Maria Concetta Cacciola, storia di una vedova bianca
La storia – Lo spettacolo – L’interprete – Rassegna stampa
La storia

Maria Concetta Cacciola nasce a Rosarno nel 1980, nella famiglia di un boss. La sua è una storia recentissima eppure dai tratti arcaici. La fuitina con un aspirante ’ndranghetista a tredici anni, il primo figlio a quattordici, il matrimonio a sedici, altri due figli, e l’arresto del marito segnano precocemente il suo destino.

Maria Concetta diviene una reclusa, controllata a vista dalla madre e dal fratello. Perché «se il marito è in carcere, la moglie deve rimanere chiusa in casa». Non è libera neppure di andare all’alimentari da sola: è una vedova bianca. Per lei, uno spirito libero e pieno di vita, è un inferno. Così, quando su internet conosce un uomo che l’amerebbe, trova la forza di ribellarsi. Ma i legami di sangue sono durissimi da sciogliere.

Come si legge nell’istruttoria del processo, Maria Concetta «aveva osato ribellarsi alle continue vessazioni e aveva cercato la libertà, fisica e soprattutto morale, che da sempre gli era stata limitata, e infine preclusa, proprio da chi, per legge universale, anziché togliergliela, avrebbe dovuto garantirgliela».

Shakespeare afferma da qualche parte che «una storia senza speranza dovrebbe essere anche senza interesse», e forse non mi sarei appassionato a questa storia se non avessi visto anche un filo di speranza. Grazie al clamore suscitato dalla terribile fine di Maria Concetta è nato “Liberi di scegliere”, un importante protocollo propugnato dal Tribunale dei minori di Reggio Calabria con l’ausilio di Libera e altre associazioni antimafia, che ha l’obiettivo di sottrarre i figli dei mafiosi a un destino di sangue e violenza. C’è chi ha parlato di svolta storica.
Lo spettacolo
Maria Concetta racconta la sua infanzia e l’adolescenza e poi in un presente onirico ne rivive i punti cruciali fino all’estremo epilogo.

Senza avere commesso nessun reato, io, di fatto, sono agli arresti domiciliari come lui. Anzi peggio. Perché un mafioso agli arresti domiciliari, in un paese di mafia, è come una rana nel suo stagno; mentre io, che sono una “fimmina”, sono controllata peggio di un’assassina. A lui lo controllano solo i carabinieri, a me tutto il paese.
La cronaca fa solo da ossatura a un monologo che è soprattutto un’indagine interiore di una donna che si trova a vivere nella condizione tipica di chi nasce nella ‘ndrangheta.

Per strada si vedono dei vecchi, muti come morti, seduti tutto il giorno a guardare le macchine che passano. Forse a una certa età ci si abitua, ma io quell’età ancora non ce l’ho. E nel mio sangue c’è anche il sangue di mio padre, con la sua insofferenza alle regole.
All’inizio Maria Concetta è un’adolescente rispettata da tutti, si innamora, e le appare tutto naturale ma crescendo si trova d’un tratto prigioniera ed è costretta a scelte sempre più difficili, e spesso estreme.

Il nostro è un amore impossibile secondo le regole della società arcaica che mi ha cresciuta e che mi tiene prigioniera. Qui da noi il marito resta tale fino alla morte: pure se lui è in carcere, e pure se l’hai scelto a tredici anni e non lo ami più. E il tradimento è una cosa serissima, perché se il divorzio non esiste, esiste invece il delitto d’onore.

Mamma è l’unica dalla mia parte. Non approva, e quando le dico la verità si mette a piangere. Ma in quanto donna e madre un po’ mi capisce. Almeno credo. Però lei vuole che stiamo entrambe dalla stessa parte: e la parte è solo quella della famiglia. Su questo non sente ragioni.
L’interprete

Lara Chiellino è nata in provincia di Catanzaro. Trasferitasi a Roma, si è formata alla Silvio D’amico. Nel 2006 ha debuttato come protagonista nella Medea – Diario di una clandestina di Ulderico Pesce, con il quale ha continuato a collaborare partecipando a numerosi spettacoli in tutta Italia.
Rassegna stampa
Vicenda scura, drammatica ed emblematica del Sud.
Rodolfo Di Giammarco, La Repubblica
Una lezione di legalità che passa attraverso la figura di una donna che ci ricorda che per essere forti non è necessario usare la violenza.
Sara Pastore, Il foyer
Produttori o direttori artistici interessati allo spettacolo possono scrivere a ilsangue.monologo@gmail.com
Il testo è disponibile anche su Amazon in formato ebook e cartaceo.