Èsentita e toccante questa trasposizione teatrale del capolavoro di Verga, in scena da ieri al teatro Quirino di Roma, con la regia di Guglielmo Ferro.
Attraverso dei flashback viene ripercorsa la dura, e in fondo tragica, vita di Mastro Gesualdo, che da povero bracciante riesce a diventare ricchissimo proprietario e quindi anche “Don”, cioè “signore”, rimanendo però sempre disprezzato dai nobili, primi fra tutti la moglie e la figlia. In lui si ammira la forza di volontà e la dedizione al lavoro, che però viene messa al servizio del vano accumulo di denaro, reso ancora più vano dalla sua (incolpevole) mancanza di cultura. Come spesso accade in Verga non c’è un ‘colpevole’, ma un destino crudele e beffardo che stritola tutto, non perdonando nessuna debolezza a nessuno.
Ottima la regia e la compagnia degli attori, capeggiata da Enrico Guarneri. Lo spettacolo è anche un omaggio a Turi Ferro (grandissimo attore catanese scomparso nel 2001).
Repliche fino al 13 ottobre 2013.
