L’ultimo film di Tarantino: è arte o no?

E’ arte oppure no? questa è la domanada che mi si è imposta in modo pressante, uscendo dal cinema con passo incerto e traballante, dopo aver visto l’ultima pellicola di Quentin Tarantino, Inglorious Basterds. Questo film ha infatti suscitato in me reazioni del tutto contrastanti. Sicuramente struttura narrativa, trama, concatenazione degli eventi, colpi di scena, dialoghi, e scelta degli attori sono frutto di un lavoro di grande talento, tanto da essere capaci di suscitare nello spettatore tensione, orrore (fino al disgusto), sorpresa, e anche riso. Ora, di certo un artista che riesce a comunicare tutte queste emozioni non è un artista mediocre né un cervello piatto. E se nel turpiloquio non si discosta dalla consuetudine, è però degno di stima che non cerchi di far colpo su un pubblico facile con scene di sesso gratuito, come fanno la maggior parte dei registi attuali. E notevole è anche la colonna sonora.

Eppure da un punto di vista un poco più “alto”, emerge una visione adolescenziale della vita, ricchissima di fantasia ma alquanto povera di profondità, e mi sento di dire che il film è pieno di spunti che potevano portare a grandi cose, e che invece vengono sviluppati come dire… all’americana, cioè in modo del tutto superficiale (per quanto molto originale) e puntando solo sulla spettacolarità visiva.

Porto ora qualche esempio specifico. Nel «secondo capitolo», davanti al personaggio interpretato da Brad Pitt c’è un capitano delle SS, il quale preferisce morire piuttosto che tradire i compagni: la scena finisce con lui che viene orribilmente massacrato con una mazza da baseball da un tizio alto e grosso detto l’«Orso», mi pare. Questa scena, pervasa da una certa ironia, non evoca nessun sentimento eroico, ma soltanto una macabra comicità, tanto che mi chiedo cosa volesse mostrarci Tarantino con questo episodio: un esempio di come affrontare la morte con coraggio? la punizione di un malvagio? che anche un malvagio può morire da eroe? Sembra piuttosto un modo very-original per massacrare un essere umano inerme e nulla più. A questo proposito vorrei fare un’osservazione: la grande letteratura è piena di massacri, e il tema della morte e dell’omicidio sono tra i più frequenti. Prendiamo un capolavoro assoluto come l’Eneide di Virgilio : pur essendo ugualmente carica di sangue, lì ogni uccisione ha un suo significato e il modo in cui ciascuna morte è descritta racchiude un’emozione, una commozione diversa. Ecco per esempio la morte di Eurialo e Niso, che riporto dalle parole di Volcente:

«Ma pure intanto tu col caldo sangue
mi pagherai per ambedue», prorompe,
e con la spada sguainata andava
contro Eurialo. Allora esterrefatto,
folle Niso dà un urlo, e ascoso in ombra
più star non sa né sì gran duol patire.
«Me, me! qui sono, io fui: contro me l’armi,
Rutuli! tutta questa trama è mia:
nulla osò questi e nol potea, lo giuro
a questo cielo e a le veggenti stelle;
sol che amò troppo l’infelice amico».
Cosí diceva; ma il fendente sceso
passò le coste e il bianco petto ruppe.
Cade Eurialo morente, e per le belle
membra va il sangue, e su l’omero cade
abbandonata la cervice: come
purpureo fior ch’è raso da l’aratro
languido smuore, o sopra il collo stanco
i papaveri piegano la testa,
quando li preme il peso de la pioggia.
Ma Niso balza in mezzo a tutti, e solo
vuol fra tutti Volcente e in lui s’appunta.
D’ogn’intorno lo serrano i nemici
intesi a ributtarlo. Egli non meno
incalza e ruota la fulminea spada,
fin che in bocca del Rutulo gridante
la mise ed a lui diè morendo morte.
Poi pien di colpi si lasciò cadere
su l’esanime amico, e finalmente
ne la mortal quïete ivi si posa.

(Volcente sta per uccidere Eurialo, Niso cerca di salvare l’amico ma non fa in tempo, Volcente uccide Eurialo, Niso uccide Volcente mentre viene a sua volta ucciso dai compagni di Volcente; trad. di G. Albini)

Insomma qui non c’è meno spargimento di sangue e le meccaniche esteriori del massacro non sono diverse da quelle di Tarantino, però il risultato è ben diverso essendo di tutt’altra profondità l’universo metafisico dei personaggi, e quello di Virgilio. (Detto per inciso, nel film precedente di Tarantino, Kill Bill, la violenza era invece così esagerata da essere parodistica – di un genere accostabile all’Orlando Furioso – e per questo penso che avesse più senso).

Ma torniamo a Inglorious Basterds (Bastardi senza gloria nelle sale italiane), un’altra scena che colpisce è l’omicidio reciproco tra la ragazza ebrea proprietaria del cinema e il suo spasimante non corrisposto, il giovane ‘eroe’ nazista. Questa scena ricorda vagamente Tancredi che uccide l’amata Clorinda (però in quel caso lui era inconsapevole), ma anche qui oltre a non esserci nessuna ‘morale’, non c’è neanche quell’esplosione di sentimenti di Tancredi e Clorinda, qui semplicemente muoiono due persone della cui vita spirituale non sappiamo nulla – la ragazza è sopravvissuta a un rastrellamento, ama un nero (di un amore, peraltro, identificato soltanto dal fatto che si baciano) e odia i nazisti, lui, il nazista, è un ragazzetto ingenuo e imbranato che però in battaglia (come è possibile?!) ha ucciso un centinaio di soldati nemici.

Anche la potenziale storia d’amore tra i due giovani è stata un’occasione persa, in quanto lui è il personaggio psicologicamente peggio caratterizzato di tutto il film, spesso contraddittorio e incapace di grandi sentimenti, lei d’altra parte non desta la minima simpatia essendo capace soltanto d’odio e vendetta. Per cui alla fine questo amore non corrisposto viene sfruttato solo ai fini della trama e per qualche scenetta comica con la macchietta di Goebbels.

Il film si conclude alla Tarantino: il tenente Aldo Raine (Brad Pitt) per capriccio uccide un ignoto soldato SS manco fosse una mosca («– Non era nei patti! – Chissenefrega, al massimo mi beccherò una lavata di testa dai superiori»), e poi, come sua usanza, incide a sfregio una svastica sulla fronte del colonnello tedesco (Christoph Waltz) che si contorce dal dolore. Della serie «homo sum sed inhumani nihil alienum a me puto».

Insomma, è arte o no? Senza alcun dubbio Quentin Tarantino è uno dei più originali e dotati registi sulla piazza, però è anche intriso di una superficialità yankee alquanto deprecabile, e se lo avessi davanti (come disse Puccini a Stravinski) gli direi: «Lei ha un gran talento, ma scrive cose orribili».

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

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