa veramente piacere vedere invece un uomo veramente colto e intelligente come Muti.
Nella lezione su Lelio ha anche letto dei passi molto belli e azzeccati, che forse vale la pena di riportare, uno tratto dal Mercante di Venezia,
«Perciò il poeta immaginò che Orfeo smuovesse gli alberi, le piene e i fiumi, poiché non c’è nulla di così insensibile, duro, rabbioso di cui la musica non cambi l’indole, mentre che dura. L’uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall’armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine. I moti del suo animo sono foschi come la notte, i suoi appetiti neri come l’Erebo. Non vi fidate di un uomo siffatto
E l’altro dalla Tempesta, sempre di Shakespeare:
«I nostri svaghi sono finiti. Questi nostri attori, come già vi ho detto, erano tutti degli spiriti, e si sono dissolti in aria, in aria sottile. Così, come il non fondato edificio di questa visione, si dissolveranno le torri, le cui cime toccano le nubi, i sontuosi palazzi, i solenni templi, lo stesso immenso globo e tutto ciò che esso contiene, e, al pari di questo incorporeo spettacolo svanito, non lasceranno dietro di sé la più piccola traccia. Noi siamo della stessa sostanza di cui son fatti i sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sonno
Che dire di più?
Lunedì prossimo invece esce la lezione sulle Quattro stagioni dai Vespri di Verdi. Se assieme al dvd vi costringono a comprare anche qualche giornale, comprate quello che costa di meno… e poi buttatelo; l’importante è che non perdete tempo a leggerlo.

Risposte ai lettori II

Caro M***,
grazie per la tua bella lettera, mi ha fatto molto piacere il tuo apprezzamento, e mi è di grande incoraggiamento perché mi pare di aver sortito l’effetto voluto.
Sono consapevole che le citazioni che ho messo risultino in media un po’ “esotiche” (nel senso che sono autori famosissimi ma poco letti), e uno degli intenti che mi sono riproposto è proprio quello di far conoscere ad un pubblico più vasto, preferibilmente giovane, tematiche oggi considerate fuori moda. Dico a un pubblico giovane non perché sia giovanilista, ma perché quelli sono gli anni cruciali in cui uno imposta la propria vita futura, e accorgersi di certe cose a cinquant’anni spesso è troppo tardi.

Arrivando più nello specifico delle tue osservazioni ti dico che: il salto di due anni mi è servito sia per rendere più netto lo stacco tra Seconda e Terza parte, sia per poter riassumere la questione dei viaggi in poche pagine (mantenere una continuità narrativa avrebbe richiesto una gran quantità di spazio in più e avrei rischiato di annoiare).

Mi fa piacere che ti sia piaciuto l’Epilogo, sei il primo che me lo dice anche se in effetti lo considero uno dei capitoli letterariamente più impegnativi, e quando mi è venuta l’idea di una cornice “fantastica” (ispirata all’episodio della Corsa all’abisso, da La damnation de Faust, il dramma sinfonico di Berlioz) sono stato molto contento perché mi ha permesso di amplificare cose che si vedono già nel presente e lanciare un grido d’allarme per il futuro.

Sul fatto delle scelte estreme (l’eremo), è una questione personale, comunque a volte è vero che serve una terapia d’urto per disintossicarsi da certi modi di pensare, soprattutto una volta che sono diventati automatici.

Per la questione teologica, ipersemplificando, l’-ismo a cui mi sento più vicino è il panteismo. In ogni caso il punto di partenza che accetto è quello di Spinoza (e ancor prima di Seneca), e cioè che «Dio è il Mondo». Se la domanda era invece se credo a una intelligenza superiore che governa in modo cosciente i nostri destini, la risposta è no: non credo alla Provvidenza ma al caso, un caso al quale però noi possiamo dare un senso. Comunque il discorso sarebbe molto più lungo e naturalmente non pretendo di esaurirlo in due righe, tant’è che anche in Lucio mi sono limitato a dare solo gli spunti iniziali e a citare gli autori che considero di riferimento.
Un saluto e Buona Pasqua
Marco
–––––––––––––––––––––————————–
Cara F***,
grazie per la lettera, le critiche e i commenti sono sempre preziosissimi, soprattutto per chi è agli inizi. Ti rispondo in ordine sparso.

Come dice Sgalambro “il titolo è uno scoglio contro cui cozza ogni buon libro”, ed in effetti ho avuto moli dubbi e ripensamenti, alla fine ho scelto il più semplice, “Lucio”, con un sottotitolo che parafrasa la Symphonie Fantastique di Berlioz (“Episodio della vita di un artista”); qualche giorno fa mi è venuto in mente che avrei potuto chiamarlo “Lucio’s philosophy”, ma comunque non è importante, alla fine è solo una questione di marketing (gli antichi spesso non lo mettevano neanche il titolo!)

Se ti è parso scollegato evidentemente ho fallito il mio intento di renderlo il più legato possibile. Ma per esempio il tema della politica lo affronto nel capitolo dei “Martiri”, lo riprendo con Dafne, poi nell’eremo, poi con Alberto e infine nel capitolo apposito “Contro la politica” che taglia la testa al toro. Allo stesso modo la questione teologica e dell’amore; è un libro fatto di trame concettuali che si intrecciano e riemergono al punto giusto (spero).

Oltre agli sfoghi ci sono parecchi ragionamenti e argomentazioni. Nella seconda parte si tratta specificatamente della questione ascetica e del dissidio tra filosofie orientali e cultura occidentale, mentre nella terza affronto tematiche più “sociali”, oltre alla questione scientismo/umanesimo.

Discovery channel non è televisione in senso proprio, per tv intendo i primi sette-otto canali (raiuno, raidue ecc.). E comunque molte delle critiche rimangono valide anche per quei canali più “colti”; la cultura uno se la fa sui libri non con Discovery channel. Non mi considero «l’unico vero uomo sulla terra», e difatti non è assolutamente un libro autoreferenziale considerata la mole di citazioni che ho messo (e in genere quando uno cita un autore è perché lo tiene in stima). Non ho ritenuto necessario esporre le idee opposte alle mie perché sono già sventolate dal 99% dell’editoria, dalla tv e dalla radio; e il mio libro è già una risposta ad esse.

Mi fa piacere che ti sia piaciuta la Marcia al supplizio, perché è uno dei capitoli centrali del romanzo e letterariamente uno dei più impegnativi.

Un saluto, MP

Ciao F***,tranquilla non mi “rompi”, anzi mi fa piacere rispondere anche alle tue precisazioni.

Le citazioni sono perlopiù di autori passati per una questione meramente accidentale: magari qualcuno giovane c’è pure ma non lo conosco perché non è facile uscire dall’anonimato. Quello che è vero è che la maggior parte degli intellettuali attuali (Kundera, Baricco, Canfora ecc.) non valgono mezza tacca. Ed è significativo e allarmante che non riconoscano nulla a Sgalambro, che probabilmente è il pensatore più lucido d’Europa; non solo di oggi, ma forse di tutto l’ultimo secolo.

Alberto rappresenta l’italiano medio (Alberto come Alberto Sordi…), guarda i tg, quark, compra libri che non legge ecc. Sull’informazione la mia tesi spero sia chiara: è molto meglio la formazione, che però si fa sui libri e non guardando la tv. I casi disperati che amano Amici e Il grande fratello non li ho presi neanche in considerazione (e comunque credo che non siano poi tantissimi).

Nel penultimo capitolo ho parlato in base alla mia esperienza, certo, ma mi sono sentito le spalle coperte da vari pensieri di Gurdijeff. E comunque ho parlato con tono ipotetico, come dico all’inizio del capitolo rimane aperta la questione del “carattere trascendentale” (secondo Kant il carattere è innato, e sarai un santo o un criminale indipendentemente dalla tua educazione; una tesi quindi neanche troppo inverosimile).
Un saluto,
Ciao
MP

La giusta ira di Maazel

Sono stato molto felice di ascoltare questa intervista a Lorin Maazel che ho trovato con google http://video.google.com/videoplay?docid=-1591431050650543439 (forse qualcuno l’avrà vista pure in tv, ma io da tempo non faccio più uso di quell’attrezzo diabolico…), nonché di leggere un’altra sua intervista sul Corriere di qualche mese fa (http://archiviostorico.corriere.it/2008/agosto/20/ira_Maazel_co_9_080820010.shtml). Ciò che dice il Maestro Maazel ben si accosta a quel che avevo scritto in Lucio. In particolare ci sono tre punti da notare:
1) Nineteen Eighty-Four di Orwell è forse il più importante romanzo del ‘900
2) L’Opera è la più alta forma d’arte dell’Occidente (con buona pace del cinema)
3) L’imperversare di regie teatrali assurde, noiose e volgari.
Mi permetto ora di commentare un poco queste tre osservazioni, anche in relazione al mio romanzo.
Sul libro di Orwell ci sarebbe molto da dire, io l’ho letto per la prima volta quando avevo ventidue anni, ed è stato per me un aiuto fondamentale per capire certi meccanismi perversi della nostra società. È un libro che apre gli occhi su come i politici manipolano l’opinione pubblica facendo leva sulla mancanza di memoria, sulla violazione del principio di non contraddizione, e su come la gente si nutra di canzonette fatte col macinino (quattro frasi e quattro accordi frullati a caso, e via con l’hit-parade…). E in oltre: la questione dell’impoverimento del linguaggio per uccidere la coscienza, il controllo dei sentimenti; la questione del rapporto uomo-donna, l’ipocrisia della Lega Anti-sesso… Insomma se posso darvi un consiglio, leggetelo. Per quanto riguarda la connessione con Lucio, in esso ho ripreso certi temi e alcuni spunti orwelliani, nonché – ma questo è solo un dettaglio tecnico -, la struttura formale (divisione in tre parti, narratore onniscente esterno, i dialoghi, il diario).
Anche il secondo punto mi sta molto a cuore. L’Opera fonde in sé tre delle forme più alte dell’espressione artistica Occidentale: il teatro, la poesia e la musica. Nessun altro genere come l’opera lirica (o il dramma buffo) riesce a convogliare in sé le competenze di così tanta arte. Per rappresentare un’opera servono (a parte scenografi, sarte ecc.) una trentina di orchestrali, una trentina di coristi, una decina di attori-cantanti, di cui due o tre superiormente dotati, un regista, e infine un direttore d’orchestra che abbia il controllo di tutto questo. Per ognuna delle professionalità necessarie a questi ruoli – non parlo del talento del fuoriclasse –, bisogna studiare almeno una quindicina d’anni (preferibilmente iniziando da piccoli). Per scriverla invece, servono un genio (il musicista) e uno-due scrittori molto in gamba per il libretto. È facile comprendere che arrivare a mettere in piedi un’impresa del genere è il frutto di una società estremamente evoluta; dai Sumeri a noi, la prima volta che si è riusciti in questa impresa in modo assolutamente soddisfacente, è stato a Venezia nel 1643, grazie a Claudio Monteverdi e a Giovan Francesco Busenello, con L’Incoronazione di Poppea, unanimemente considerato il primo capolavoro del melodramma. Negli ultimi cinquant’anni l’Opera ha subito una grave flessione, però ancora ne vengono scritte di buone ogni tanto: 1984 di Maazel ne è un esempio recente, e personalmente sono convinto che qualche capolavoro può ancora venire.
Infine sulla questione delle regie: in Europa stanno imperversando una serie di registi-vermi che sotto pretestuose aspirazioni di “reinterpretazione moderna”, stravolgono e infangano i più grandi capolavori della nostra cultura con le loro volgari e piatte bizzarrie. Questi «arroganti» e «spesso senza cultura» come giustamente li definisce Maazel, lungi dall’avere la benché minima capacità artistica, altro non fanno se non abbassare alla loro ignobiltà la grandezza dei grandi autori del passato, che per loro fortuna (e nostra sfortuna) non sono in grado di difendersi, essendo passati a miglior vita. Che alcuni di questi “infami” siano pure considerati “grandi registi” e scorrazzino incontrastati nei più grandi teatri d’Europa, applauditi come star della cultura, è una delle vergogne della nostra epoca. I tedeschi e gli austriaci sono all’avanguardia per quanto riguarda le regie oscene, e Maazel parla in particolare di Salisburgo. Quando ho scritto l’Epilogo di Lucio avevo in mente alcune rappresentazioni proprio del Festival di Salisburgo, quello per i 250 dalla nascita di Mozart (vedi per esempio il Sogno di Scipione, che bel “regalo” che gli hanno fatto!). Portando invece qualche esempio che ho visto con i miei occhi a teatro: Plauto tradotto con un effluvio di parolacce, La Locandiera di Goldoni storpiata in modo indegno (addirittura con un’orgia!), Gli Innamorati di Goldoni ridotto ad una pagliacciata, un Re Lear di Shakespeare sul quale preferisco tacere (per la prima volta in vita mia me ne sono andato a metà spettacolo); e sto parlando di cose che ho visto nei più importanti teatri di Roma, non in qualche sperduto paesotto. A onor del vero ogni tanto si trova anche qualcosa di bello: recentemente ho visto uno stupendo Faust con Gluaco Mauri, un eccellente Re Lear con Ugo Pagliai, una bellissima Mandragola ancora con Pagliai. Ma purtroppo sono piccole oasi nel deserto. Non che in passato la situazione sia mai stata tanto rosea – Goethe non risparmia critiche al teatro della sua epoca nel Wilhelm Meister –, ma oggi siamo proprio in un punto di minimo, oserei dire che stiamo a livello-Canale 5…

Alcune risposte alle prime mail che mi sono giunte dai primi lettori di Lucio

Cara S***,
innanzitutto grazie mille per il commento, e anche per le critiche, che lungi dall’offendermi mi sono utilissime per avere più consapevolezza di ciò che ho scritto.
Qui di seguito rispondo schematicamente alle tue osservazioni.

Il fatto di mettere solo le iniziali è una linea che ho seguito lungo tutto il romanzo, oltre che per evitare querele da tipi come Pippo B***, anche per non vincolare troppo il romanzo a situazioni particolari perché in genere, cambiando i nomi, ciò che scrivo si potrebbe associare a molte persone e cose diverse (avrei potuto anche scrivere Mike B***, o Paolo B***).

Sulla questione delle donne: effettivamente sono un po’ cattivello… anche la mia Lady me l’ha rimproverato, ma a ben guardare non critico di meno gli uomini, e tra le persone che ammiro di più ho messo anche due donne (la Callas e la Carteri, due soprani tra l’altro). Il fatto che siano messe solo in relazione a peggiorare o migliorare l’uomo era riferito soltanto al rapporto di coppia; e che il punto di vista sia quello maschile, non poteva essere altrimenti essendo l’autore uomo!

Effettivamente la definizione «romanzo» è un po’ stretta, tant’è che nell’introduzione lo chiamo un «romanzo filosofico».

Sul finale: assolutamente non vuole essere una profezia di sventura sulla dissoluzione della cultura europea ma solo un monito e un grido d’allarme. Ero quasi tentato di far dire a Lucio, come battuta finale, «Spero che non sia così», poi ho lasciato aperta la domanda di Mefisto per scuotere di più il lettore, come a dire: “vogliamo davvero finire così?” Dati i tempi un po’ di scosse servono.
La mia speranza è che il libro possa essere di stimolo e incoraggiamento, soprattutto per un pubblico giovane, a non farsi sommergere dai vari signor B***.
Ciao,
Marco
———————————————————————————

Caro P***,
Mi ha fatto grande piacere la tua mail, questi feedback mi sono di grandissimo aiuto ed è difficile averne. Perché è difficile trovare lettori, ed è difficile ancor di più trovare qualcuno che dia un giudizio che vada oltre il bello/brutto/mah.

Il fatto di non essere morto da secoli in effetti è un po’ imbarazzante, soprattutto perché pur non essendo strettamente autobiografico, il protagonista è facilmente individuabile in me – e non nascondo che l’ho fatto portavoce di quello che effettivamente penso. Tant’è che tra gli amici ancora sto tentennando a diffonderlo.

La questione se mettere o non mettere esplicitamente le citazioni ha crucciato non poco anche me.. forse il romanzo sarebbe stato più scorrevole se le avessi occultate nel testo senza citare la fonte (cosa che in realtà spesso ho fatto, per es. alcune frasi di Eraclito, o un passo dell’Eneide nella descrizione dell’incidente stradale, «Aprì per un attimo gli occhi cercando la luce, ma li ritrasse con dolore trovandola», poi Schopenhauer, pezzi d’Opera ecc.). Ma da una parte non volevo appropriazioni indebite, dall’altra mi farebbe molto piacere che Lucio fosse un punto di partenza, soprattutto per i giovani, per approfondire le tematiche che tocco, e che essendo così tante e difficili era purtroppo impossibile svilupparle completamente in un libro solo; quindi esplicitando le citazioni diciamo che ho dato i “link”.

Effettivamente la storia con Dafne è un po’ compressa, – l’ho dovuta sintetizzare al massimo perché altrimenti rischiava di invadere tutto il romanzo (e rimane cmq la parte più lunga), però non volevo scrivere solo un romanzo d’amore perché avevo parecchie altre cose da dire. Cose per altro scomode – hai ragione, – e sicuramente non avrò vita facile perché non scrivo quello che la gente vorrebbe sentirsi dire, né cose completamente innocue tipo La solitudine dei numeri primi. Ma se dovevo dar ragione a Bonolis tanto valeva che non scrivessi nulla.

Sulle 30 pagine successive al «Piccolo svago» ti do ragione, effettivamente rischio di diventare un po’ antipatico perché sono tutte “distruttive”, – è un attacco continuo alla tv, alla politica, a un certo modo di fare beneficenza, ecc… ma come dire… non ho saputo farne a meno. Dal punto di vista drammaturgico è un difetto, ne sono cosciente, spero che mi sia concesso come abbuono di “opera prima”.

Sulla cavalcata finale con Mefistofele invece mi sorprendi perché pensavo di aver avuto sul serio una botta di genio…! Ho usato la tecnica di Orwell di «1984», in cui usa lo stratagemma di andare nel futuro per amplificare cose che si vedono già nel presente, il tutto incastonato nella cornice dell’episodio della Corsa all’abisso, da La damnation de Faust (il dramma sinfonico di Berlioz). Però non sono un gran lettore di romanzi (!), può darsi che altri abbiano sfruttato la stessa idea e non ne sia a conoscenza.

Un cosa invece ti chiedo: che impressione ti ha fatto la «Marche au supplice»? Penso che sia uno dei capitoli più potenti del libro ma so di non essere oggettivo perché quando la rileggo l’associo alla musica di Berlioz (il quarto movimento omonimo della Symphonie Fantastique). O sennò qual’è stato il capitolo che ti ha colpito di più?
Fammi sapere, ciao!

Un altro dottorato in fisica esordisce come scrittore

Ed eccomi all’esordio letterario.

Si tratta di un “romanzo filosofico” che credo abbia una forte carica di rottura rispetto a ciò che viene normalmente pubblicato. Sotto molti aspetti è un sentito attacco al materialismo della società contemporanea, per altri un romanzo di formazione: i temi trattati sono quelli importanti che un uomo deve affrontare per diventare maturo, dove per ‘maturità’ intendo ciò a cui hanno puntato i grandi occidentali che ci hanno preceduto, in particolare: Seneca, Pascal e Schopenhauer; mentre, fra i contemporanei, un punto di riferimento importante è Manlio Sgalambro.

Il protagonista, Lucio, è un ‘eretico’ non perché abbia piacere nel polemizzare, ma perché ha scelto di pensare col proprio cervello e andare per la sua strada. Così scrive in una pagina del suo diario: 

“Megalopsukoi” e “mikropsukoi”: ecco le due categorie in cui divido gli uomini. Ci sono i magnanimi, gli uomini dalla “grande anima”, generosi, audaci, che sanno sia ridere che piangere – e poi ci sono i “pusillanimi”, quelli dall’anima piccola piccola, vigliacchi, meschini, ipocriti, che sanno solo o ridere o piangere, e spesso né l’una né l’altra cosa.

Pur nell’ambito di una assoluta indipendenza, nella costruzione del romanzo ho tenuto presente 1984 di Orwell, da cui ho ripreso la struttura narrativa e alcuni temi portanti, come la critica della società moderna, il rapporto tra uomo e società, tra uomo e donna, ecc. Ma per il resto, lo spirito che muove Lucio è sicuramente più vicino a quello del Faust (con le dovute distanze del caso), ed alla tradizione filosofica occidentale che non a Orwell. Alcune idee drammaturgiche che ho più o meno occultamente seguito – e forse sono il primo a tentare una cosa del genere – sono di netta influenza pucciniana (come trovare qualche sprazzo di luce anche nel più cupo pessimismo), e addirittura sinfonica (come riprendere, variare e sviluppare certi temi a diverse riprese). Tratto spesso di questioni filosofiche “alte”, ma allo stesso tempo la trama e il gusto della battuta rendono abbastanza scorrevole la lettura. Ho puntato a togliere ogni frase superflua: ho scritto 233 pagine perché non sono riuscito a scriverlo in 232.

E’ sempre difficile dare un giudizio sulla propria opera (soprattutto sulla prima!), ad ogni modo ho dato il massimo e spero di aver raggiunto un buon livello. E la sfida con Paolo Giordano e’ ufficialmente aperta.
Potete acquistare o scaricare il PDF di Lucio su http://www.lulu.com/content/5931884. Mentre la trama la trovate su http://scrittori.ning.com/photo/lucio-episodi-della-vita-di-un
Buona lettura

Ps.: E da oggi Lucio è pubblicato da Aracne Editrice, e si può ordinare dal sito www.aracneeditrice.it/ o acquistare nelle librerie fiduciarie (vedere l’elenco nel sito).