La (molto) resistibile ascesa di Arturo Ui all’Argentina

In questi giorni e fino al 29 aprile Umberto Orsini è in scena al Teatro Argentina di Roma con La resistibile ascesa di Arturo Ui, commedia postuma di Bertolt Brecht; regia di Claudio Longhi.
Non mi aspettavo molto da questo spettacolo ma neanche così poco. Quel che segue è la recensione dello spettacolo fino al primo quarto d’ora del secondo tempo, poi me ne sono andato perché quella recitazione “alla Roger Rabit” tutta a sbalzi, discontinua, illogica, frutto più di intemperanza che di arte, mi risultava del tutto insopportabile. Ma andiamo con ordine.
La pièce si apre con uno stupro en plein air, mentre un baritono canta un lied in tedesco. A parte la pretestuosità di cantare in tedesco, cosa assolutamente non necessaria e che in più preclude di capire il senso di quello che si dice, evidentemente il contrasto tra lo stupro e il lied ben enuncia metà dell’idea dello spettacolo, cioè mostrare nel modo più crudo le ingiustizie e le violenze impunite di questo Arturo Ui nella sua ascesa al potere. Dopo questa scena lo spettacolo prende poi una piega leggermente diversa e “la resistibile ascesa” del nostro diventa una lunga carrellata di abusi, aggressioni, false testimonianze, brutalità spietate, col tono però ̶ ecco l’altra metà dell’idea ̶ della farsa da avanspettacolo. Oltre questo il nulla.
La recitazione è quanto di più sguaiato si possa immaginare: vocette, mossette, isterismi, movenze clownesche, finti storpi, finti ebeti… non se ne salva uno! Nella prima mezz’ora non si ride né si piange, soltanto noia alternata al disgusto, poi quando il tono dell’avanspettacolo diventa più marcato il pubblico ha accennato qualche modestissima risata su battute però talmente squallide che mi vergogno a riferirle (tanto per dare l’idea posso dire questa che era la meno volgare: compare una scritta “gabinetto del governatore” e si vede poi il governatore con le brache calate sulla tazza del bagno… insomma roba da Canale 5).
Ad un certo punto c’è una citazione da Shakespeare (totalmente fuori luogo tra tanta melma) nella quale il “grande attore”, Umberto Orsini, spiega come bisogna recitare la parte del grande dittatore
prendendo come modello il discorso di Antonio sulla morte di Cesare.
Anche qui Orsini, a cui il successo ha dato talmente alla testa da credere di potersi permettere di tutto, dà una prova alquanto mediocre cavandosela con la voce impostata e un po’ di mestiere; del resto egli ha evidentemente abbandonato la disciplina della buona recitazione per la trascuratezza più negligente, come si può notare dal continuo uso della caricatura.
Cosa poi avesse voluto dire Brecht con quella citazione di Shakespeare non mi è affatto chiaro (“il discorso di Antonio come antesignano dei discorsi di Hitler” mi sembra un’idiozia troppo grossa). Né mi arrischio a dare un giudizio sull’opera di Brecht che immagino sia stata ampiamente manomessa. Per esempio la lettura Ui=Hitler che viene tanto sbandierata dal regista mi sembra alquanto pretestuosa, già per il solo fatto che non c’è nessun riferimento alla questione ebraica. Nel testo infatti ci sono solo riferimenti al contrasto capitalismo-comunismo, ed Ui è un gangster americano che si inserisce nella crisi di Wall Street del ‘33… sicuramente Brecht avrà preso qualcosa dal personaggio di Hitler, ma molto meno di quel che si vuol dare ad intendere con la ridicola e semplicistica equazione Ui=Hitler.
È brutto dirlo, ma teatro giustamente semivuoto. D’altra parte se dobbiamo andare a teatro per sentire  vocette camuffate tipo Krasty il clown e Telespallabob meglio allora una puntata dei Simpson; sicuramente c’è molta più intelligenza lì che in uno spettacolo del genere. Ovviamente non dico di non andare a teatro… ma speriamo che il prossimo sia meglio!

(*) Giudizio che confermo in pieno dopo aver letto il testo originale: non c’era il baritono all’inizio, non c’era lo stupro, non c’erano tutti gli stacchi musicali presi dall’Opera da tre soldi con volgarità gratuite annesse, non c’era Dogsborough colle brache calate sulla tazza del cesso, non c’era la scena in cui lo spalmano de merde; e l’unico personaggio caricato era il figlio di Dogsborough. Con quale coraggio una collaboratrice del regista mi è venuta a dire che non c’erano state manipolazioni!! NESSUNA delle volgarità mostrate nella recita è stata scritta da Brecht. Nella scena del discorso di Antonio, Brecht intendeva parodiare un certo modo “sussiegoso” di recitare Shakespeare e allo stesso tempo attaccare la figura di Giulio Cesare, che considerava un dittatore; in questo caso l’errore della regia non è tanto la voce caricata (Brecht difatti dice “tono brusco e rauco”) quanto il fatto che Orsini interpreta due ruoli contemporaneamente impedendo il meccanismo comico concepito dall’autore (quindi la colpa passa da Orsini al regista).
(**) Brecht aveva effettivamente in mente Hitler e la sua ascesa al potere, ma ne ha preso soltanto un aspetto, quello della violenza e della corruzione, volendo mostrare come le stesse turpitudini si potessero ripetere in un contesto diverso. È ben diverso dal dire “Ui=Hitler” perché allora ci si potrebbe chiedere che fine abbiano fatto la questione ebraica, il nazionalismo, la rivalsa dalla sconfitta della prima guerra mondiale ecc. I cartelli previsti da Brecht inoltre spiegavano in modo chiaro i parallelismi con le azioni naziste, ma il regista li ha ipersemplificati con le suddette “equazioni” e ne ha proiettati soltanto una parte.
Queste precisazioni non modificano di una virgola la nullità e la volgarità di questa messa in scena: se proprio vi piace Brecht (e ci sono molti autori superiori a lui) almeno rispettatelo!

Pubblicato da Marco Pizzi

Sono nato a Roma nel 1981, dopo il Ph.D. in astrofisica nel 2009 ho iniziato la mia carriera di scrittore con romanzi e testi teatrali. Ho vinto diversi premi tra cui la Segnalazione speciale Vittorio Giovelli per il dramma Solo con Falcone. Tutte le mie opere sono disponibili su Amazon.

13 pensieri riguardo “La (molto) resistibile ascesa di Arturo Ui all’Argentina

  1. L'Opera di Brecht non è stata manomessa. Se lo fosse stata lo spettacolo non avrebbe potuto presentarsi con il titolo originale; o perlomeno si avrebbe dovuto specificare che l'opera era \”liberamente ispirata a\” oppure \”tratta da\”.Ho studiato personalmente con il regista e anche con due degli attori in scena all'Argentina, in più di un'occasione. Inutile dire che sono stati, dal punto di vista teorico e pratico, una goccia di intelligenza nel marasma pressappochistico di un'Italia che non può certo vantarsi degli ultimi movimenti nel campo universitario e teatrale.Se conoscesse Brecht, le sue opere e ancora di più le sue teorie in fatto di straniamento, teatro epico e quant'altro, probabilmente si accorgerebbe di errori valutativi enormi (questi sì, superficiali) riguardo alla recitazione, ai cartelli in scena e alle battute squallide; perchè superficiale non è la lettura del regista, visto che è stato Brecht stesso a dichiarare che il testo era un tentativo di spiegare al mondo capitalistico l'ascesa di Hilter al potere. L'uso della caricatura, se così evidente, forse nascondeva una volontà di senso, non trova?E forse non era necessario cantare in tedesco, certo. Ma (e le dico questo perchè sembra che lei sia un appassionato di opera lirica) io non darei un soldo per andare a sentire il Flauto Magico di Mozart cantato con le parole tradotte in italiano.Teatro semivuoto o semipieno, a seconda dei punti di vista. Se non altro, essendo la prima, gli spettatori non potevano essere lì per passa-parola.Non perda tempo a ribattere a queste quattro righe perchè non è mio interesse tornare a controllare la risposta. Probabilmente questa sera mi sarò già dimenticata il suo nome e l'indirizzo url per arrivare al suo blog.E può anche cancellare l'intero commento (dopo averlo letto); non importa. Mi interesserebbe invece farle capire che non ci si improvvisa artisti nè critici; come non ci si improvvisa astrofisici. Dopodichè lo spettacolo può benissimo non esserle piaciuto per nulla, non è il mio fine quello di farle cambiare idea.Buona (fine ormai) stagione teatrale.G

    "Mi piace"

  2. Le rispondo volentieri anche se non leggerà la risposta. 1) Che l’opera non sia stata manomessa non ci credo finché non la leggo (mi riprometto di farlo entro qualche giorno, e magari aggiungere un p.s. o un altro post). Ma le dico subito che chi frequenta il teatro assiduamente sa benissimo che un testo può essere recitato come è scritto e completamente stravolto nello spirito, come accade spessissimo in certi allestimenti d’opera, e altrettanto spessissimo nel teatro di prosa. L’uso della caricatura dove non richiesto dall’autore rientra senz’altro nell’ambito dell’abuso sul testo. Inoltre tagli e inserimenti indebiti sono all’ordine del giorno e ad onta di ciò il titolo in cartellone rimane quello originale. Ora nel vostro spettacolo ho sicuramente riconosciuto dei pezzi cantati dell’Opera da tre soldi che mi pare strano Brecht abbia previsto anche in questa pièce.2) Il Flauto magico tradotto in italiano? Beh, certo un po’ ci perde, addirittura che non valga niente mi pare esagerato (fino agli anni ‘50 era prassi comune tradurre le opere, con l’avallo di artisti eccellenti). Ma se volevate essere tanto fedeli all’originale perché quel lied era cantato senza accompagnamento? non credo fosse stato scritto per voce sola (certo il Flauto magico senza orchestra non ci andrei a vederlo!) E poi dal momento che si recita una traduzione mi pare ridicolo fare i puristi sulla lingua originale. Ora che ci penso, ancora più semplicemente, al posto di tanti cartelli inutili si poteva proiettare la traduzione.3) Quel poco che ho visto di Brecht non mi ha entusiasmato per nulla, per cui non ho approfondito la conoscenza di questo autore, né perciò mi azzardo a dare un giudizio sulla sua opera in toto. Ma SE QUESTO è BRECHT non ho timore a dire che non vale un soldo. Sottolineo il SE; e comunque andrebbe giudicato per quello che ha pubblicato (mentre questo pezzo non lo pubblicò mai, che io sappia). D’altra parte, che per giudicarlo uno debba prima essere imbevuto delle sue teorie sullo straniamento mi pare assolutamente ridicolo: “un maestro si giudica dai frutti”, i frutti sono le opere, e se le opere non valgono niente non c’è teoria astratta che tenga. (Tra l’altro la teoria dello straniamento l’ho sempre sentita sbandierare per giustificare le peggiori schifezze).4) Lei rivendica l’uso sistematico della caricatura e delle volgarità… beh, allora le ho fatto una bella pubblicità dicendo che il vostro spettacolo ne è pieno zeppo!Il teatro è l’anima di un paese e non deve esserci posto per le imposture. Ciò è nell’interesse di tutti noi, e voi avete una grande responsabilità. Cordiali saluti, e che possiate fare cose migliori in futuro. MP

    "Mi piace"

  3. E' evidente che non conosce Brecht, nè tanto meno il concetto di straaniamento, quindi, probabilmente, prima di fare il \”critico teatrale\” dovrebbe farsi una cultura e raccogliere informazioni su ciò che sta andando a vedere. Il teatro italiano non ha bisogno di ulteriori sterili critiche. Ho visto lo spettacolo e l'ho trovato eccezionale, completo, estremamente attuale, brillanti attori, ottimo il lato musicale che dona brio e dinamicità allo spettacolo, strepitoso e talentuosissimo il baritono che interpreta Givola.Credo sia inutile soffermarsi più di tanto sui punti che ha trattato, soprattutto sulla gratuità del cantare in tedesco, sorrido, pensando che ormai il motto che vige in questa triste realtà di critici improvvisati sia \”parliamone male, senza sapere quello che dico\”.Un messaggio a teatro passa anche se non si conosce la lingua usata dall'attore, soprattutto nel caso dell'aspro e duro tedesco, estremamente teatrale e comunicativo. E poi, scusi, non le è mai capitato di andare a vedere uno spettacolo in lingua straniera? Vada a vedere recitare la compagnia del Berliner Ensemble, è quella fondata da Brecht, vedrà che quelle che chiama \”caricature\” e voci da Roger Rabbit in realtà sono la giusta chiave allegorica ed interpretativa dello straniamento brechtiano, del cosiddetto V-effekt.Magari legga qualche libro in più e si faccia un gusto teatrale un più raffinato, invece di cercare di superare le sue frustrazioni apostrofando come \”squallide\” le battute dello spettacolo e paragonandole a Canale 5. Il mondo del teatro ha bisogno di gente competente, soprattutto in un momento storico così complicato come quello attuale. Il teatro non era semi-vuoto, non so quale replica ha visto lei, ma la prima sera il teatro non aveva un posto libero e so che le sere seguenti c'è sempre stato parecchio pubblico.\”La resistibile ascesa di Arturo Ui\” ha senz'altro alzato il livello degli spettacoli in circolazione, ha saputo scuotere gli animi delle persone, lasciando un forte messaggio.Buona fortuna per il suo lavoro e davvero, faccia le sue critiche con una maggiore oculatezza e consapevolezza.

    "Mi piace"

  4. Caro Anonimo 2,Il baritono cantava bene, non ho detto che cantava male, ho detto solo che se volevate far capire qualcosa di più era meglio tradurre il testo. Comunque questa osservazione l’ho concepita nei primi minuti dello spettacolo quando ancora non potevo sospettare che di far capire qualcosa al pubblico non era proprio vostra intenzione… e qualsiasi cosa avesse cantato il baritono in quei due minuti, non avrebbe cambiato il giudizio complessivo su uno spettacolo che si è degradato irrimediabilmente per le due ore successive. Io ho visto la seconda replica, a occhio e croce concentrando tutta la gente assieme si sarebbe riempita a malapena la platea, e gli applausi a fine primo tempo sono stati tiepidissimi. Ma non è neanche questo il punto, per quel che valeva lo spettacolo c’era pure troppa gente.Sono stato sei mesi a Berlino e ho visto diverse opere in tedesco ma sempre con i soprattitoli (chiedo perdono se non mi accontento di farmi accarezzare le orecchie da suoni incomprensibili); di registi “brechtiani” ho una certa esperienza e una pessima considerazione.Il mio gusto me lo sono fatto studiando Shakespeare, Molière, Goldoni, Machiavelli, Ibsen ecc. e scusatemi tanto se non è abbastanza raffinato… Adesso mi dovreste spiegare perché quando leggo (o vedo ben rappresentato) Shakespeare o i suoi pari ne traggo profonda gioia e ne esco sempre con un arricchimento spirituale, mentre quando vedo spettacoli come quello in questione ne esco disgustato e avvilito (quale sarebbe il «forte messaggio» di cui Lei parla?!). Mi ripeterete: «Non conosci la teoria dello straniamento». Anche se fosse, ma allora perché i Grandi non hanno avuto bisogno di teorie astratte di alcun genere per essere compresi? Perché anzi queste teorie cerebrali sono considerare da Schopenhauer quanto di più antitetico all’arte? Perché anche Tchaikovski e Puccini la pensavano così? Volete poi farmi credere che una persona che ha letto più di un CENTINAIO di testi di autori di chiara fama e che va a teatro abitualmente da parecchi anni (soltanto per dire metà della storia) non è competente per giudicare uno spettacolo, anche se lo vede per la prima volta? O volete dare un patentino di competenza soltanto a chi la pensa come voi? Vorrei vedere quanti di questi critici “patentati” leggono i testi originali prima di fare le loro recensioni o hanno l’onesta intellettuale di dire «non l’ho letto, il mio giudizio si riferisce solo a quello che ho visto». Su una cosa che Lei ha detto sono invece d’accordo: «il mondo del teatro ha bisogno di gente competente, soprattutto in un momento storico così complicato come quello attuale». E aggiungo che sarebbe bene che ci fossero più “uomini liberi” che recensissero gli spettacoli in maniera indipendente e sincera, e non riportando solo le quattro righe che i teatri stessi scrivono per i loro spettacoli o accodandosi alle mode del periodo.

    "Mi piace"

  5. Secondo me, lei \”Sig.\” Pizzi non ha capito un cavolo (giusto per rimanere in tema)di quello che ha visto. Dormiva forse? Ci ritorni e vedrà di nuovo il teatro pieno e spettatori entusiasti!

    "Mi piace"

  6. Gent.mo Sig. Pizzi,le faccio i migliori auguri per la sua opinione, e spero che tale si mantenga, finendo così per disperdersi nell'aria, come capita alle opinioni da sonnellino post prandiale.Tommasino UnzioPs. Shakespeare fu un eccellente scuotitore di pere (\”Merdre!\”)

    "Mi piace"

  7. Che simpatici questi brechtiani… se Shakespeare è uno scuoti-pere, qualcuno potrebbe dire che Brecht è un rompi-t… non serve che vi faccio un cartello per spiegarvelo vero? ah ah scusate la celia… di-stinti saluti.

    "Mi piace"

  8. Il motto di parola, leggermente modificato, non è di Brecht, ma del più antico, seppur celeberrimo, inventore di \”Merdre!\”…T.U.

    "Mi piace"

  9. che tristezza……in Italia i teatri si riempiono di spettatori che non hanno un minimo di \”educazione teatrale\” e il problema è molto serio!!!Basta mettere in cartellone qualche nome conosciuto e i teatri si riempiono di abbonati (che incontrano i loro amici \”borghesi\” credendo di interessarsi al teatro) e di \”Marchi Pizzo\” che credono di essere dei grandi intenditori di teatro… Shakespeare, Molière, Goldoni, Machiavelli, Ibsen, ma Pizzi crede veramente di conoscere bene questi autori???Io credo che gli siano stati propinati in tutta la loro banalità come alla maggior parte della popolazione italiana… e ciò si può notare dalle sue citazioni molto colte !!Credo che il VERO TEATRO ITALIANO non si debba preoccupare di perdere uno spettatore come lei.. la qualità di uno spettacolo non si misura certo dai biglietti venduti….( per di più le ricordo che lo spettacolo ha avuto 5 settimane di sold aut, ma non credo sia importante).Longhi attraverso i suoi spettacoli cerca di far capire quanto siano sbagliate le persone come lei e c'è chi per fortuna l'ha capito!!

    "Mi piace"

  10. Caro Anonimo, “che tristezza” lo dico io. Oltre ad essere lei un pavido che non ha il coraggio di apporre il proprio nome accanto ai suoi “pensieri”, il suo commento non è altro che un vile attacco contro la mia persona, che non entra minimamente nel merito di quello che ho scritto, dimostrando in questo modo di non avere argomenti veri a suo supporto. Tutte le sue parole si riducono a “Pizzi e tutti quelli che eventualmente la pensassero come lui sono ignoranti borghesucci finto-intellettuali”, “Longhi invece capisce tutto” ̶ e poi vengo anche ad apprendere che il senso del suo spettacolo era (tenetevi forte) quello di dimostrare che io sia una “persona sbagliata”… che cosa ridicola! D’altra parte è vero se non altro che nel sistema di riferimento di Longhi sono sicuramente lo “spettatore sbagliato”, dato che se fosse per me potrebbe ben cambiare mestiere. Lei poi dice “Shakespeare, Molière, Goldoni, Machiavelli, Ibsen […] propinati in tutta la loro banalità” senti senti… chi è poi quello che non li capisce? Caro il mio Anonimo temo che la sua “educazione teatrale” consista soltanto in un orrendo lavaggio del cervello ̶ che lei ha subìto compiacentemente e assecondando le sue debolezze ̶ e che al posto di quel poco di lume naturale che forse da bambino aveva, le ha soppiantato una grande accozzaglia di opinioni oggi alla moda in certi ambienti, che lei ora difende come meglio può, compensando l’assenza di argomenti con la sovrabbondanza di punti esclamativi. Lei è senz’altro lo spettatore giusto per questo genere di spettacoli.Ma un’altra cosa mi preme specificare: quando mai ho detto che uno spettacolo si misura dal numero dei biglietti venduti? Ho semplicemente detto che alla seconda recita (quella a cui ho assistito) il teatro era “giustamente semivuoto”, nel senso che secondo me meritava anche meno pubblico ̶ e, per intenderci, se fosse stato pieno avrei detto “ingiustamente pieno”. Se poi nelle altre recite hanno fatto il sold-out buon per loro, ma ecco che proprio questo argomento le si ritorce contro, dato che questo (presunto) mese di tutto esaurito ̶ che lei tanto sventola ̶ non significa un bel nulla. Si sa che nell’affluenza del pubblico contano anche tanti altri fattori, come la pubblicità la moda ecc. che niente hanno a che fare con l’arte. Basta osservare come cantanti pop usciti da squallide trasmissioni televisive riempiono gli stadi, mentre i più grandi pianisti si accontentano delle “misere” sale degli auditorium ̶ ed è inutile dire da che parte sta l’arte.

    "Mi piace"

  11. non si voleva intendere che Shakespeare, Molière, Goldoni, Machiavelli, Ibsen siano banali, ma solamente che lei (e il novanta per cento degli spettatori teatrali) non li conoscano affatto nella loro vera sostanza, nella loro essenza..(ma solo nel modo sbagliato in cui vengono propinati)ma qui si aprirebbe un discorso lungo ……..e non so nemmeno perchè molte brave persone abbiano perso il loro prezioso tempo a risponderle..ma sa come diceva il nostro amato Brecht..bisogna sempre sperare che il mondo sia modificabile, possa cambiare in meglio così anche la sua presunzione di critico teatrale

    "Mi piace"

  12. Mi fa piacere che abbia rettificato e non li consideri banali, almeno su una cosa siamo d’accordo. Il tempo forse l’ho perso io a rispondere a questi insulti sconclusionati, però al contempo è stato interessante notare come per quanto le persone qui sopra si siano tanto agitate per difendere questo spettacolo, non sono riuscite a portare un solo argomento concreto a favore della loro tesi, ma solo invettive contraddittorie e tirate a caso. Lei prima si vantava che lo spettacolo aveva avuto “5 settimane di sold aut”, mentre ora si lamenta che il 90% del pubblico non capisce niente e io sono tra questi… Lei presume di capire la “vera sostanza, l’essenza” dei classici e dice che io no e che sono un presuntuoso… veda un po’. Il pubblico teatrale non è stupido come lei crede, sicuramente può essere ingannato, ma se gli si presenta un bel testo e ben recitato l’apprezza eccome. Quando Popolizio ha recitato con semplicità questa gustosa e attualissima battuta di Molière: «In fin dei conti, avete davvero questo bisogno impellente di scrivere poesie? e chi diamine vi obbliga a farvi pubblicare?» si è alzato dal pubblico un applauso fragoroso (c’ero), a dimostrazione che i classici parlano chiaro e la gente li capisce eccome. “Simplex sigillum veri” sosteneva Schopenhauer: il grande autore è cristallino anche nel velo della poesia, non ci sono “essenze” nascoste, l’oscurità è l’elemento di chi inganna. L’ultimo baluardo che avete è quello di difendervi dietro presunte inarrivabili essenze dell’arte di cui voi sareste i soli custodi, ma se il re è nudo qualcuno che lo indica prima o poi arriva.

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Anonimo Cancella risposta